APULICA / FRUTTA, VERDURA E LEGUMI
Patata turchesa
Presidio Slow Food · PAT · Frutta, verdura e legumi · Abruzzo
In breve
- Antica patata della montagna del Gran Sasso, detta anche turca o turchesca, coltivata anche oltre i 1600 metri. (Fondazione Slow Food — Presidio Patata turchesa)
- Ha buccia viola intenso, polpa bianchissima e forma irregolare con occhi profondi. (Fondazione Slow Food — Presidio Patata turchesa)
- Il recupero è partito nel 2001 con un progetto del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. (Fondazione Slow Food — Presidio Patata turchesa)
- È iscritta fra i prodotti tradizionali dell'Abruzzo, anche come turca, turchesca o viola. (Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026))
Storia e origine
Turca, turchesa o turchesca: con questi nomi, già dal Settecento, si indica la patata coltivata sulla montagna abruzzese. Il nome sottolinea l'origine straniera del tubero, come accade per il granoturco: entrambi arrivavano da lontano, dal Nuovo Mondo.
Per le comunità del Gran Sasso, come il mais, la patata è stata una ricchezza e una riserva di cibo preziosa. Cresceva anche oltre i 1.600 metri, si conservava bene e si poteva consumare in paese o scambiare con altri beni. In alcuni centri della montagna aquilana si usavano grotte e locali sotterranei vicino alle case per conservarla dopo la raccolta e averla quasi tutto l'anno.
Negli ultimi decenni è stata sostituita da varietà più produttive e ha rischiato di sparire. Il recupero è cominciato nel 2001 con un progetto dell'Ente Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: dopo alcuni anni di moltiplicazione i tuberi sono stati distribuiti agli agricoltori. È iscritta fra i prodotti tradizionali dell'Abruzzo.
Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Patata turchesa · Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026)
Zona e metodo di produzione
La zona di produzione è la montagna appenninica interna compresa nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, nelle province dell'Aquila, Teramo, Rieti e Pescara.
Si semina fra marzo e maggio e si raccoglie fra la fine dell'estate e ottobre. Oggi una ventina di produttori fa parte dell'associazione e coltiva con criteri di basso impatto ambientale.
Una parte importante del lavoro riguarda la riproduzione dei tuberi da seme, condotta con cura secondo un disciplinare, per conservare intatte le caratteristiche genetiche della varietà e avere materiale di propagazione sano e senza virosi. Sulla confezione un codice numerico rimanda a una pagina web con le informazioni sulla produzione, dalle quantità al metodo di coltivazione.
Come si riconosce
Si riconosce subito dalla buccia viola intenso, ricca di sostanze antiossidanti. La polpa è invece bianchissima, povera d'acqua, di consistenza e grana intermedie: qualità che la rendono versatile in cucina.
La forma è irregolare e bitorzoluta, con numerosi occhi profondi: un segno genetico tipico delle varietà antiche.
Anche la pianta ha tratti particolari. I fiori hanno petali con sfumature azzurre e restano a lungo sulla pianta, a volte fino a novembre se la stagione lo permette. In condizioni favorevoli la turchesa produce anche il frutto, simile a un piccolo pomodoro scuro che contiene i semi.
In cucina
La pasta bianca, poco acquosa e di consistenza media, rende la turchesa una patata versatile, che si presta a cotture diverse.
Il contrasto fra la buccia viola e l'interno candido è uno dei suoi tratti più riconoscibili, anche quando arriva in tavola.
Nella storia della montagna abruzzese la patata è stata soprattutto un cibo di riserva: conservata in grotte e cantine, accompagnava le famiglie per gran parte dell'anno e si scambiava con altri prodotti di base.
Gli occhi profondi e la forma irregolare, tipici delle varietà antiche, si notano anche quando la si prepara. La raccolta, fra la fine dell'estate e ottobre, porta in cucina il prodotto dell'anno.
Dove assaggiarlo
La turchesa si coltiva nei paesi di montagna del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, fra le province dell'Aquila, Teramo, Rieti e Pescara, anche a quote molto alte.
L'autunno è la stagione in cui si raccoglie, fra la fine dell'estate e ottobre. Il codice sulla confezione permette di risalire al produttore e al suo metodo.
Una visita all'Aquila, a Santo Stefano di Sessanio o agli altri borghi del Gran Sasso porta negli stessi altipiani in cui si conservavano le patate nelle grotte vicino alle case: un modo per legare il prodotto al suo paesaggio.
Le patate si seminano fra marzo e maggio, e i fiori dai petali azzurrati restano a lungo sulle piante, talvolta fino a novembre.
Tutela
- Presidio Slow Food — patata-turchesa (Fondazione Slow Food — Presidio Patata turchesa)
- Prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) — Abruzzo, n. 69, XXVI revisione (Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026))
Quando
- Raccolta: settembre–ottobre (Fondazione Slow Food — Presidio Patata turchesa)
- Autunno
