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APULICA / VINI

Salice Salentino

DOC · Vini · Puglia

In breve

Storia e origine

Il consorzio fa risalire la coltivazione della vite in quest'area del Salento a tempi antichissimi, fino all'epoca greca, e racconta il Salice Salentino come la storia di una comunità contadina che ha tramandato le sue vigne di generazione in generazione, a partire dagli antichi alberelli.

Già negli anni Trenta del Novecento un gruppo di viticoltori della zona cominciò a far conoscere fuori dal territorio i vini da Negroamaro e Malvasia nera. Il riconoscimento arrivò nel 1976, con il disciplinare che istituì la denominazione di origine controllata Salice Salentino, oggi iscritta nel registro europeo delle denominazioni d'origine.

Il Consorzio di tutela è nato nel 2003 per iniziativa di un gruppo di produttori e dal 2013, con l'incarico erga omnes, vigila sull'uso del nome e lo difende dagli abusi. Rappresenta circa l'80% della filiera della denominazione e segue anche l'IGP Salento; fra i suoi compiti mette al primo posto la tutela dei vitigni autoctoni, a cominciare da Negroamaro e Malvasia nera.

Fonti: Consorzio di Tutela Vini DOP Salice Salentino — La nostra storia · Consorzio di Tutela Vini DOP Salice Salentino — Territorio · eAmbrosia — Salice Salentino (PDO-IT-A0567)

Zona e metodo di produzione

La zona di produzione si estende a cavallo fra due province. Nel Leccese comprende per intero i comuni di Salice Salentino, Veglie e Guagnano e una parte di Campi Salentina; nel Brindisino San Pancrazio Salentino, Sandonaci e una parte di Cellino San Marco. È un paesaggio di terre rosse e vigneti in cui il mare mitiga il clima, porta vento e rende più sapidi i suoli prossimi alla costa.

Il disciplinare prevede bianco, rosso, rosato, spumante e spumante rosé, oltre a numerose specificazioni da vitigno e all'Aleatico, anche dolce e liquoroso. Rosso e rosato si fanno con almeno il 75% di Negroamaro; con il nome del vitigno in etichetta la quota sale al 90%. Il bianco e lo spumante si basano sullo Chardonnay, per almeno il 70%; fra le menzioni da vitigno bianco ci sono anche Pinot bianco e Fiano.

Il rosso, e così il Negroamaro, diventa Riserva dopo almeno 24 mesi di invecchiamento, sei dei quali in botti di legno. Gli spumanti si ottengono per rifermentazione naturale, in bottiglia o in autoclave, senza aggiunta di anidride carbonica e solo all'interno della zona.

Fonti: Qualigeo — Salice Salentino DOP · Regione Puglia — Produzioni di qualità: Salice Salentino DOP · Consorzio di Tutela Vini DOP Salice Salentino — Territorio

Come si riconosce

Il rosso è il vino simbolo della denominazione. Ha un colore rubino intenso, a volte con sfumature violacee, che con l'invecchiamento tende al granato. Al naso porta frutti rossi maturi e frutti di bosco, prugna, cuoio e liquirizia; in bocca è pieno, caldo e robusto ma vellutato, con tannino e freschezza, e un finale leggermente amarognolo.

Il rosato da Negroamaro è, secondo il consorzio, il tipo da cui parte la storia di questa zona: alcuni viticoltori lo fanno ancora con il metodo tradizionale "a lacrima". Ha un colore rosa corallo, profumi di rosa e arancia rossa e un sorso leggero e sapido.

Il bianco va dal giallo paglierino al dorato, con profumi di frutta a polpa bianca, fiori ed erbe aromatiche, e un gusto fresco e armonico, secco o abboccato. Gli spumanti hanno perlage fine e persistente, note fruttate e di lievito o di crosta di pane, e vanno dall'extra brut all'extra dry.

Fonti: Qualigeo — Salice Salentino DOP · Consorzio di Tutela Vini DOP Salice Salentino — Il Salice Salentino

In cucina

Il consorzio suggerisce di accompagnare il rosso alla carne e ai formaggi stagionati o di media stagionatura: la sua struttura e il tannino reggono i sapori decisi della cucina dell'entroterra salentino.

Il rosato è il vino più versatile della tavola. Si abbina agli antipasti, ai primi piatti, alle verdure fresche e ai formaggi di media stagionatura, e il suo sorso sapido invita al bicchiere successivo.

Il bianco, fresco e persistente, va con il pesce, anche crudo, con gli antipasti e con i formaggi freschi.

Nelle versioni con il nome del vitigno, dal Negroamaro al Fiano, il disciplinare riconosce i caratteri tipici dell'uva e del terreno di provenienza: la scelta del piatto segue allora il vitigno, con i rossi più strutturati per le carni e i bianchi per la cucina di mare.

Fonti: Consorzio di Tutela Vini DOP Salice Salentino — Il Salice Salentino · Qualigeo — Salice Salentino DOP

Dove assaggiarlo

Il cuore della denominazione è il comune che le dà il nome, Salice Salentino, nell'entroterra fra Lecce e Brindisi, dove ha sede il consorzio. Attorno, i vigneti delle cantine associate coprono circa 1.200 ettari fra Salice Salentino, Guagnano, Veglie e Campi Salentina nel Leccese e Cellino San Marco, San Pancrazio Salentino e San Donaci nel Brindisino.

Un itinerario fra questi paesi attraversa la campagna delle terre rosse e degli alberelli, quella stessa campagna dove la vite si coltiva e si tramanda da generazioni. È qui, nelle cantine del territorio, che il vino si assaggia nel luogo in cui nasce, e la scelta delle tipologie, dal rosato al Riserva, racconta le diverse anime della zona.

Per chi parte da Lecce o da Brindisi, i comuni della denominazione sono una tappa naturale verso il Salento interno, da unire alla scoperta della cucina di tradizione che il consorzio indica come compagna di questi vini, dalla carne ai formaggi stagionati.

Fonti: Consorzio di Tutela Vini DOP Salice Salentino — Cantine · Consorzio di Tutela Vini DOP Salice Salentino — Territorio · Consorzio di Tutela Vini DOP Salice Salentino — Il Salice Salentino · Qualigeo — Salice Salentino DOP

Tutela

Quando

  • Le fonti consultate non indicano mesi.

Dove

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