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APULICA / FRUTTA, VERDURA E LEGUMI

Grano solina dell'Appennino abruzzese

Presidio Slow Food · PAT · Frutta, verdura e legumi · Abruzzo

In breve

Storia e origine

Nell'Abruzzo interno, quando si dice grano, si intende spesso la solina. I proverbi lo ricordano: la solina aggiusta tutte le farine, e il contadino che vuole andare al mulino deve seminarla. Un tempo era stimata soprattutto per la regolarità del raccolto, che garantiva il pane alle famiglie contadine anche negli anni difficili.

È un frumento tenero molto antico. Atti notarili di compravendita stipulati alla fiera di Lanciano ne attestano la coltivazione in Abruzzo già all'inizio del Cinquecento. All'inizio del Novecento il genetista Nazareno Strampelli la utilizzò per esperimenti e incroci con altre varietà locali.

Oggi un gruppo di agricoltori della montagna, riuniti in cooperativa e sostenuti dal Presidio Slow Food, la coltiva alle quote più adatte seguendo il metodo biologico e ne promuove la farina presso i panificatori e i pastai locali. La solina è anche iscritta fra i prodotti agroalimentari tradizionali dell'Abruzzo.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Grano solina dell'Appennino abruzzese · Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026)

Zona e metodo di produzione

È il grano delle zone montane del Gran Sasso, soprattutto del versante interno, in provincia dell'Aquila, e delle aree del versante opposto sopra i 750 metri. Sopporta una lunga copertura di neve e il gelo e si coltiva da 600 a oltre 1.400 metri: più si sale, migliore è la qualità. Sul lato che guarda verso Pescara e Teramo, dove il clima è più mite per l'influenza dell'Adriatico, non scende sotto i 750 metri.

La semina è soltanto autunnale: da metà o fine settembre sui campi più alti, fino alla seconda o terza decade di ottobre nelle valli interne più basse. Si raccoglie in luglio inoltrato. È molto rustica e si adatta ai terreni poveri e sassosi delle quote alte.

Coltivarla è impegnativo: i campi sono difficili da raggiungere, la solina va alternata a mais e patate e poi a legumi come ceci e lenticchie, i tempi di maturazione sono lunghi e la resa media si ferma intorno ai venti quintali per ettaro.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Grano solina dell'Appennino abruzzese

Come si riconosce

La solina è un grano tenero. La sua farina è poco tenace, cioè forma una maglia glutinica debole: per questo si presta poco alle lavorazioni industriali moderne, che cercano grani ricchi di glutine, ma è molto adatta alla lavorazione a mano.

Nei prodotti da forno e nella pasta fatta in casa porta sapori che molti avevano dimenticato. La pianta, molto rustica, regge le nevi e il freddo della montagna e dà il meglio alle quote più alte.

Nell'elenco nazionale dei prodotti tradizionali, per l'Abruzzo, la solina compare anche attraverso il pane che se ne ricava, il pane di solina o pagnotte di solina.

La resa resta bassa, sui venti quintali per ettaro.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Grano solina dell'Appennino abruzzese · Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026)

In cucina

La farina di solina è pensata per le mani: il suo uso ideale è il pane casereccio e la pasta fatta in casa.

Due preparazioni la rappresentano bene. La prima è la sfoglia tirata e tagliata a fazzoletti, usata per i timballi. La seconda sono le scrippelle, le crespelle tipiche del Teramano, servite in brodo.

Chi la usa oggi sono soprattutto i panificatori e i pastai artigiani del territorio, che il Presidio cerca di coinvolgere perché il grano coltivato in montagna arrivi sulle tavole come pane e pasta locali.

Per secoli la farina di solina è stata la base del pane delle famiglie di montagna, apprezzata più per la costanza dei raccolti che per la loro abbondanza.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Grano solina dell'Appennino abruzzese

Dove assaggiarlo

La solina si coltiva nell'area del Gran Sasso, in particolare in provincia dell'Aquila, e sui versanti che guardano verso Pescara e Teramo, sopra i 750 metri. È un paesaggio di campi d'altura fra borghi di montagna e pascoli.

Il momento in cui i campi raccontano di più è l'estate, quando il grano matura e si miete in luglio inoltrato.

La si incontra soprattutto attraverso il pane e la pasta dei forni e dei laboratori artigiani della zona. Chi visita l'Aquila, Santo Stefano di Sessanio o i borghi del Gran Sasso attraversa le stesse montagne in cui questo grano antico continua a essere seminato.

La cooperativa che ne cura il recupero coltiva alle quote più alte, seguendo il metodo biologico.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Grano solina dell'Appennino abruzzese

Tutela

Quando

  • Le fonti consultate non indicano mesi.

Dove

Abruzzo