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Venafro: l'olio celebrato dai Latini e il primo parco dell'olivo

Venafro, in provincia di Isernia, è la porta occidentale del Molise e una delle città dell'olio più citate dagli autori antichi. Non esiste una denominazione chiamata olio di Venafro: quello che rende unico il luogo è un paesaggio di uliveti secolari e terrazzamenti, protetto dal Parco regionale storico agricolo dell'olivo, che si presenta come la prima area protetta del Mediterraneo dedicata a questa pianta, e una varietà locale, l'aurina, identificata con l'antica Licinia. Questa guida mette in fila le fonti antiche, il parco e il modo migliore per visitarlo.

L'olio più lodato del mondo antico

La guida breve pubblicata dal Comune di Venafro mette in fila gli autori antichi che hanno parlato dell'olio venafrano: Marco Porcio Catone, che qui possedeva un uliveto; Orazio, secondo cui l'oliva di Taranto gareggiava con quella di Venafro; e poi Columella, Varrone, Ovidio, Marziale, Plinio il Vecchio, Giovenale, Strabone, Palladio e Macrobio.

Alcune citazioni sono rimaste famose. Plinio scriveva che l'Italia aveva conquistato il primato mondiale nell'olio soprattutto grazie al territorio di Venafro e all'olio liciniano; Strabone indicava Venafro come il luogo da cui veniva l'olio migliore; Giovenale ricordava il signore che condiva il suo pesce con olio venafrano. Qualigeo aggiunge che Orazio, nelle Satire, consigliava l'olio di Venafro per preparare due salse del suo tempo.

Anche la scheda dell'associazione Città dell'Olio ricorda Varrone, Plinio, Strabone, Orazio, Marziale e Giovenale, e sottolinea che la qualità dell'olio prodotto oggi attorno alla città resta riconosciuta. Nessun altro luogo olivicolo, scrive il Comune, può vantare una «certificazione» letteraria così antica.

Fonti: Comune di Venafro — Venafro, breve guida alla città (2014) · Associazione nazionale Città dell'Olio — Venafro · Qualigeo — Molise DOP olio extravergine di oliva

Aurina, l'antica Licinia

Secondo la scheda di Città dell'Olio dedicata al Parco, l'aurina è una varietà autoctona esclusiva di Venafro, identificata con la Licinia dei Romani; la guida del Comune la chiama la liciniana celebrata dagli scrittori latini. Qualigeo ricorda che Plinio descriveva gli olivi introdotti nella zona da Licinio e l'ottima qualità del loro olio, e che nel tempo all'aurina si sono affiancate in Molise la Gentile di Larino, la Rosciola e l'Oliva Nera di Colletorto.

Accanto all'aurina il Parco conserva altre varietà antiche: Pallante, Olivastro breve, Olivastro dritto, Rotondella, Rossuola, Olivastrello, Olivo maschio, Gragnaro e Lagrimella. È un piccolo archivio vivente della biodiversità olivicola.

La guida comunale cita anche Cosmo de Utris, secondo cui Venafro era famosa per l'abbondanza di olio e grano già duecento anni prima di Cristo, e ricorda che il Comune fu tra i fondatori dell'associazione Città dell'Olio nel 1994. Gli uliveti secolari sono considerati un monumento del territorio, al pari dei suoi edifici storici.

Fonti: Associazione nazionale Città dell'Olio — Parco regionale storico agricolo dell'olivo di Venafro · Comune di Venafro — Venafro, breve guida alla città (2014) · Qualigeo — Molise DOP olio extravergine di oliva

Il Parco regionale storico agricolo dell'olivo

La scheda di Città dell'Olio presenta il Parco come la prima area protetta dedicata all'olivo nel Mediterraneo, nata per conservare l'olivicoltura tradizionale e per dare una nuova occasione a un territorio segnato negli ultimi decenni da incuria e abbandono. La guida del Comune riprende le stesse parole e ricorda che per i Romani l'olio di qui era il più pregiato del mondo antico.

Il Parco occupa le pendici del monte Santa Croce, detto anche monte Cerino, nome che rimanderebbe al culto sannitico di Ercole Curino. Gli uliveti salgono fino a circa 400 metri lungo il vallone della Madonna della Libera, poi lasciano spazio a boschi misti con grandi roverelle.

Nell'area restano antichi terrazzamenti, impianti rurali romani con cisterne, mura poligonali sannitiche vicino alla vetta e il sentiero della «montagna spaccata», che conserva la memoria della Seconda guerra mondiale. Falesie, affioramenti calcarei e rupi completano un paesaggio che il Parco tutela anche come sito di interesse comunitario.

Fonti: Associazione nazionale Città dell'Olio — Parco regionale storico agricolo dell'olivo di Venafro · Comune di Venafro — Venafro, breve guida alla città (2014)

Visitare il parco: sentieri e mulattiere

La guida del Comune descrive le escursioni nel Parco lungo sentieri panoramici e antiche mulattiere sistemate e percorribili. Si parte dagli uliveti secolari del Campaglione, si risale la costa del monte Santa Croce sopra la piana di Venafro e ci si dirige verso Conca Casale, passando per la Torricella, una torre di avvistamento medievale avvolta da leggende, oggi restaurata e visitabile.

Oltre la torre il paesaggio cambia: falesie, boschi antichi e speroni di roccia, con ampie vedute sulla valle del Volturno. La scheda di Città dell'Olio segnala nell'area rapaci come biancone, lanario, pellegrino e poiana, e la presenza occasionale del lupo ai margini del Parco.

L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale censisce il Parco tra i musei e i centri visita del Molise: si trova in strada comunale del Campaglione, è un'area aperta e le visite guidate si fanno su prenotazione. Conviene organizzarle prima di partire, soprattutto nel periodo della raccolta.

Fonti: Comune di Venafro — Venafro, breve guida alla città (2014) · ISPRA — Parco regionale agricolo storico dell'olivo di Venafro · Associazione nazionale Città dell'Olio — Parco regionale storico agricolo dell'olivo di Venafro

Venafro romana: acquedotti, teatri e ville

L'olio di Venafro era famoso perché la città, in epoca romana, era un centro agricolo ricco. La guida del Comune racconta che dopo le guerre sannitiche Venafro divenne municipio e poi colonia, e che per circa quattro secoli conobbe un grande splendore: vi soggiornava l'aristocrazia romana e vi si produceva il miglior olio del tempo.

Di quella stagione restano testimonianze importanti. Augusto fece costruire un acquedotto di circa 30 chilometri per portare in città l'acqua delle sorgenti del Volturno, e la «Tavola acquaria» con le norme del suo editto è conservata nel museo archeologico di Santa Chiara. L'anfiteatro del Verlasce poteva accogliere fino a 15.000 spettatori; il teatro di Sant'Aniello, addossato alla montagna, circa 3.500.

Qualigeo ricorda che in Molise quasi tutte le ville romane ritrovate avevano cantine con grandi orci per l'olio, segno di una produzione abbondante già nell'antichità. Guardare gli uliveti del Parco con questa storia in mente cambia il modo di vederli.

Fonti: Comune di Venafro — Venafro, breve guida alla città (2014) · Qualigeo — Molise DOP olio extravergine di oliva

Venolea e la città monumentale

La scheda di Città dell'Olio ricorda l'edizione 2019 di Venolea, dal 21 al 24 novembre, con il premio dedicato a Plinio; non riporta edizioni successive, quindi conviene verificare con il Comune se e quando la manifestazione si ripete. La guida comunale si apre con le parole di Vincenzo Lomonaco, secondo cui chi arriva a Venafro calca una terra monumentale.

I luoghi da vedere non mancano. Il Castello Pandone, oggi museo nazionale, conserva gli affreschi a grandezza naturale dei ventisei stalloni dell'allevamento di Enrico Pandone; il museo archeologico di Santa Chiara custodisce la Venere di Venafro e gli scacchi datati al X secolo, tra i più antichi d'Europa; il museo Winterline racconta la guerra lungo la linea che attraversò la zona, e lungo il Volturno c'è l'oasi Le Mortine.

Secondo la stessa guida, la storia di Venafro dura da almeno ventisei secoli. È una città che si presta a unire una passeggiata tra gli olivi a una giornata di musei e chiese.

Fonti: Associazione nazionale Città dell'Olio — Parco regionale storico agricolo dell'olivo di Venafro · Comune di Venafro — Venafro, breve guida alla città (2014) · Comune di Venafro — Informazioni sulla città di Venafro

La DOP Molise: regole e etichetta

Va chiarito un equivoco: olio di Venafro non è una denominazione protetta. L'olio della zona può però essere certificato come Molise DOP, la denominazione regionale che, secondo Qualigeo, riguarda quasi tutto il territorio delle province di Isernia e Campobasso. Il disciplinare richiede almeno l'80% di aurina, Gentile di Larino, Oliva Nera di Colletorto e Leccino, da sole o insieme, con altre varietà regionali fino al 20%.

Le regole di frantoio sono precise: olive raccolte dalla pianta, mai quelle cadute a terra, trasportate in contenitori rigidi e forati e molite entro due giorni; la gramolatura non supera i 50 minuti e l'acqua resta sotto i 25 gradi. L'olio è giallo-verde, fruttato da leggero a medio, con un piccante o un amaro delicati.

In etichetta devono comparire il nome Molise con la menzione DOP, il simbolo europeo e l'annata, e la bottiglia porta un contrassegno con un codice univoco per la tracciabilità. Qualigeo consiglia di conservarlo al fresco e al buio e di consumarlo entro quattro-sei mesi dalla spremitura.

Fonti: Qualigeo — Molise DOP olio extravergine di oliva

L'olio a tavola e i prodotti del Molise

La guida del Comune ricorda che l'olio extravergine è ben presente nella cucina venafrana, con diversi piatti tipici in cui è protagonista. Qualigeo suggerisce di usare l'olio Molise DOP sui primi piatti e come condimento di minestre e zuppe di legumi: un buon motivo per assaggiarlo crudo, a fine cottura.

Nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali il Molise registra anche le olive curate, cioè le olive all'acqua e sale, una delle preparazioni domestiche più diffuse nelle zone olivicole. La guida di Italia.it ai prodotti molisani apre proprio con il pane di Venafro e ricorda, a poca distanza, la Signora di Conca Casale, un insaccato di maiale dalla forma irregolare, e la cipolla di Isernia, schiacciata e dolce, protagonista della cipollata.

La stessa guida cita le quattro DOC del Molise, Tintilia, Biferno, Molise e Pentro, e i formaggi dell'Alto Molise: da Venafro si può costruire un itinerario che sale verso Isernia, Pietrabbondante e Agnone.

Fonti: Comune di Venafro — Venafro, breve guida alla città (2014) · Qualigeo — Molise DOP olio extravergine di oliva · Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali 2022, allegato I (copia pubblicata dal progetto regionale Biodiversità Puglia) · Italia.it — Prodotti e piatti tipici del Molise

Quando andare e come scegliere l'olio

Andrei a Venafro in autunno, quando negli uliveti si raccoglie e l'olio nuovo arriva nei frantoi, e camminerei nel Parco al mattino, con scarpe adatte e una visita guidata prenotata. Il pomeriggio è il momento giusto per il castello e il centro storico.

Per l'acquisto chiederei sempre la varietà, l'annata e se l'olio è certificato con una denominazione: un monovarietale di aurina racconta il luogo meglio di un blend generico, e la DOP Molise in etichetta è una garanzia di regole controllate. Assaggerei l'olio su pane e legumi, senza coprirlo con altri condimenti, e confronterei due o tre oli diversi per capire le differenze.

In valigia le bottiglie viaggiano meglio se scure, piccole e protette dalla luce; a casa vanno tenute al fresco e consumate presto, quando il profumo è ancora pieno. Le visite a frantoi o aziende vanno concordate con gli operatori: nel periodo della raccolta il lavoro ha la precedenza.

Il filo del viaggio

Proposta: una giornata d'autunno a Venafro, con la mattina nel Parco dell'olivo lungo le mulattiere fino alla Torricella, con visita guidata prenotata, il pomeriggio al Castello Pandone e una sosta in un frantoio da concordare con gli operatori; il viaggio può proseguire verso le Mainarde e il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, o verso il Molise sannita.

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