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Tintilia del Molise: il vitigno ritrovato delle colline molisane

La Tintilia è il vitigno che il Molise considera suo: un'uva rossa coltivata da secoli sulle colline della regione, quasi dimenticata nel Novecento e poi recuperata fino a diventare, nel 2011, una denominazione di origine controllata. Il vino che ne nasce, rosso rubino con riflessi violacei e note speziate, è oggi il biglietto da visita enologico di una regione piccola e poco conosciuta. Questa guida spiega che cosa dice il disciplinare, quali testimonianze storiche lo accompagnano, come cambia tra rosso, riserva e rosato, dove si coltiva e come inserirlo in un viaggio lento tra costa, borghi e tratturi.

Una DOC giovane per un vitigno antico

Il disciplinare di produzione, pubblicato dal Ministero dell'agricoltura, indica che la denominazione di origine controllata Tintilia del Molise è stata approvata con decreto del 1° giugno 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 17 giugno 2011, e poi modificata più volte, l'ultima con decreto del 22 settembre 2022. Nell'elenco ministeriale dei vini DOP italiani compare tra le denominazioni del Molise insieme a Biferno, Molise e Pentro di Isernia. Italia.it ricorda proprio queste quattro DOC della regione: Tintilia, Biferno, Molise e Pentro. Le tipologie previste sono tre: Rosso, Rosso riserva e Rosato. Per tutte è obbligatorio indicare in etichetta l'annata di produzione delle uve, e il disciplinare vieta qualificazioni come fine, scelto, selezionato, extra, superiore o vecchio.

Fonti: Masaf — Elenchi e disciplinari vini (disciplinare DOC Tintilia del Molise) · Masaf — Elenco alfabetico dei vini DOP italiani · Italia.it — Molise, piccolo e gustoso scrigno di pietanze e prodotti identitari

Testimonianze dal Settecento a Parigi

La sezione del disciplinare dedicata al legame con il territorio raccoglie la storia del vitigno. Le testimonianze della Tintilia in Molise risalgono alla fine del Settecento, in epoca borbonica, e la sua presenza è attestata dall'agronomo Raffaele Pepe di Civitacampomarano in un manoscritto del 1810; lo stesso Pepe, nel 1812, invitava i produttori a migliorare la vinificazione senza pratiche sofisticate. L'introduzione e la diffusione del vitigno si devono, secondo il testo, a nobili e possidenti dei comuni del Contado di Molise. Nel 1836 Giuseppe del Re descriveva vigneti quasi tutti su colli e poggi, per circa 4.000 ettari. Il disciplinare ricorda inoltre che nella seconda metà dell'Ottocento una casa vinicola molisana imbottigliava Tintilia e che un vino del 1890 ottenne la medaglia d'oro alla mostra vinicola di Parigi del 1900.

Fonti: Masaf — Elenchi e disciplinari vini (disciplinare DOC Tintilia del Molise)

Uve, zona e colline sopra i 200 metri

Il vino deve nascere da vigneti composti per almeno il 95 per cento da Tintilia; il resto può venire da altri vitigni non aromatici idonei nelle province di Campobasso e Isernia. La zona comprende numerosi comuni delle due province, quasi tutti nel medio e alto Molise: tra quelli della provincia di Isernia ci sono Agnone, Pietrabbondante, Isernia e Venafro; in provincia di Campobasso, tra gli altri, Campobasso, Larino, Guglionesi, Trivento e Petrella Tifernina. Sono ammessi solo vigneti in collina, ad almeno 200 metri di altitudine; il disciplinare spiega che la collina è l'ambiente più adatto e richiama i piccoli appezzamenti distesi su dorsi assolati e perfino su speroni rocciosi. La resa massima è di 8 tonnellate per ettaro; la vinificazione deve avvenire nella zona, con la possibilità di farla anche a Campomarino e Termoli.

Fonti: Masaf — Elenchi e disciplinari vini (disciplinare DOC Tintilia del Molise) · Qualigeo — Tintilia del Molise DOP

Rosso, riserva e rosato

Il disciplinare descrive tre vini diversi. Il Rosso è rubino intenso con riflessi violacei, dal profumo vinoso e intenso, secco, armonico e morbido, con un minimo di 11,5 gradi. La Riserva deve invecchiare almeno due anni a partire dal 1° novembre della vendemmia: diventa rosso granato con riflessi aranciati, con profumo speziato e intenso e almeno 13 gradi; va venduta solo in bottiglie di vetro con tappo di sughero. Il Rosato ha un colore più o meno intenso, un profumo fruttato e delicato, un gusto asciutto e fresco. Qualigeo riprende le stesse descrizioni, sottolineando le note speziate del rosso. Per chi assaggia, la sequenza più chiara è partire dal rosato, passare al rosso giovane e finire con una riserva, per seguire come la stessa uva cambia con il tempo.

Fonti: Masaf — Elenchi e disciplinari vini (disciplinare DOC Tintilia del Molise) · Qualigeo — Tintilia del Molise DOP

Il paesaggio: colline, Biferno e mare

Per capire dove cresce la Tintilia conviene seguire l'itinerario che italia.it propone lungo il Biferno, dalla zona montuosa di Campobasso fino al mare. Si parte da Campobasso, con il castello Monforte e il Museo sannitico, si scende verso Petrella Tifernina lungo una valle fertile che ospita la DOC Biferno, la più estesa del Molise con circa 380 ettari di vigneti, si prosegue verso Larino, con la cattedrale consacrata nel 1319 e l'anfiteatro romano, e verso le colline dell'olio di Colletorto e Casacalenda. L'arrivo è Termoli, borgo marinaro con il castello svevo voluto da Federico II nel 1247, circondato da vigneti; vicino c'è Campomarino, dove a fine luglio si tiene una sagra del vino. Il disciplinare della Tintilia, del resto, ammette la vinificazione proprio a Campomarino e Termoli.

Fonti: Italia.it — Itinerario in Molise tra arte, cultura e gusto · Masaf — Elenchi e disciplinari vini (disciplinare DOC Tintilia del Molise)

A tavola con la cucina molisana

Italia.it propone, nella sua serie di videoricette, un risotto mantecato al caciocavallo con una riduzione di vino Tintilia e tartufo, presentato come piatto da accompagnare con un bicchiere di Tintilia del Molise: un abbinamento che mette insieme tre prodotti identitari della regione. La stessa piattaforma descrive una cucina molisana fatta di cavatelli e fusilli, del ragù con la brasciola a Campobasso, della pezzata di pecora a Capracotta, di salumi come la ventricina e il capofreddo, e di formaggi di montagna. Il rosso giovane funziona bene con la pasta al sugo di carne e con i salumi; la riserva, più speziata, accompagna agnello, carni brasate e formaggi stagionati come il caciocavallo di Agnone; il rosato, servito fresco, regge anche il brodetto di Termoli.

Fonti: Italia.it — Risotto mantecato al caciocavallo con riduzione di vino Tintilia e tartufo · Italia.it — Molise, piccolo e gustoso scrigno di pietanze e prodotti identitari

Visitare le cantine

La Tintilia è prodotta da un numero limitato di aziende, spesso piccole e familiari, distribuite tra le colline di Campobasso e quelle dell'Isernino. Non esiste un circuito di visite con orari fissi: ogni passaggio in cantina va concordato in anticipo con gli operatori, specialmente nel periodo della vendemmia, quando il lavoro in vigna ha la precedenza. Le distanze in Molise sono brevi ma le strade interne sono lente: è meglio programmare una o due visite al giorno, alternate a un borgo o a un sito archeologico, piuttosto che inseguire molte degustazioni. La primavera e l'inizio dell'autunno sono i periodi più piacevoli per girare le colline. Guidare dopo una degustazione è sconsigliato: valutate un autista o una sosta per la notte vicino alla cantina.

Comprarla e portarla a casa

Leggere l'etichetta è il primo passo: la denominazione Tintilia del Molise, l'annata obbligatoria e, se presente, la menzione riserva dicono già molto. Una riserva ha bisogno di tempo e di una tavola importante; un rosso giovane si beve con più leggerezza; il rosato è il vino da aprire nei mesi caldi. Per un viaggio in auto, poche bottiglie ben protette dal caldo bastano a raccontare la regione; in aereo conviene usare imballi rigidi e rispettare le regole del bagaglio. Comprare direttamente in cantina permette di chiedere da quali vigneti arriva il vino e a che altitudine si trovano, un dettaglio che il disciplinare considera centrale. Abbinare una bottiglia a un caciocavallo stagionato o a un salume molisano è il modo più semplice per riportare a casa un pezzo di viaggio.

Il filo del viaggio

Proposta: tre giorni lungo il Biferno. Primo giorno a Campobasso, secondo tra Petrella Tifernina e Larino con una visita in cantina concordata con gli operatori, terzo a Termoli tra castello svevo e borgo marinaro, con un rosato di Tintilia accanto al brodetto. Chi ha un giorno in più può salire verso Agnone e Pietrabbondante, dentro la zona della DOC, per abbinare la riserva al caciocavallo dell'Alto Molise.

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