Perché andare
Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga custodisce la parte più alta dell’Appennino. Il Corno Grande tocca 2.912 metri, la quota massima della catena, e venti montagne superano i 2.000 metri lungo più di cinquanta chilometri di creste, interrotte soltanto dal valico delle Capannelle, a 1.300 metri. La mappa ufficiale dell’Ente indica una superficie di 148.935 ettari, che la storia del parco arrotonda a circa 150.000.
Qui si incontrano tre gruppi montuosi molto diversi. Il Gran Sasso e i Monti Gemelli sono fatti di calcari e dolomie, con pareti verticali, circhi glaciali e grandi altopiani; i Monti della Laga sono di arenarie e marne, ricchi d’acqua, di torrenti, cascate e foreste. L’Ente descrive il parco come una cerniera fra la regione euro-siberiana e quella mediterranea, e la sua pagina sulla flora conta 2.364 specie censite, abbastanza perché l’Ente lo collochi fra le aree protette europee più ricche di piante. A questa natura si aggiungono borghi fortificati, abbazie, pascoli e campi coltivati in quota, che fanno del parco un territorio abitato da secoli.
Il parco si estende su tre regioni, cinque province e 44 comuni. In Abruzzo ne fanno parte sedici comuni della provincia dell’Aquila (Barete, Barisciano, Cagnano Amiterno, Calascio, Campotosto, Capestrano, Capitignano, Carapelle Calvisio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio, L’Aquila, Montereale, Ofena, Pizzoli, Santo Stefano di Sessanio e Villa Santa Lucia degli Abruzzi), quattordici della provincia di Teramo (Arsita, Campli, Castelli, Civitella del Tronto, Cortino, Crognaleto, Fano Adriano, Isola del Gran Sasso d’Italia, Montorio al Vomano, Pietracamela, Rocca Santa Maria, Torricella Sicura, Tossicia e Valle Castellana) e dieci della provincia di Pescara (Brittoli, Bussi sul Tirino, Carpineto della Nora, Castiglione a Casauria, Civitella Casanova, Corvara, Farindola, Montebello di Bertona, Pescosansonesco e Villa Celiera). Nel Lazio entrano nel parco Accumoli e Amatrice, in provincia di Rieti; nelle Marche Acquasanta Terme e Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Non sempre l’intero territorio di un comune ricade nell’area protetta.
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Storia
Il parco nasce con la legge quadro sulle aree protette, la n. 394 del 6 dicembre 1991. Tracciarne i confini richiese anni: un decreto ministeriale del 4 dicembre 1992 fissò la prima perimetrazione provvisoria, seguirono misure di salvaguardia e nuove definizioni, e la superficie scese dai 220.000 ettari previsti all’inizio agli attuali circa 150.000. Il decreto del Presidente della Repubblica del 5 giugno 1995 istituì l’Ente Parco e fissò il perimetro di oggi; nel 2025 l’Ente ha festeggiato i trent’anni con un programma di iniziative in tutto il territorio.
Nel 2001 la sede, che si trovava nel centro storico dell’Aquila, si è trasferita ad Assergi, nell’ex convento francescano del Trecento che l’Ente ha restaurato con un cofinanziamento della Regione Abruzzo. Accanto alla sede amministrativa l’Ente ha un polo scientifico a Farindola, uno per il patrimonio culturale a Isola del Gran Sasso e uno agroalimentare ad Amatrice. Per programmare opere e servizi ha diviso il parco in undici distretti dai confini solo virtuali, che danno il nome anche agli itinerari del gusto: Terre della Baronia, Alte Vette, Strada Maestra, Valle Siciliana e gli altri.
La storia più lunga è però quella dei pastori. Sui pascoli di Campo Imperatore d’estate salgono greggi di pecore e mandrie di bovini e cavalli che d’inverno transumano verso la Puglia, un rito che l’Ente fa risalire a migliaia di anni fa, e la brochure istituzionale chiama Castel del Monte capitale storica della transumanza. Stazzi, capanne di pietra e tratturi si leggono ancora lungo i sentieri. Anche il camoscio appenninico, animale simbolo del parco, ha una storia di ritorno: scomparso dal Gran Sasso, vi è tornato grazie a un progetto di reintroduzione cento anni dopo l’estinzione.
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Cosa vedere
Campo Imperatore è il più esteso altopiano dell’Appennino: sta fra 1.500 e 1.900 metri, è lungo una ventina di chilometri e largo da tre a sette. Ci si arriva da Assergi per la Fossa di Paganica, da Castel del Monte per il valico di Capo la Serra o da Farindola per il Vado di Sole. Intorno si alzano il Corno Grande con le sue quattro vette, il Monte Aquila, il Brancastello, il Monte Prena e il Monte Camicia. Morene, circhi e distese di ghiaie ricordano il ghiacciaio che fino a circa quindicimila anni fa scendeva per undici chilometri dalla valle di Monte Aquila alle Coppe di Santo Stefano. Sulle praterie, senza alberi, vivono piante rare e la vipera dell’Orsini, un piccolo serpente delle alte quote strettamente protetto.
Sulle pendici aquilane i borghi dell’antica Baronia di Carapelle raccontano un paesaggio costruito dall’uomo: Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte, Calascio con la sua rocca, i campi aperti e gli «scasci» strappati alla montagna. Oltre la piana di Navelli si trovano Capestrano, legata al ritrovamento della statua del guerriero italico, e Ofena. Il versante pescarese ha abbazie benedettine e i paesi di Corvara e Pescosansonesco; su quello teramano Castelli è un grande centro della ceramica, Isola del Gran Sasso ha il santuario di San Gabriele dell’Addolorata, Civitella del Tronto la fortezza borbonica e Campli la necropoli italica di Campovalano. Pietracamela, sotto il Corno Piccolo, è la patria dell’alpinismo del Gran Sasso.
L’Ente ha creato una rete di musei tematici: l’Antiquarium nei sotterranei della sede di Assergi, con reperti dal paleolitico all’età del bronzo; il Museo del Camoscio di Farindola, con un’area faunistica di circa quattro ettari vicino alla cascata del Vitello d’Oro; il Museo del Lupo di Arsita; il Museo del Fiore a San Colombo di Barisciano, accanto al Centro Ricerche Floristiche dell’Appennino e al suo erbario di 65.000 campioni; il Centro per le Acque di San Pietro di Isola del Gran Sasso, con un sentiero nel bosco per chi non vede, e il Museo dell’Alpinismo di Prati di Tivo.
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Sapori
La cucina del parco nasce dall’agricoltura e dalla pastorizia di montagna, e l’Ente la racconta distretto per distretto con i suoi itinerari del gusto. Nelle Terre della Baronia lo zafferano coltivato nella vicina piana di Navelli condisce i sughi di gnocchi e ravioli fatti a mano, le mandorle entrano nei dolci, come il «pasticcio degli dei» bagnato di liquore allo zafferano, e la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio diventa una zuppa famosa. Dalla stessa zona vengono il canestrato di Castel del Monte, il pecorino della transumanza, la cicerchia, che Castelvecchio Calvisio festeggia con una sagra, la patata turchesa e il marcetto, un formaggio piccante da spalmare.
Lungo la Strada Maestra si assaggiano la mortadella di Campotosto, prodotta a 1.300 metri di quota, la ventricina della Laga, piccante e grassa, da spalmare sul pane caldo di solina, la pecora alla callara dei pastori transumanti, il coregone del lago di Campotosto, i porcini dei boschi della Laga, il pecorino di Cortino e dolci come ferratelle, bocconotti, biscotti di mandorla e pizza dolce. Nel distretto delle Alte Vette si seminano ancora segale, orzo distico e grano solina, sopravvivono legumi antichi come cicerchiola, robiglio e veccia, e a Paganica si coltivano i fagioli «a pane» e «a olio».
Il paniere del parco comprende anche lo zafferano dell’Aquila, i marroni e il farro della Laga, carni, formaggi e mieli. La brochure istituzionale dell’Ente ricorda quattro presìdi Slow Food: pecorino di Farindola, canestrato di Castel del Monte, lenticchia di Santo Stefano di Sessanio e mortadella di Campotosto. I prodotti autorizzati a usare il marchio del parco hanno accanto al logo un codice che identifica produttore, prodotto e anno della concessione, verificabile sul sito dell’Ente. Le schede Apulica dei prodotti di questo territorio sono collegate a questa pagina.
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Cosa fare
Il parco si scopre a piedi. L’Ente segnala centinaia di sentieri segnati, realizzati con il contributo del Club Alpino Italiano: passeggiate panoramiche, camminate pedemontane fra borghi e uliveti, itinerari tematici verso eremi, mulini ad acqua, cascate, sorgenti, castelli e necropoli, e grandi percorsi come l’Ippovia del Gran Sasso e il Sentiero Italia CAI. I sentieri d’alta quota verso il Corno Grande, il Monte Gorzano e le cime maggiori sono percorribili in sicurezza solo d’estate.
Le schede del Sentiero Italia pubblicate dall’Ente danno la misura delle traversate. La tappa da Santo Stefano di Sessanio al Rifugio Duca degli Abruzzi, sotto il Corno Grande, è lunga 18,6 chilometri, con 1.236 metri di salita e 126 di discesa. La successiva scende dal rifugio a Pietracamela in 12,7 chilometri, con 121 metri di salita e 1.424 di discesa, passando per la Sella di Monte Aquila e il Rifugio Garibaldi, nella valle fra il Corno Grande e il Pizzo d’Intermesoli. Sulla Laga, la tappa da Cesacastina a Padula misura 11,4 chilometri, con 482 metri di salita e 643 di discesa, verso il fiume Tordino.
A Prati di Tivo, sotto il Corno Piccolo, il parco propone attività a piedi, a cavallo e in mountain bike, e le pareti del Corno Grande, del Corno Piccolo e del Pizzo d’Intermesoli sono da oltre sessant’anni la palestra degli alpinisti di Pietracamela. Fra gli animali del parco ci sono il camoscio appenninico, il cervo, il capriolo, il lupo, l’aquila reale e, in alta quota, il fringuello alpino e il gracchio corallino.
L’Ente precisa che la rete dei sentieri non è di sua proprietà né in sua gestione: prima di un’escursione chiede di verificarne la praticabilità con il Comune in cui si cammina, con il CAI o con il Collegio delle guide alpine, e di partire preparati, con l’attrezzatura adatta e, dove serve, con un accompagnatore professionista.
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Quando andare
Il parco si visita tutto l’anno, ma la stagione cambia molto con la quota. L’estate è il periodo dei sentieri d’alta quota, gli unici mesi in cui l’Ente li considera percorribili in sicurezza, ed è la stagione dell’alpeggio, quando greggi e mandrie salgono sui pascoli di Campo Imperatore. Il clima dell’altopiano è continentale: fresco d’estate, freddo d’inverno, quasi arido sui dossi e sulle creste.
Primavera e autunno si prestano a molti itinerari di media e bassa quota. In primavera, alle pendici del Gran Sasso, fiorisce l’adonide gialla, una specie a lungo ritenuta estinta che qui ha la sua unica stazione italiana. In autunno nei boschi della Laga risuona il bramito dei cervi, il lago di Campotosto si popola di migliaia di uccelli acquatici e i boschi danno porcini e marroni.
D’inverno la neve trasforma il parco: alcuni percorsi restano possibili, ma richiedono ramponi o sci e un’esperienza adeguata, e le condizioni vanno controllate giorno per giorno. Escursioni guidate e iniziative segnalate dall’Ente si trovano nella sezione «Oggi nel Parco» del suo sito, con data e luogo di ogni appuntamento.
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Come arrivare e muoversi
In auto da Roma si percorre l’autostrada A24: l’uscita di Assergi porta al versante aquilano, quella di Colledara/San Gabriele al versante teramano; per il versante pescarese si prende l’A25 Roma–Pescara fino all’uscita di Castiglione a Casauria. Dalla costa adriatica, sull’A14, si esce a San Benedetto del Tronto e si prosegue sulla Salaria per il versante di Ascoli Piceno, a Giulianova/Teramo e poi sulla statale 80 per il versante teramano, a Pescara Nord in direzione Penne e Farindola per il versante pescarese. Fonte Cerreto, a tre chilometri dall’uscita di Assergi, è la stazione a valle della funivia del Gran Sasso.
In treno si arriva a Teramo con la linea Pescara–Giulianova–Teramo oppure a Pescara con la Roma–Pescara, e si prosegue in autobus. Da Roma partono i pullman TUA per L’Aquila, Teramo e Pescara e quelli START per Ascoli Piceno. Secondo l’Ente tutti i comuni del parco sono serviti da autobus regionali che partono dai capoluoghi di provincia: TUA in Abruzzo, START nelle Marche e COTRAL nel Lazio. Gli aeroporti indicati sono quello d’Abruzzo a Pescara e quelli romani di Fiumicino e Ciampino.
Il parco è grande e i suoi versanti sono lontani fra loro: conviene scegliere un settore e un paese come base, invece di spostarsi ogni giorno da una valle all’altra. Chi viaggia con i mezzi pubblici controlla prima corse e ritorni del giorno, soprattutto per raggiungere i punti di partenza delle escursioni.
Fonti: Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Come raggiungere il Parco · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Centro visita e show room dei prodotti tipici di Fonte Cerreto
Dove fermarsi
La mappa dell’Ente segnala nel parco strutture ricettive, campeggi, rifugi e produttori, e la scelta della base dipende dal versante. Su quello aquilano i borghi della Baronia, come Santo Stefano di Sessanio, Calascio e Castel del Monte, sono comodi per Campo Imperatore e per i paesaggi agricoli, mentre Assergi e Fonte Cerreto sono i punti d’accesso al Gran Sasso dal lato dell’Aquila. Su quello teramano Pietracamela e Prati di Tivo stanno sotto le pareti del Corno Piccolo; Farindola è la porta della montagna dal versante vestino. Per la Laga ci si ferma nei paesi intorno a Campotosto o fra Crognaleto e Amatrice. Rifugi e strutture in quota si scelgono verificando servizi e aperture con chi li gestisce.
I musei e i centri visita aiutano a capire il parco, ma le aperture vanno sempre controllate. Nel catalogo dell’Ente, verificato il 2026-10-28, tutte le diciassette strutture risultano chiuse, compreso il centro visita e show room dei prodotti tipici di Fonte Cerreto; la scheda del Museo del Lupo precisa che è chiuso per lavori di efficientamento energetico. La pagina inglese del Museo del Fiore indica invece che il museo si visita su appuntamento e che l’orto botanico del parco è visitabile gratuitamente (verificato il 2026-10-28); per informazioni il Centro Ricerche Floristiche risponde allo 0862 899025.
Per tutto ciò che riguarda la visita il riferimento istituzionale è l’Ufficio relazioni con il pubblico e comunicazione dell’Ente, nella sede di Assergi, in via del Convento 1: telefono 0862 6052205, email urp@gransassolagapark.it (verificato il 2026-10-28).
Fonti: Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Mappa del Parco · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Museo del Camoscio · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Musei e centri visita · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Museo del Lupo · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — The Museum of the Flower · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Centro Ricerche Floristiche dell’Appennino · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Centro visita e show room dei prodotti tipici di Fonte Cerreto · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Contatti
Nei dintorni
L’Aquila, il cui territorio comunale comprende Assergi e Fonte Cerreto, permette di unire alla montagna una visita in città, e la scheda di Santo Stefano di Sessanio racconta più da vicino uno dei borghi della Baronia. Fra le due si apre la piana di Navelli, dove si coltiva lo zafferano dell’Aquila che insaporisce la cucina dei paesi del parco: un buon motivo per una sosta fra campi e borghi di pietra.
L’Ente segue anche diversi siti della rete Natura 2000 legati al parco: il primo tratto del fiume Tirino, la Montagna dei Fiori e di Campli con le gole del Salinello, i boschi ripariali del Tronto, i Monti della Laga con il lago di Campotosto. Sul lato del Lazio la brochure dell’Ente segnala la zona umida di Lago Negro fra le perle naturalistiche dell’area protetta, in un paesaggio di casali in arenaria e cappelle votive; sul lato delle Marche piccoli borghi immersi in castagneti secolari.
Nella stessa regione, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è un’altra area protetta, con confini, centri visita e regole propri: i due parchi si possono unire in un viaggio più lungo dedicato alle montagne dell’Abruzzo, dedicando a ciascuno il suo tempo.
Fonti: Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Antiquarium di Assergi · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Centro visita e show room dei prodotti tipici di Fonte Cerreto · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Itinerario del gusto nelle Terre della Baronia · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Brochure istituzionale (PDF) · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Mappa del Parco · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — La storia del Parco
L’Ente di riferimento

Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Sito ufficiale
L’Ente Parco, istituito nel 1995, gestisce un’area protetta di circa 150.000 ettari in 44 comuni di Abruzzo, Lazio e Marche. Ha sede ad Assergi, nell’ex convento francescano, e poli a Farindola, Isola del Gran Sasso e Amatrice; cura la tutela della natura, la ricerca floristica del Centro di San Colombo, la rete dei musei e dei centri visita e il marchio dei prodotti del parco.
Per la visita la fonte di riferimento è l’Ente, con il suo sito istituzionale, l’Ufficio relazioni con il pubblico e comunicazione e i materiali che pubblica, dalla cartografia alla guida dei musei. Per la praticabilità dei sentieri l’Ente rinvia ai Comuni, al CAI e alle guide alpine.
Fonte: Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — La storia del Parco · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Il territorio · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Centro Ricerche Floristiche dell’Appennino · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Musei e centri visita · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Il paniere dei prodotti del Parco · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Contatti · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Itinerari a piedi · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Download, materiale informativo
Informazioni turistiche sul posto
Gli uffici del turismo locali aiutano con orari, eventi e trasporti del giorno.
- Ufficio relazioni con il pubblico e comunicazione (Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga) · Via del Convento 1, 67100 Assergi (AQ) · +39 0862 6052205 · urp@gransassolagapark.it · Sito ufficiale
Fonte: Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Contatti · verificato il
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