APULICA / Guide ai sapori
Montepulciano d'Abruzzo: il rosso delle colline, dal Gran Sasso all'Adriatico
Il Montepulciano d'Abruzzo è il vino che, più di ogni altro, rappresenta la regione: un rosso di colore intenso, nato da un vitigno omonimo che copre gran parte dei vigneti abruzzesi, dalla collina vicina al mare fino agli altopiani interni. Da non confondere con il Vino Nobile di Montepulciano toscano, che è tutt'altra cosa, porta il nome dell'uva e non di un paese. Dalla stessa uva nascono anche il Cerasuolo d'Abruzzo, un rosato color ciliegia, e la DOCG delle Colline Teramane. Questa guida spiega le regole delle denominazioni, la storia della viticoltura abruzzese, i paesaggi da attraversare e come abbinarlo alla cucina di montagna e di mare.
Un vitigno che è la regione
Il Consorzio di tutela dei vini d'Abruzzo descrive il Montepulciano come uno dei grandi vitigni a bacca rossa d'Italia e come il più diffuso della regione: rappresenta più della metà della base ampelografica abruzzese ed è coltivato su circa 17 mila ettari. Secondo la stessa fonte se ne hanno notizie certe in Abruzzo dalla metà del Settecento, ma la viticoltura locale è molto più antica: Ovidio e Polibio sono tra i testimoni della presenza della vite nella regione già nell'antichità. Fino al Rinascimento la coltivazione era concentrata soprattutto nella Valle Peligna, in provincia dell'Aquila; poi, specie negli ultimi decenni, si è spostata verso la collina litoranea, più vocata. Oggi il cuore produttivo è il Chietino. La forma di allevamento più diffusa resta la pergola abruzzese, mentre nei nuovi impianti prevale il filare.
Le regole della denominazione
La scheda Qualigeo indica che la denominazione Montepulciano d'Abruzzo comprende la sola tipologia Rosso, prodotta in numerosi comuni delle province di Chieti, L'Aquila, Pescara e Teramo. Le uve devono essere almeno per l'85 per cento di Montepulciano; il resto può venire da altri vitigni a bacca rossa, non aromatici, idonei in Abruzzo. Il Consorzio aggiunge che le vigne devono trovarsi in terreni collinari o di altopiano e che questa denominazione, da sola, rappresenta oltre l'80 per cento dei vini a denominazione prodotti nella regione. Il vino si presenta rosso rubino intenso con riflessi violacei, che virano al granato con l'invecchiamento; il profumo è floreale e fruttato, con frutti rossi e note speziate; il gusto è pieno e leggermente tannico. Non può essere messo in commercio prima del primo febbraio dell'anno successivo alla vendemmia.
Fonti: Qualigeo — Montepulciano d'Abruzzo DOP · Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo — Il Consorzio
Nove sottozone, nove paesaggi
Qualigeo elenca nove sottodenominazioni geografiche che possono accompagnare il nome, ciascuna con regole proprie. Alcune riguardano l'interno aquilano: Terre dei Peligni, con almeno il 95 per cento di Montepulciano e un invecchiamento minimo di 24 mesi, di cui almeno nove in legno; Alto Tirino, sempre al 95 per cento, con almeno 12 mesi; Terre Aquilane o Terre de L'Aquila. Nel Pescarese ci sono Casauria o Terre di Casauria, con uve di solo Montepulciano e almeno 18 mesi di invecchiamento, Terre dei Vestini e Colline Pescaresi. Nel Chietino si trovano Teate, Terre di Chieti e San Martino sulla Marruccina. Attenzione però agli aggiornamenti: l'elenco ministeriale dei vini DOP registra oggi Casauria come denominazione autonoma di livello DOCG, accanto alla Colline Teramane Montepulciano d'Abruzzo DOCG. Per chi viaggia, le sottozone sono una mappa utile: leggerle in etichetta permette di collegare il bicchiere a una valle precisa, dalla conca di Sulmona alla collina vicina al mare.
Fonti: Qualigeo — Montepulciano d'Abruzzo DOP · Masaf — Elenco alfabetico dei vini DOP italiani
Cerasuolo d'Abruzzo, il rosato
Dalla stessa uva nasce il Cerasuolo d'Abruzzo, che oggi è una denominazione a sé. Secondo Qualigeo il Montepulciano deve essere almeno l'85 per cento; il vino ha colore rosa ciliegia più o meno carico, profumo vinoso e fruttato, gusto secco e morbido, talvolta con un finale di mandorla. Il colore si ottiene con una vinificazione in bianco o con un contatto breve tra mosto e bucce: il Consorzio parla di poche ore di fermentazione sulle bucce. Il Cerasuolo non può uscire prima del primo dicembre dell'anno di vendemmia; la versione Superiore, legata a una sottozona, richiede almeno cinque mesi di affinamento e non esce prima del primo aprile dell'anno successivo. Italia.it lo presenta come il vino che accompagna sia la cucina di terra sia quella di mare, citando le cozze allo zafferano.
Fonti: Qualigeo — Cerasuolo d'Abruzzo DOP · Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo — Il Consorzio · Italia.it — Prodotti e piatti tipici abruzzesi
La DOCG delle Colline Teramane
Nella provincia di Teramo il Montepulciano ha anche una denominazione di origine controllata e garantita. Il Consorzio spiega che il Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane DOCG è riservato ai rossi fermi ottenuti da almeno il 90 per cento di Montepulciano e al massimo il 10 per cento di Sangiovese, in una fascia di colline litoranee e interne che, nella parte centro-settentrionale, arriva ai piedi del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Il vino deve invecchiare almeno un anno, di cui due mesi in bottiglia; la Riserva almeno tre anni, di cui uno in botti di legno. Il colore è rubino intenso, tendente al granato con il tempo, il profumo di frutti rossi, il gusto secco e vellutato. Secondo la stessa fonte la DOCG vale a partire dalla vendemmia 2003. Sempre nel Teramano, cinque comuni dell'alto Teramano formano la DOC Controguerra.
Fonti: Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo — Il Consorzio · Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo — Territorio
Una strada del vino nella Valle del Tirino
Il Parco nazionale del Gran Sasso propone un itinerario enogastronomico che mostra il Montepulciano in un paesaggio di montagna. Si parte da Bussi sul Tirino, dove resta vivo l'allevamento di trote e gamberi d'acqua dolce, e si risale verso Capestrano, con il castello, la chiesa di San Giovanni e, lungo il fiume, la chiesa di San Pietro ad Oratorium. Le pendici di Capestrano e le colline di fronte sono coltivate a vigneto, con Montepulciano, Trebbiano, Pecorino e Passerina come varietà principali. Lungo la strada si incontrano anche il grano tenero Solina, il farro e i legumi della montagna abruzzese. L'itinerario prosegue nell'agro di Ofena, che il Parco chiama Forno d'Abruzzo, tra vigneti e cantine, poi verso Forca di Penne. È una zona che coincide con la sottozona Alto Tirino.
Fonti: Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — Acque cristalline e vini di montagna · Qualigeo — Montepulciano d'Abruzzo DOP
A tavola: abbinamenti abruzzesi
Il Montepulciano d'Abruzzo base, giovane e fruttato, è il compagno naturale degli arrosticini, dei sughi di carne mista e dei maccheroni alla chitarra; le versioni con lunghi affinamenti e le Riserve si capiscono meglio con la pecora alla callara, gli stufati e i formaggi stagionati di montagna. Il Cerasuolo è il vino più versatile: con un brodetto di pesce, con le cozze allo zafferano o con i salumi, servito fresco ma non gelato. Un consiglio pratico: in una cena sola si può fare un piccolo confronto verticale, aprendo prima un Cerasuolo, poi un Montepulciano giovane e infine uno con sottozona o una DOCG. Si capisce subito come la stessa uva cambi con il tempo, il legno e il luogo. Per gli acquisti, leggere in etichetta denominazione e sottozona aiuta più di qualsiasi descrizione.
Quando andare e come visitare le cantine
La vendemmia del Montepulciano è tardiva e cade in genere in autunno: settembre e ottobre sono i mesi in cui le colline mostrano il lavoro in vigna, ma anche i più impegnativi per i produttori. La primavera, con i vigneti che germogliano e le giornate lunghe, è spesso il momento migliore per una visita tranquilla. Le cantine vanno sempre contattate in anticipo: le visite e le degustazioni sono da concordare con gli operatori, e le piccole aziende di montagna non hanno orari fissi. Conviene alternare una giornata nell'interno, tra Valle del Tirino e Valle Peligna, a una sulla collina vicina al mare, per sentire la differenza tra altitudini e climi. Non guidate dopo le degustazioni: in Abruzzo le distanze sono brevi ma le strade di collina richiedono attenzione.
Il consorzio e i controlli
Il Consorzio di tutela dei vini d'Abruzzo è un'associazione senza scopo di lucro formata dai soggetti inseriti nel sistema di controllo: viticoltori, vinificatori e imbottigliatori. Lo statuto è stato approvato con decreto ministeriale del 4 giugno 2012. Oltre al Montepulciano d'Abruzzo tutela l'Abruzzo DOC, nata per valorizzare vitigni autoctoni come Pecorino e Passerina, il Trebbiano d'Abruzzo, il Cerasuolo d'Abruzzo e la Villamagna DOC, oltre a diverse indicazioni geografiche tipiche. Il Consorzio ha scelto come simbolo l'aquila e ricorda che più del 30 per cento del territorio regionale è protetto da tre parchi nazionali, uno regionale e una decina di riserve. Svolge attività di vigilanza soprattutto nella fase del commercio, per difendere le denominazioni da imitazioni e usi impropri, mentre i controlli sul rispetto dei disciplinari sono affidati a organismi riconosciuti dal Ministero.
Fonti: Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo — Il Consorzio · Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo — Vini tutelati
Il filo del viaggio
Proposta: un giorno nella Valle del Tirino, da Bussi a Capestrano e Ofena tra vigne di montagna e San Pietro ad Oratorium; un secondo giorno a Sulmona, nella Valle Peligna dove la viticoltura abruzzese ha radici antiche; un terzo sulla collina chietina verso la Costa dei Trabocchi, con un Cerasuolo accanto a un piatto di mare. Visite e degustazioni in cantina da concordare con gli operatori.
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