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APULICA / OLI E GRASSI

Collina di Brindisi (olio extravergine di oliva)

DOP · Oli e grassi · Puglia

In breve

Storia e origine

Le colline del Brindisino sono da sempre una terra adatta all'olivo. Già Greci e Fenici ne avevano colto le potenzialità, e in epoca romana il territorio si distingueva per la coltivazione degli oliveti.

La varietà più diffusa della zona è l'Ogliarola: Plinio il Vecchio, nel I secolo dopo Cristo, la chiamava Olea lapygia, e il nome con cui la conosciamo oggi ricorda proprio l'abbondanza d'olio che se ne ricava. Le origini antichissime dell'olivo in quest'area si leggono ancora nel paesaggio, nei grandi alberi secolari che crescono nelle campagne di Ostuni e di Fasano.

Su questa tradizione si fonda la Denominazione di Origine Protetta Collina di Brindisi, registrata nell'Unione europea e affidata a un consorzio di tutela.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Collina di Brindisi DOP · eAmbrosia — Collina di Brindisi (PDO-IT-1508)

Zona e metodo di produzione

La zona di produzione, trasformazione e confezionamento comprende otto comuni della provincia di Brindisi: Carovigno, Ceglie Messapica, Cisternino, Fasano, Ostuni, San Michele Salentino, San Vito dei Normanni e Villa Castelli.

L'olio nasce per almeno il 70% da olive di Ogliarola salentina; il resto può venire da altre varietà diffuse sul territorio, come Cellina di Nardò, Coratina, Frantoio, Leccino e Piccoline, da sole o insieme.

La raccolta comincia con l'inizio della maturazione e deve chiudersi entro il 31 gennaio. Le olive si colgono direttamente dalla pianta, a mano o con mezzi meccanici, e vanno lavate e molite entro il secondo giorno dalla raccolta, così da arrivare al frantoio ancora integre.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Collina di Brindisi DOP

Come si riconosce

L'olio Collina di Brindisi DOP ha un colore che va dal verde al giallo. Al naso offre un fruttato medio-leggero; in bocca il sapore è fruttato, con una leggera percezione di amaro e di piccante.

Il disciplinare fissa un'acidità massima di 0,8 grammi per 100 grammi e un punteggio al panel test di almeno 6,5. Si vende in vetro o in latta di non più di cinque litri; l'etichetta riporta la denominazione con la menzione DOP, il simbolo europeo e l'annata di produzione, e un contrassegno con codice alfanumerico univoco permette di risalire alla filiera.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Collina di Brindisi DOP

In cucina

Secondo la scheda della denominazione è ideale a crudo, come condimento di verdure e bruschette, e serve a esaltare piatti di carne o di pesce. Viene usato perfino come ingrediente nella preparazione dei dolci.

Come ogni extravergine è un prodotto delicato. Va conservato al fresco e al buio, idealmente fra 14 e 18 gradi, lontano da fonti di calore e da alimenti dall'odore intenso. Per goderlo nel momento di massima espressione conviene consumarlo entro quattro-sei mesi dalla frangitura, quando profumi e sapore sono più vivi.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Collina di Brindisi DOP

Dove assaggiarlo

L'olio Collina di Brindisi nasce nelle colline della provincia di Brindisi, e il modo più diretto per conoscerlo è attraversare gli otto comuni della zona di produzione. Ostuni e Cisternino, fra le mete più note del territorio, si trovano proprio dentro la denominazione, e nelle campagne di Ostuni e di Fasano crescono gli olivi secolari che testimoniano l'antichità di questa coltura.

Carovigno, Ceglie Messapica, San Vito dei Normanni, San Michele Salentino e Villa Castelli completano l'area: in tutti questi comuni l'olio si produce, si frange e si imbottiglia, perché il disciplinare tiene dentro la zona l'intera filiera.

Il periodo della raccolta, che comincia con la maturazione delle olive e si chiude entro il 31 gennaio, è il momento in cui l'olio dell'annata viene prodotto.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Collina di Brindisi DOP

Tutela

Quando

  • Le fonti consultate non indicano mesi.

Dove

Puglia

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