APULICA / FRUTTA, VERDURA E LEGUMI
Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio
Presidio Slow Food · PAT · Frutta, verdura e legumi · Abruzzo
In breve
- Lenticchia minuscola, marrone-violacea, coltivata oltre i mille metri sulle pendici del Gran Sasso, a Santo Stefano di Sessanio e dintorni. (Fondazione Slow Food — Presidio Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio)
- La coltivazione di legumi in questa zona è citata in documenti monastici dell'anno 998. (Fondazione Slow Food — Presidio Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio)
- Non richiede ammollo; si semina a fine marzo e si falcia per lo più a mano. (Fondazione Slow Food — Presidio Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio)
- È iscritta fra i prodotti tradizionali dell'Abruzzo. (Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026))
Storia e origine
La lenticchia di Santo Stefano di Sessanio non è una lenticchia qualunque: è un biotipo preciso, selezionato in questa parte dell'Aquilano nel corso di secoli. La coltivazione dei legumi, e in particolare delle lenticchie, nella zona è già ricordata in documenti monastici dell'anno 998.
Qui la pianta ha trovato un ambiente adatto, fatto di inverni lunghi e rigidi e di primavere brevi e fresche, su terreni di montagna calcarei e poveri che non chiedono grandi concimazioni.
La produzione è piccola, portata avanti in gran parte da coltivatori anziani e destinata soprattutto al consumo familiare. Deve fare i conti con lenticchie vendute con questo nome senza esserlo e con i cinghiali, che ogni anno danneggiano molti campi. Il Presidio Slow Food sostiene i produttori, e la lenticchia è iscritta fra i prodotti agroalimentari tradizionali dell'Abruzzo.
Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio · Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026)
Zona e metodo di produzione
La lenticchia cresce oltre i mille metri, sulle pendici del Gran Sasso, nel territorio di Santo Stefano di Sessanio e in alcune aree dei comuni vicini, dentro il Parco nazionale. Alcuni campi arrivano a 1.600 metri, ma i risultati migliori si ottengono attorno ai 1.200.
Si semina alla fine di marzo, quando finisce l'inverno. La raccolta, fra la fine di luglio e la fine di agosto, è la fase più faticosa: le lenticchie maturano in modo scalare e in tempi diversi secondo la quota del campo.
Le piante si falciano quasi sempre a mano. A volte passano due settimane fra il taglio e la battitura: le piantine si raccolgono in piccoli covoni e poi si ammassano sotto un telo, e in quel tempo continuano a nutrire i semi fino a maturazione. La mietitrebbia si usa poco, perché i campi sono spesso impervi e perché i baccelli crescono vicino al suolo, con perdite che a macchina potrebbero arrivare al 30-40 per cento.
Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio
Come si riconosce
È una lenticchia minuscola, di pochi millimetri di diametro, tondeggiante e scura, di un colore fra il marrone e il viola.
Proprio per le dimensioni ridottissime e per la buccia molto permeabile non ha bisogno di ammollo prima della cottura: è uno dei suoi tratti distintivi. Il sapore è intenso, sorprendente per un seme così piccolo.
Si raccoglie in agosto ma si consuma secca, per cui si trova tutto l'anno. Chi la acquista deve fare attenzione all'origine, perché sul mercato circolano lenticchie vendute con questo nome che non provengono dalla zona.
Cresce fra i mille e i 1.600 metri, ma le lenticchie migliori vengono dai campi attorno ai 1.200.
Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio
In cucina
Il modo migliore per apprezzarla è una zuppa molto semplice. Si coprono le lenticchie con acqua, si aggiungono qualche spicchio d'aglio in camicia, alcune foglie di alloro, sale e olio extravergine, e si lascia cuocere a fuoco basso con il coperchio.
Non serve l'ammollo, quindi la preparazione è rapida rispetto ad altri legumi secchi, e la lenticchia mantiene la sua forma.
Il Presidio ha favorito il ritorno di questo legume nella ristorazione locale, tanto che oggi è indicato come esempio da seguire anche per altri legumi dell'Aquilano, come il cece di Navelli.
Essendo un legume secco si conserva a lungo e si trova tutto l'anno, anche se la raccolta avviene solo in estate.
Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio · Fondazione Slow Food — Presìdi, Cece di Navelli
Dove assaggiarlo
Il cuore della produzione è Santo Stefano di Sessanio, borgo del Gran Sasso a oltre mille metri, insieme ad alcune aree dei comuni vicini, nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Fra luglio e agosto si possono vedere i campi nella fase della raccolta, con le piante falciate a mano e raccolte in covoni; la lenticchia secca, invece, si trova tutto l'anno.
Una visita a Santo Stefano di Sessanio permette di assaggiarla nel paese da cui prende il nome, e di proseguire verso la piana di Navelli, dove un altro Presidio tutela il cece.
La produzione è piccola e in gran parte familiare, e i cinghiali ogni anno danneggiano molti campi: scegliere la lenticchia autentica aiuta chi ancora la coltiva.
Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio · Fondazione Slow Food — Presìdi, Cece di Navelli
Tutela
- Presidio Slow Food — lenticchia-di-santo-stefano-di-sessanio (Fondazione Slow Food — Presidio Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio)
- Prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) — Abruzzo, n. 61, XXVI revisione (Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026))
Quando
Dove

Santo Stefano di Sessanio e Rocca Calascio
Borgo di pietra sul versante aquilano del Gran Sasso, con una lenticchia Presidio Slow Food e la rocca della transumanza poco lontano.
Leggi la guida →Foto: Vincedelbenàco / Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0 · Ridimensionata e convertita in WebP.
Da leggere
Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio
Il Presidio Slow Food dei campi oltre i mille metri: semina, raccolta a mano, la zuppa senza ammollo, il borgo dei Medici e un itinerario tra Baronia, Campo Imperatore e Castel del Monte.
Leggi la guida →