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APULICA / FORMAGGI

Pecorino di Farindola

Presidio Slow Food · PAT · Formaggi · Abruzzo

In breve

Storia e origine

È un pecorino davvero particolare, perché si caglia con caglio di maiale, che gli dà profumi e sapori propri. L'uso è antichissimo: già in epoca romana si parlava di un «formaggio dei Vestini» fatto con caglio suino, e i Vestini erano proprio il popolo italico di questa parte d'Abruzzo.

Farindola un tempo era un paese popoloso, con molte pecore grazie ai vasti pascoli pubblici. Il suo formaggio si scambiava sui mercati più importanti della zona, a Penne e a Loreto Aprutino, dove era molto apprezzato. La produzione è da sempre affidata alle donne, che si tramandano la ricetta di generazione in generazione.

Con l'emigrazione del dopoguerra l'allevamento e la produzione calarono, fino a quasi scomparire alla fine degli anni Novanta, quando il formaggio era ormai fatto solo per la famiglia. La continuità si deve a poche famiglie; dal 2003 un consorzio di produttori lo valorizza e il Presidio Slow Food ne ha rilanciato la produzione. È iscritto tra i prodotti tradizionali dell'Abruzzo.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Pecorino di Farindola · Italia.it — Penne · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Consorzio Produttori del Pecorino di Farindola · Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026)

Zona e metodo di produzione

La zona è ristretta: il versante orientale del Gran Sasso, a Farindola e nei comuni vicini delle province di Pescara e Teramo, in gran parte dentro il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Le pecore vivono allo stato brado per buona parte dell'anno e si mungono a mano.

Il latte, appena munto o da due mungiture successive, non viene né pastorizzato né termizzato. Si scalda a 35 gradi, si caglia con il caglio di maiale, che le produttrici preparano in azienda con cure particolari, e la cagliata si rompe in grani minuti, grandi come un chicco di mais. Poi passa nelle fiscelle di vimini o giunco e si sala a secco con sale grosso entro 48 ore.

La stagionatura avviene su assi di legno per circa tre mesi e prosegue in vecchie madie o armadi di legno, da un minimo di 40 giorni a oltre un anno. Le forme si girano spesso e la crosta si unge con olio extravergine, a volte con aceto o succo di pomodoro.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Pecorino di Farindola · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Pecorino di Farindola

Come si riconosce

Le forme sono rotonde, più larghe che alte, e la crosta porta le striature dei cestini in cui il formaggio sgocciola. Con il tempo la crosta diventa color zafferano, ambra o marrone scuro, secondo la stagionatura.

La pasta è semidura, giallo paglierino, granulosa, con piccoli occhi diffusi e, nelle forme più vecchie, tendenza a sfaldarsi in scaglie. Resta leggermente umida anche dopo una lunga stagionatura, merito del caglio e della tecnica: un'umidità che porta profumi di fungo, sottobosco, muffa nobile e legno secco.

In bocca prevalgono erba e fieno, con un leggero sentore animale e aromi persistenti. La pastosità è notevole, e la piccantezza resta lieve anche nelle forme molto stagionate, in equilibrio con un buon sapore di latte di pecora.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Pecorino di Farindola · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Pecorino di Farindola

In cucina

Le guide lo indicano tra i formaggi da non perdere in Abruzzo, accanto al canestrato di Castel del Monte, per arricchire un antipasto, una merenda o un aperitivo insieme ai salumi della regione.

Un abbinamento suggerito è quello con i mieli dell'Appennino aquilano, prodotti oltre gli 850 metri: la dolcezza del miele accompagna la pastosità e le note di sottobosco del formaggio.

Si trova sia giovane, dopo almeno 40 giorni di madia, sia stagionato oltre l'anno, quando le note di sottobosco e di fungo si fanno più marcate e la pasta tende a sfaldarsi in scaglie: due modi diversi di conoscere lo stesso formaggio.

Fonti: Italia.it — Prodotti e piatti tipici abruzzesi: la guida · Fondazione Slow Food — Presidio Pecorino di Farindola · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Pecorino di Farindola

Dove assaggiarlo

Farindola è un piccolo borgo della provincia di Pescara, fondato dai Normanni nell'XI secolo su un territorio abitato fin dal Neolitico. Il monumento principale è la parrocchiale di San Nicola di Bari, del 1080, dal cui sagrato si apre la vista sulle campagne.

Dal paese si raggiungono il lago di Pietralunga, l'area faunistica del camoscio d'Abruzzo e la cascata del Vitello d'Oro, nel cuore del versante orientale del Gran Sasso. Qui, nei comuni del Presidio, lavorano le aziende riunite nel consorzio dei produttori, ed è qui che il pecorino si assaggia nella sua terra.

Più a valle, Penne, città dei Vestini e porta d'accesso al Parco del Gran Sasso, è circondata da colline di olivi e ricorda i mercati dove il formaggio di Farindola si vendeva un tempo. Castel del Monte e Rocca Calascio, sull'altro versante del massiccio, completano un viaggio tra i formaggi del Gran Sasso.

Fonti: Italia.it — Farindola · Italia.it — Penne · Fondazione Slow Food — Presidio Pecorino di Farindola · Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Consorzio Produttori del Pecorino di Farindola

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