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APULICA / OLI E GRASSI

Molise (olio extravergine di oliva)

DOP · Oli e grassi · Molise

In breve

Storia e origine

L'olivo nel Molise ha radici antichissime, e gli scrittori latini lo testimoniano. Cicerone, nell'orazione Pro Cluentio, loda l'operosità degli abitanti di Larino e la fertilità delle loro terre; Orazio, nelle Satire, raccomanda l'olio di Venafro per preparare due salse in uso al suo tempo; Plinio il Vecchio racconta degli olivi portati nella zona da Licinio e della bontà dell'olio che se ne ricavava.

Alle parole si aggiungono gli scavi: quasi tutte le ville romane rinvenute nella regione avevano cantine con grandi orci per l'olio, segno di una produzione abbondante già nell'antichità. A Venafro la cultivar Aurina, autoctona del luogo, viene identificata con l'antica «Licinia» dei Romani, e accanto a lei sopravvivono varietà storiche come la Pallante, la Rossuola e la Lagrimella.

Nei secoli all'Aurina si sono affiancate la Gentile di Larino, la Rosciola e l'Oliva nera di Colletorto. Oggi le pendici di Monte Santa Croce e Monte Corno, sopra Venafro, sono il primo parco regionale dedicato all'olivo, nato per conservare l'olivicoltura tradizionale e i suoi terrazzamenti antichi.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Molise DOP · Associazione Nazionale Città dell'Olio — Parco Regionale Storico Agricolo dell'Olivo di Venafro

Zona e metodo di produzione

La zona di produzione dell'olio extravergine Molise DOP abbraccia quasi tutto il territorio regionale, nelle province di Campobasso e di Isernia: dalle colline dell'interno fino ai rilievi che guardano la costa adriatica.

Il disciplinare fissa le varietà: Aurina, Gentile di Larino, Oliva nera di Colletorto e Leccino, sole o insieme, devono pesare almeno per l'80% negli oliveti. Il resto, fino al 20%, può venire da altre varietà presenti in regione, come Paesana bianca, Sperone di gallo, Olivastro e Rosciola.

Le olive si raccolgono dall'albero, a mano o con mezzi meccanici, a partire dall'invaiatura; i frutti caduti a terra non si possono usare. Il trasporto al frantoio avviene in contenitori rigidi e forati, e le olive attendono in locali freschi e aerati. La molitura deve avvenire entro due giorni dalla raccolta, e la gramolatura non può superare i 50 minuti, con acqua a temperatura controllata non oltre i 25 °C.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Molise DOP

Come si riconosce

All'aspetto l'olio Molise DOP è giallo con riflessi verdi. Al naso è fruttato, con un'intensità che va da leggera a media; in bocca conferma il fruttato e lascia una sensazione delicata di piccante o di amaro.

Il disciplinare chiede parametri precisi: un'acidità libera sotto lo 0,5%, un punteggio al panel test superiore a 6,5 e un contenuto di polifenoli totali oltre i 100 ppm, valori che descrivono un olio fresco e ben conservato.

In commercio si trova solo in recipienti di vetro fino a cinque litri. L'etichetta riporta il nome Molise con la menzione Denominazione di Origine Protetta, il simbolo europeo e l'annata di produzione, e ogni confezione porta un contrassegno di garanzia con un codice alfanumerico univoco che permette di risalire al lotto.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Molise DOP

In cucina

Le schede ufficiali consigliano l'olio Molise DOP soprattutto a crudo sui primi piatti e come condimento di minestre e zuppe di legumi, dove il fruttato e la lieve nota piccante accompagnano bene i sapori della cucina di casa.

Perché resti al meglio va trattato come un alimento delicato: conservato al fresco e al buio, fra 14 e 18 °C, lontano da fonti di calore e da cibi dall'odore intenso. Il consiglio è di consumarlo entro quattro-sei mesi dalla spremitura, quando il suo profilo aromatico è più pieno.

Nella tavola molisana l'olio entra anche nei dolci della tradizione: i piccillati, per esempio, sono una frolla fatta con olio e vino e ripiena di confettura d'uva. È un modo semplice per scoprire come l'olio accompagni la regione dalla minestra al fine pasto.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Molise DOP · Italia.it — Molise, prodotti e piatti tipici

Dove assaggiarlo

Per conoscere l'olio molisano nel suo paesaggio, Venafro è la tappa più eloquente: sulle pendici di Monte Santa Croce il Parco regionale dell'Olivo conserva oliveti terrazzati, varietà antiche e resti di impianti rustici di età romana, in un ambiente dove il bosco sale fino alla lecceta e alla faggeta.

Nell'Isernino, Fornelli è uno dei borghi più belli d'Italia ed è Città dell'Olio, circondato da ulivi che danno un olio fruttato e leggero. Nel basso Molise, Larino lega il suo nome alla Gentile di Larino: la zona è ancora coltivata soprattutto a grano e olive, e la sua antica fiera agricola ha un padiglione dedicato ai prodotti locali.

Colletorto, che dà il nome a una delle varietà del disciplinare, completa una mappa che attraversa tutta la regione: un viaggio lungo i tratturi del Molise passa inevitabilmente fra gli oliveti.

Fonti: Associazione Nazionale Città dell'Olio — Parco Regionale Storico Agricolo dell'Olivo di Venafro · Italia.it — Fornelli, il borgo delle Torri e dell'Olio · Italia.it — Un viaggio nel Molise di Larino e Guglionesi · Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Molise DOP

Tutela

Quando

  • Le fonti consultate non indicano mesi.

Dove

Molise

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