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APULICA / Guide ai sapori

Vini di Brindisi: Negroamaro, Susumaniello e l'Ottavianello di Ostuni

La provincia di Brindisi è una terra di confine tra Salento, Valle d'Itria e Murgia, e i suoi vini lo mostrano. Il Negroamaro domina la pianura verso Lecce, il Susumaniello è tornato a farsi notare, sulle colline di Ostuni sopravvive l'Ottavianello. Le denominazioni si sovrappongono e a volte superano i confini provinciali: questa guida le mette in ordine, con le regole dei disciplinari e le schede ufficiali, prima dell'assaggio.

La DOC Brindisi: due comuni, molte tipologie

Secondo la scheda della Regione Puglia, la DOP Brindisi si produce nei territori di Brindisi e Mesagne e comprende bianco, rosso, rosato, spumante, spumante rosé e novello. Il rosso e il rosato richiedono almeno il 70% di Negroamaro; Qualigeo precisa che il resto può venire da Malvasia nera di Brindisi, Susumaniello, Montepulciano e Sangiovese, fino al 30%.

La denominazione prevede anche vini con il nome del vitigno: la tipologia Negroamaro chiede almeno l'85% di quell'uva, così come la tipologia Susumaniello per il proprio vitigno. Il bianco e lo spumante si basano per almeno l'80% su Chardonnay e Malvasia bianca, senza moscati; gli altri vitigni ammessi devono essere idonei per la zona Salento-Arco Ionico.

Qualigeo descrive il bianco giallo paglierino tenue, a volte con riflessi verdolini, con profumi di frutta a polpa bianca, fiori ed erbe aromatiche e un gusto rotondo, fresco e sapido: una faccia meno nota di una terra associata soprattutto ai rossi.

Fonti: Regione Puglia — Produzioni di qualità, Brindisi DOP · Qualigeo — Brindisi DOP

Riserva, consorzio e profilo del rosso

La scheda Qualigeo indica per la DOP Brindisi una registrazione del 1981 e un consorzio di tutela comune alle DOP Brindisi e Squinzano, con sede presso la Camera di commercio di Brindisi; il suo incarico è stato confermato più volte con decreti pubblicati in Gazzetta Ufficiale. La superficie indicata è di 275 ettari.

Il rosso e il Negroamaro possono diventare Riserva dopo almeno due anni di invecchiamento, contati dal primo novembre della vendemmia. Qualigeo descrive il rosso di colore rubino più o meno intenso, a volte con riflessi mattone con l'età, con profumi di frutta matura che evolvono verso note speziate e minerali, tannini vigorosi e una lunga persistenza fruttata.

Il rosato è di colore più o meno intenso, leggermente vinoso e fruttato da giovane, fresco e delicatamente floreale in bocca. È il vino che più di ogni altro accompagna la cucina della costa, ed è un buon punto di partenza per un primo assaggio.

Fonti: Qualigeo — Brindisi DOP

Susumaniello e la DOP Squinzano

Il Susumaniello è uno dei vitigni a bacca nera ammessi nel Brindisino: entra nel rosso Brindisi insieme al Negroamaro e, con almeno l'85%, dà il nome a una tipologia propria della DOP. Lo stesso accade nella DOP Squinzano, registrata nel 1982, che secondo Qualigeo comprende per intero Squinzano, San Pietro Vernotico, Torchiarolo e Novoli e parte di Lecce, Campi Salentina, Cellino San Marco, Trepuzzi e Surbo.

Anche qui il rosso si basa per almeno il 70% sul Negroamaro, con Malvasia nera, Sangiovese e altre uve fino al 30%, e la Riserva invecchia almeno due anni dal 10 novembre della vendemmia. Qualigeo descrive il rosso di colore rubino che vira all'aranciato con l'età, con note di frutti di bosco, pepe, cacao e spezie; il rosato, dal rubino chiaro al cerasuolo, profuma di frutti di bosco e fiori di campo.

Squinzano prevede anche bianchi da Chardonnay, Malvasia bianca, Fiano e Sauvignon: una denominazione di confine tra le province di Brindisi e Lecce.

Fonti: Regione Puglia — Produzioni di qualità, Brindisi DOP · Qualigeo — Brindisi DOP · Qualigeo — Squinzano DOP

Salice Salentino, oltre il confine provinciale

La DOP Salice Salentino ha il cuore in provincia di Lecce, a Salice, Veglie, Guagnano e parte di Campi Salentina, ma la Regione Puglia ricorda che comprende anche San Pancrazio Salentino, Sandonaci e parte di Cellino San Marco, in provincia di Brindisi. Rosso, rosato e spumante rosé richiedono almeno il 75% di Negroamaro, la specificazione Negroamaro almeno il 90%; esistono anche bianco, spumante e un liquoroso.

Il Consorzio di tutela racconta che già negli anni Trenta del Novecento un gruppo di viticoltori faceva conoscere Negroamaro e Malvasia nera, che il disciplinare della DOC arrivò nel 1976 e che il Consorzio è stato fondato nel 2003. Dal 2013 rappresenta circa l'80% della filiera e ne cura la vigilanza; la produzione indicata è di circa 195.000 quintali d'uva.

Il Consorzio descrive terre rosse e un clima favorevole in cui il mare mitiga le temperature e porta sapidità ai terreni più vicini, e ricorda la tutela degli antichi alberelli.

Fonti: Qualigeo — Salice Salentino DOP · Regione Puglia — Salice Salentino DOP · Consorzio di tutela Salice Salentino — Storia · Consorzio di tutela Salice Salentino — Territorio

Nel bicchiere del Salice

Il Consorzio del Salice Salentino descrive i suoi vini con immagini legate alla terra. Il rosso ha il colore della campagna, un rubino intenso con sfumature violacee, e profumi di sottobosco, piccoli frutti neri e prugna; nella versione più strutturata richiama frutti rossi e neri ed erbe aromatiche, con un finale amarognolo ma fresco, adatto a carni e formaggi stagionati.

Il rosato è, secondo il Consorzio, la tipologia più antica, da cui parte tutta la storia della zona. Alcuni viticoltori lo producono ancora con il metodo tradizionale «a lacrima», selezionando solo uve giovanissime; ha un colore rosa corallo e profumi di rosa e arancia rossa, e si abbina ad antipasti, primi, verdure fresche e formaggi non troppo stagionati.

C'è anche un bianco, ricorda il Consorzio, con una forte presenza di Chardonnay, giallo dorato, con profumi di fiori bianchi e note che evolvono verso vaniglia e nocciola. Per chi viaggia tra Brindisi e Lecce, un rosato del Salice e uno del Brindisino sono un confronto naturale.

Fonti: Consorzio di tutela Salice Salentino — I vini

Ostuni: Impigno, Francavilla e Ottavianello

La DOP Ostuni, registrata nel 1973, comprende i comuni di Ostuni, Carovigno, San Vito dei Normanni e San Michele Salentino e parte di Brindisi, Latiano e Ceglie Messapica: la parte collinare della provincia, dove la pianura del Negroamaro lascia spazio agli ulivi e alla Murgia.

Il bianco unisce due vitigni locali, Impigno dal 50 all'85% e Francavilla dal 15 al 50%: Qualigeo lo descrive giallo paglierino con riflessi dorati, con note di pesca e biancospino. Il rosso esiste solo come Ottavianello, con almeno l'85% del vitigno, di colore cerasuolo che tende a un rubino tenue.

La scheda indica una produzione molto piccola, su appena tre ettari. È una denominazione da cercare con pazienza, più per curiosità che per abitudine, e da assaggiare preferibilmente sul posto, dove i produttori possono raccontarne la storia.

Fonti: Qualigeo — Ostuni DOP

L'Ottavianello, un vitigno da salvare

La scheda del Registro regionale delle risorse genetiche autoctone racconta che nella prima metà del Novecento l'Ottavianello era coltivato soprattutto sulle colline di Ostuni, Ceglie Messapica e San Vito dei Normanni, e nel dopoguerra occupava circa 2.900 ettari. Poi è diminuito fino a diventare un vitigno a rischio di erosione genetica.

Alcuni autori lo fanno arrivare da Ottaviano, in Campania, importato da un marchese e piantato prima a San Vito dei Normanni. Le fonti del Novecento lo descrivono con acini grandi e polpa un po' croccante, resistente al freddo, alla siccità e al vento caldo da ovest; per questo lo si piantava nelle zone più alte e asciutte. In purezza si vinificava solo a Ostuni, dando un rosso rubino brillante di 10-11 gradi; altrove finiva in uvaggio con Malvasia nera e Negroamaro.

Oggi è conservato in un centro di ricerca a Locorotondo e rientra nella DOP Ostuni e nelle IGP Murgia, Tarantino, Salento e Valle d'Itria. A Ceglie Messapica lo chiamano Uttamianuccij.

Fonti: Regione Puglia — Registro regionale risorse genetiche autoctone, Vite Ottavianello (scheda 129)

Brindisi, porto della via Appia

Il Comune di Brindisi ripercorre una storia lunga. Alla fase messapica, tra VII-VI e III secolo avanti Cristo, risalgono le mura megalitiche di Corte Capozziello e via Camassa; colonia latina dal 244 avanti Cristo, la città fu collegata a Roma dalla via Appia e dalla via Appia Traiana. Il monumento più noto sono le Colonne Romane, tradizionalmente considerate il termine dell'Appia: una crollò nel 1528, e il capitello dell'altra è oggi esposto a palazzo Granafei-Nervegna.

Dopo la distruzione longobarda del VII secolo, la città rinacque con i Normanni: la Cattedrale fu costruita tra il 1089 e il 1132 e ricostruita dopo il terremoto del 1743, mentre il tempio di San Giovanni al Sepolcro, a pianta circolare, è considerato la copia più fedele dell'Anastasis di Gerusalemme.

A Brindisi, ricorda il Comune, Federico II sposò nel 1225 Iolanda di Brienne, e agli Svevi si deve il Castello di terra. È una città che si visita bene a piedi, prima di andare in campagna.

Fonti: Comune di Brindisi — Storia del Comune

Brindisi a piedi, prima del vino

Italia.it e il Comune propongono di scoprire Brindisi partendo dal centro storico. Da piazza Duomo, la più antica della città, si visitano la Cattedrale e il Museo archeologico, poi l'ex complesso delle Scuole Pie con la Pinacoteca comunale; da lì ci si perde nei vicoli del quartiere di San Pietro degli Schiavoni, dove sotto il Nuovo Teatro Verdi affiorano resti di case romane, fino al tempietto di San Giovanni al Sepolcro.

Verso il porto si incontra la Scalinata Virgiliana sormontata dalle Colonne Romane, dove in occasione di eventi si siedono fino a 900 persone. Il lungomare accompagna lungo le banchine fino a piazza Santa Teresa, affacciata sul porto.

Con una motobarca si raggiunge la sponda opposta, il quartiere del Casale, e il Monumento al Marinaio: dalla sua terrazza, raggiungibile in ascensore, si vede tutto il porto con la città. È il modo migliore per capire perché Brindisi, prima che terra di vino, è stata una porta sul mare.

Fonti: Italia.it — Brindisi · Comune di Brindisi — Itinerari turistici

Ostuni, la Città Bianca tra gli ulivi

Il Comune di Ostuni descrive una città di circa 33.000 abitanti sulle ultime propaggini della Murgia meridionale. La città vecchia, che gli ostunesi chiamano la Terra, è dipinta interamente di bianco calce, e per questo ha meritato soprannomi come Città Bianca, Regina degli ulivi e Città presepe. Il nucleo antico, forse sede dell'acropoli messapica, sale sui fianchi di un colle dentro una cinta di mura rafforzata da torrioni aragonesi, di cui restano otto dei quindici originari.

Le strade sono un intreccio di vicoli, scalinate, corti e archi che sostengono le case; l'unica vera strada che sale in cima è via Cattedrale. Sulla sommità si alza la Cattedrale, sintesi di romanico, gotico e influenze veneziane, che domina la piana degli ulivi secolari fino al mare.

Il Comune ricorda anche un episodio risorgimentale: il 26 agosto 1860 Ostuni fu la prima città della Puglia ad abbattere gli stemmi borbonici. È la tappa ideale per la sera, quando si cercano Impigno e Ottavianello.

Fonti: Comune di Ostuni — Turismo, la città

A tavola, stagioni e bottiglie da portare a casa

Nel Brindisino il rosato da Negroamaro è un vino da tutto pasto più che da aperitivo: lo proverei con pesce azzurro, verdure ripiene e primi al pomodoro. Il rosso, più strutturato, sta bene con carni al sugo e formaggi stagionati; il Susumaniello, più fruttato, anche con salumi e piatti di legumi. Il bianco di Ostuni e l'Ottavianello, leggeri e rari, li assaggerei sul posto, in una giornata tra masserie e muretti a secco.

Non abbiamo trovato su fonti ufficiali un evento stabile dedicato ai vini di Brindisi da indicare con date certe, quindi non ne proponiamo. La vendemmia di fine estate e l'autunno sono i momenti più leggibili per un viaggio, ma le visite in cantina vanno sempre concordate con gli operatori.

Per portare a casa una bottiglia conviene leggere bene l'etichetta: Brindisi, Squinzano, Salice Salentino e Ostuni sono denominazioni diverse, mentre Susumaniello o Ottavianello indicano il vitigno, non la zona.

Il filo del viaggio

Proposta: mattina a piedi nel centro di Brindisi tra Duomo e porto, pomeriggio nella campagna del Negroamaro verso Mesagne o San Pancrazio, sera sulle colline di Ostuni per cercare Impigno e Ottavianello. Le visite in cantina si concordano con gli operatori.

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