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Limoni sul pergolato sotto le reti, Costiera Amalfitana

APULICA / Guide ai sapori

Lo sfusato amalfitano: limoni, terrazze e un paesaggio costruito a mano

In Costiera amalfitana il limone non è un ornamento da cartolina: è la coltura che ha disegnato i versanti, tenuto insieme i terreni ripidi e accompagnato per secoli i commerci per mare. Lo «sfusato amalfitano», tutelato come IGP Limone Costa d’Amalfi, si riconosce per la forma allungata e la buccia profumata. Questa guida racconta da dove viene, come si coltiva sulle terrazze, che cosa dice la tutela e come trasformarlo nel filo di una giornata a piedi tra Maiori e Minori, con il paesaggio UNESCO sullo sfondo.

Limoni sul pergolato sotto le reti, Costiera Amalfitana · Foto: donarreiskoffer / Wikimedia Commons — CC BY-SA 3.0 · Ridimensionata e convertita in WebP.

Perché si chiama sfusato

La scheda della Regione Campania spiega che il nome della varietà, Sfusato Amalfitano, tiene insieme due informazioni: la forma affusolata del frutto e la zona in cui si è differenziato nel tempo, la Costiera amalfitana. È un limone di dimensioni medio-grosse, di almeno 100 grammi, con buccia di medio spessore e di un giallo particolarmente chiaro. L’aroma è intenso grazie alla ricchezza di oli essenziali e terpeni, un carattere considerato pregiato per il liquore di limoni. La polpa è succosa e moderatamente acida, con pochi semi. La Regione ricorda anche che studi dell’Università Federico II di Napoli lo indicano tra le varietà più ricche di vitamina C, e che il prodotto è apprezzato sia per il consumo fresco sia per il limoncello.

Fonti: Regione Campania, Assessorato Agricoltura — Limone Costa d'Amalfi IGP

Una storia marinara

Secondo il Consorzio di tutela, i limoneti compaiono in Costiera fin dall’XI secolo e vengono chiamati «giardini» per la cura con cui sono tenuti; servivano anche a proteggere i versanti dal dissesto. Per un popolo di navigatori avere limoni a bordo significava avere un rimedio contro lo scorbuto. La Regione Campania aggiunge che già nell’XI secolo la Repubblica amalfitana stabilì che sulle navi ci fossero sempre scorte di questi frutti, e che tra Quattrocento e Ottocento i limoni amalfitani furono molto richiesti anche dai Paesi del Nord Europa. Nel Seicento lo storico Matteo Camera parla di limoni trasportati via mare da Minori insieme a «cetrangoli», le arance amare; un testo dello stesso secolo cita un «limon amalphitanus» molto simile allo sfusato di oggi. Nel Novecento le spedizioni raggiungevano anche le Americhe.

Fonti: Consorzio di tutela Limone Costa d'Amalfi IGP — Storia · Regione Campania, Assessorato Agricoltura — Limone Costa d'Amalfi IGP

Terrazze, pagliarelle e raccolte ripetute

La coltivazione tipica, spiega la Regione Campania, avviene su terrazzamenti lungo i versanti più ripidi. Un tempo le piante venivano coperte con le «pagliarelle», stuoie di paglia oggi sostituite in gran parte da reti ombreggianti. Il limone fiorisce e fruttifica più volte, per cui la raccolta si ripete nel corso dell’anno, ma la produzione più pregiata è quella tra marzo e fine luglio. La superficie coltivata è di circa 400 ettari, con un raccolto medio di circa 8.000 tonnellate. La stessa scheda segnala un problema serio: l’abbandono dei limoneti più impervi, dovuto alle piccole dimensioni delle aziende e alla difficoltà di accesso. Trasportare i frutti nelle ceste sul capo, come facevano le donne del posto, oggi non è più proponibile, e teleferiche o monorotaie non hanno ancora risolto la questione.

Fonti: Regione Campania, Assessorato Agricoltura — Limone Costa d'Amalfi IGP

Dodici comuni e la tutela IGP

La scheda della Regione Campania ricorda che l’indicazione geografica protetta Limone Costa d’Amalfi è stata riconosciuta con il regolamento (CE) n. 1356 del 4 luglio 2001, pubblicato il giorno dopo nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. La Regione Campania indica i dodici comuni della zona: Amalfi, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti e Vietri sul Mare. Il Consorzio di tutela si è costituito il 3 ottobre 2002 ed è stato riconosciuto dal Ministero con decreto del 29 luglio 2003; la Regione ne indica la sede legale ad Amalfi e quella operativa a Minori. Tra i compiti del Consorzio ci sono la protezione della denominazione, la promozione del prodotto e la conservazione delle tecniche tradizionali di coltivazione.

Fonti: Regione Campania, Assessorato Agricoltura — Limone Costa d'Amalfi IGP · Consorzio di tutela Limone Costa d'Amalfi IGP — Il Consorzio

Un paesaggio culturale UNESCO

La Costiera amalfitana è iscritta nella Lista del patrimonio mondiale dal 1997. La scheda UNESCO la descrive come un paesaggio mediterraneo di eccezionale valore, nato da una topografia drammatica e da una lunga storia: accanto a rocce, boschi e macchia ci sono agrumeti e vigneti, piantati ovunque l’uomo trovasse un punto adatto. Le comunità hanno sviluppato le coltivazioni a terrazza per vigne e frutteti nelle parti basse e la pastorizia in quelle alte. Italia.it ricorda che la Costiera si estende da Positano a Vietri sul Mare, tra il Golfo di Salerno e i Monti Lattari, e che le sue terrazze ospitano agrumi, viti e olivi. Guardare i limoneti con questa chiave aiuta a capire che ogni muro a secco è parte del patrimonio, non un semplice sfondo per la fotografia.

Fonti: UNESCO World Heritage Centre — Costiera Amalfitana · Italia.it — Costiera Amalfitana

A piedi tra Maiori e Minori

Il Touring Club Italiano, in una visita guidata organizzata dal suo Club di territorio di Salerno, descrive il Sentiero dei Limoni come un percorso pedonale tra Maiori e Minori che raggiunge il villaggio di Torre, in posizione panoramica sul promontorio tra le due cittadine, costeggiando i limoneti in cui si coltiva lo sfusato amalfitano IGP. Il programma partiva dalla Collegiata di Santa Maria a Mare a Maiori, toccava la chiesa di San Michele a Torre e scendeva verso il centro di Minori, con spiegazioni sulle tecniche colturali e sulla storia degli agrumi in Costiera. Al termine era prevista la visita alla Villa Romana di Minori. È un modo concreto per vedere da vicino i limoneti terrazzati, invece di guardarli soltanto dal mare o dalla strada.

Fonti: Touring Club Italiano, Club di territorio di Salerno — Il Sentiero dei Limoni e la Villa Romana (2024)

In cucina: dall’insalata al caffè

Per la buccia spessa, la polpa succosa e semidolce e la quasi assenza di semi, scrive la Regione Campania, lo sfusato è molto usato in cucina. Nella zona viene spesso servito al naturale, preparato in insalata, e usato come condimento: con il pesce, negli antipasti di mare, nei primi piatti, sulle carni, intero, a fette o come ingrediente. Alcuni bar servono perfino il «caffè al limone». C’è poi il limoncello, infuso di bucce in alcol, che qui, come a Sorrento e a Capri, ha trovato la sua zona d’elezione. L’aroma dello sfusato è alla base di molti dolci locali: le «delizie», i babà al limoncello, torte, profiteroles e cioccolatini. Italia.it, tra i prodotti da provare in Costiera, cita anche gli ’ndunderi, grossi gnocchi di semola e ricotta, che si prestano bene a un condimento agrumato.

Fonti: Regione Campania, Assessorato Agricoltura — Limone Costa d'Amalfi IGP · Italia.it — Costiera Amalfitana

Come assaggiarlo davvero

Il modo più istruttivo per capire lo sfusato è assaggiarlo in tre forme nella stessa giornata. Prima a fette, crudo, magari con un pizzico di sale: si sente quanto poco aggressiva sia l’acidità rispetto a un limone comune. Poi in un piatto in cui la scorza conta più del succo, come una pasta o un pesce cotto semplicemente: è lì che emergono gli oli essenziali. Infine in un dolce, che mostra come lo stesso profumo regga anche lo zucchero. Il limoncello lo lascerei per ultimo e in piccola quantità, perché l’alcol tende a coprire le sfumature. Con il pesce sceglierei un bianco della Costa d’Amalfi, fresco e sapido. Chi ha la cucina a disposizione può provare a grattugiare la scorza su una mozzarella di bufala: un abbinamento campano che non ha bisogno di altro.

Stagione, feste e cosa portare a casa

Sulla base della stagione indicata dalla Regione, la primavera e l’inizio dell’estate sono il periodo in cui i limoneti mostrano il raccolto migliore e i sentieri sono ancora percorribili senza il caldo pieno; d’estate la Costiera è affollata e conviene camminare presto la mattina. Nelle fonti istituzionali consultate non abbiamo trovato una sagra del limone con date ufficiali e stabili, quindi non ne indichiamo una: prima di partire vale la pena controllare i siti dei comuni e del Consorzio. Da portare a casa, i limoni freschi viaggiano bene se non sono schiacciati e restano al fresco per qualche giorno; il limoncello va scelto leggendo l’etichetta e cercando il riferimento al Limone Costa d’Amalfi IGP, perché il solo nome del liquore non garantisce l’origine del frutto.

Il filo del viaggio

Proposta: mattina presto sul Sentiero dei Limoni da Maiori a Minori, con sosta a Torre per guardare le terrazze dall’alto; a Minori la Villa Romana e un pranzo in cui il limone compare crudo, in un primo e in un dolce. Nel pomeriggio, chi vuole può concordare con gli operatori la visita a un limoneto per vedere da vicino le coperture e il lavoro sulle terrazze.

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