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APULICA / VINI

Ostuni (vino)

DOC · Vini · Puglia

In breve

Storia e origine

L'Ostuni è una denominazione di lunga storia: è registrata dal 1973 e oggi compare nel registro europeo come DOP. Prende il nome dalla Città Bianca, che sorge sulle ultime propaggini della Murgia meridionale e guarda una piana di ulivi secolari che arriva fino al mare.

La sua identità è legata a vitigni rari. Il rosso si fa solo come Ottavianello, un'uva di cui il registro regionale delle risorse genetiche ricostruisce la storia: nella prima metà del Novecento era coltivata soprattutto sulle colline di Ostuni, Ceglie Messapica e San Vito dei Normanni, e dopo la seconda guerra mondiale occupava in queste zone circa 2.900 ettari. Secondo alcuni autori sarebbe arrivata dalla zona di Ottaviano, in Campania, portata a San Vito dei Normanni da un marchese.

Un tempo solo a Ostuni se ne ricavava un vino in purezza, mentre nel resto del Brindisino finiva in uvaggio con Malvasia nera e Negroamaro. Oggi è classificata come vitigno a rischio di erosione genetica: la denominazione è anche un modo per conservarla.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Ostuni DOP · eAmbrosia — Ostuni (PDO-IT-A0561) · Regione Puglia — Registro regionale risorse genetiche autoctone, Vite Ottavianello · Comune di Ostuni — Turismo

Zona e metodo di produzione

La zona di produzione comprende l'intero territorio di Ostuni, Carovigno, San Vito dei Normanni e San Michele Salentino e una parte dei comuni di Brindisi, Latiano e Ceglie Messapica, tutti in provincia di Brindisi. La vinificazione si fa all'interno della zona, ma per tradizione è ammessa in tutto il territorio dei comuni che vi rientrano solo in parte.

Il bianco nasce da due vitigni locali: l'Impigno, fra il 50 e l'85%, e il Francavilla, fra il 15 e il 50%, a cui si possono aggiungere Bianco d'Alessano e Verdeca fino al 10%. Il rosso esiste solo con il nome del vitigno, come Ostuni Ottavianello, e richiede almeno l'85% di quest'uva; il resto può venire da Negroamaro, Notar Domenico, Susumaniello e Malvasia nera.

Il registro regionale descrive l'Ottavianello come una pianta vigorosa, con grappoli lunghi e cilindrici e acini grandi dalla buccia sottile e nero-violacea, tanto che un tempo si usava anche come uva da tavola. Gli studiosi lo indicavano come resistente al freddo e alla siccità, e per questo lo si piantava nelle zone più alte e asciutte.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Ostuni DOP · Regione Puglia — Registro regionale risorse genetiche autoctone, Vite Ottavianello

Come si riconosce

L'Ostuni bianco ha un colore giallo paglierino intenso con accenni di riflessi dorati. Il profumo è abbastanza intenso, soprattutto fruttato, con sentori delicati di pesca e note floreali di biancospino; al gusto è secco, fresco ed equilibrato, con una buona persistenza.

L'Ostuni Ottavianello si riconosce dal colore cerasuolo, che tende a un rubino tenue. Al naso è delicato, con i profumi tipici del frutto, e in bocca è asciutto e armonico: un rosso leggero e di bella beva.

Il registro regionale ricorda che il vino di solo Ottavianello, nelle descrizioni degli anni Trenta, era di un rosso rubino brillante, con una gradazione contenuta: un carattere di freschezza che la denominazione continua a custodire.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Ostuni DOP · Regione Puglia — Registro regionale risorse genetiche autoctone, Vite Ottavianello

Dove assaggiarlo

Il punto di partenza è Ostuni, con la sua città vecchia, che gli ostunesi chiamano la Terra: un nucleo di case dipinte di calce bianca, arrampicato su un colle e chiuso da mura con torrioni aragonesi, fatto di vicoli, scalinate, archi e piazzette. In cima sorgono la Cattedrale, che unisce elementi romanici, gotici e veneziani, e il Palazzo Vescovile, da cui lo sguardo spazia sulla piana degli ulivi fino al mare.

Attorno alla città, i comuni della denominazione disegnano un itinerario fra collina e costa: Carovigno, San Vito dei Normanni, San Michele Salentino e Ceglie Messapica, con parte delle campagne di Latiano e Brindisi. È qui che il vino si assaggia nei luoghi in cui nasce, ed è l'occasione per conoscere vitigni che altrove quasi non si trovano, come Impigno, Francavilla e Ottavianello.

Ostuni stessa è una destinazione che merita più di un giorno, fra la storia antica della Città Bianca, la campagna dei secolari ulivi e la vicinanza del mare.

Fonti: Comune di Ostuni — Turismo · Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Ostuni DOP · Regione Puglia — Registro regionale risorse genetiche autoctone, Vite Ottavianello

Tutela

Quando

  • Le fonti consultate non indicano mesi.

Dove

Puglia

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