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Rotonda: la melanzana che sembra un pomodoro e i fagioli bianchi della Valle del Mercure

Rotonda, sul versante lucano del Pollino, è un piccolo paese di orti con due prodotti a denominazione di origine protetta. La melanzana rossa, arancione e tonda come un pomodoro, ha un profumo che ricorda il fico d’India e un gusto piccante e amarognolo; i fagioli bianchi, dalla buccia sottilissima, crescono su tutori di castagno nella Valle del Mercure. Questa guida racconta da dove vengono, come si coltivano, che cosa dicono i disciplinari, come si cucinano e come inserirli in un viaggio nel Parco nazionale del Pollino, tra fine estate e autunno.

Una melanzana venuta dall’Africa

La melanzana rossa di Rotonda appartiene alla specie Solanum aethiopicum, lontana parente della melanzana comune. Sulla sua origine le fonti concordano sull’Africa ma non sulla data. Qualigeo racconta che molte famiglie di Rotonda emigrarono per lavoro nelle colonie e che nel 1935, prima della guerra d’Etiopia, chi tornò portò con sé questa «curiosa» melanzana, che adattandosi al territorio finì per differenziarsi dalle stesse varietà africane da cui proveniva. La Fondazione Slow Food, nella scheda dell’Arca del Gusto, la fa arrivare invece alla fine dell’Ottocento, probabilmente con soldati di ritorno dalle guerre coloniali. Tutte e due le fonti ricordano il nome dialettale: «merlingiana a pummadora», melanzana a pomodoro. Qualigeo cita interviste agli agricoltori più anziani raccolte in una ricerca del CNR del 1992 come testimonianza dell’uso diffuso fin dalla metà del Novecento.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Melanzana Rossa di Rotonda DOP · Fondazione Slow Food — Arca del Gusto: Melanzana rossa di Rotonda

Arancione, profumata, bianca al taglio

Secondo il disciplinare riassunto da Qualigeo, la melanzana rossa DOP si coltiva a Rotonda, Viggianello, Castelluccio Superiore e Castelluccio Inferiore. Le piantine, alte 10-15 centimetri e provenienti dalla zona, si trapiantano tra maggio e giugno; la raccolta, a mano con le forbici, va da luglio a novembre, con un massimo di 60 tonnellate per ettaro. Il frutto è tondo come un pomodoro, pesa fino a 200 grammi, passa da sfumature verdastre a un arancione vivo tendente al rosso lucido; la polpa è carnosa, il profumo intenso e fruttato ricorda il fico d’India, il gusto è piccante con un finale amarognolo. Ha un contenuto di acido clorogenico molto basso, circa 800 parti per milione contro le 4.300 di altri prodotti della stessa specie: per questo la polpa resta bianca a lungo dopo il taglio. Slow Food sottolinea che questa caratteristica la rende adatta alla trasformazione e alla conservazione.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Melanzana Rossa di Rotonda DOP · Fondazione Slow Food — Arca del Gusto: Melanzana rossa di Rotonda

Fagioli bianchi su tutori di castagno

I Fagioli Bianchi di Rotonda DOP comprendono due ecotipi, il Fagiolo Bianco e il Tondino o Poverello Bianco, venduti freschi in baccello o secchi. La zona è la stessa della melanzana, dentro il Parco nazionale del Pollino. Qualigeo descrive una tecnica tramandata: la semina, a mano o a macchina, va dal 20 aprile al 10 luglio, e le piante rampicanti salgono su tutori fatti a mano con legno di castagno dei boschi della Valle del Mercure, disposti «a postarella» o «a rete», un sistema tipico della zona che favorisce l’aerazione tra i filari. Il disciplinare pubblicato dalla Camera di commercio della Basilicata indica il comprensorio irriguo del versante lucano della Valle del Mercure e fissa la raccolta del fresco dal 1° agosto al 30 ottobre, fino a 13 tonnellate per ettaro, e del secco dal 15 settembre al 30 novembre, fino a 2,5 tonnellate. Il Parco aggiunge che questi fagioli non si adattano sotto i 600 metri.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Fagioli Bianchi di Rotonda DOP · Camera di Commercio della Basilicata — Disciplinare DOP Fagioli bianchi di Rotonda · Parco Nazionale del Pollino — Sapori

Buccia sottile e il passaggio di Garibaldi

I baccelli freschi sono bianchi, tendenti al giallo o all’avorio, senza striature; i semi sono tondo-ovali, bianchi e senza screziature, con un tegumento sottilissimo. Qualigeo attribuisce questa buccia sottile al basso contenuto di calcare dei terreni e all’abbondanza d’acqua, che favoriscono l’accumulo di amido, e indica un contenuto proteico fino al 27% nel secco; il vantaggio pratico è una cottura molto più breve. Le prime citazioni storiche, sempre secondo Qualigeo, si trovano nella monografia di Filippo Cirelli del 1853 «Il Regno delle due Sicilie descritto ed illustrato», che sottolinea l’abbondanza d’acqua della zona. Poi c’è un aneddoto: un articolo dell’«Eco di Basilicata Calabria Campania» del 2 settembre 1860 racconta che Giuseppe Garibaldi, di passaggio a Rotonda per mangiare e dormire, apprezzò tanto questi fagioli da portarne una piccola quantità a Caprera.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Fagioli Bianchi di Rotonda DOP

Due DOP e un presidio

Le schede Qualigeo indicano due date di registrazione: il 15 luglio 2010 per la Melanzana Rossa di Rotonda DOP e l’11 marzo 2011 per i Fagioli Bianchi di Rotonda DOP. Entrambi rientrano nella categoria degli ortofrutticoli e cereali. Qualigeo indica per ciascuno un consorzio di tutela con sede a Rotonda. Il Parco nazionale del Pollino ricorda che la melanzana rossa è anche presidio Slow Food dal 2002. L’elenco nazionale dei prodotti tradizionali mostra quanto sia ricco l’orto di Rotonda: oltre a questi, la Basilicata vi iscrive i fagioli Castelluccisa, Occhio di bue, Panzaredda e Za’ Vicenza di Rotonda, il pomodoro e la passata di pomodoro di Rotonda, e dolci come il cucciddatu e i paniceddri di Sant’Antonio.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Melanzana Rossa di Rotonda DOP · Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Fagioli Bianchi di Rotonda DOP · Parco Nazionale del Pollino — Sapori · Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (DM 6 febbraio 2026), suddiviso per regione — copia pubblicata dalla Regione Campania

In cucina e in dispensa

Per la melanzana rossa, Qualigeo elenca ricette lucane molto concrete: fritta e profumata con menta e aglio, abbinata al caciocavallo podolico per condire i fusilli, mescolata alla salsiccia nelle polpette; anche le foglie, più tenere di quelle delle altre melanzane, si mangiano, e Slow Food precisa che di solito si friggono in pastella. Tradizionalmente si conserva «nzertata», legata a grappoli e appesa ad asciugare sotto le tettoie, oppure sott’olio e sott’aceto; Slow Food cita anche versioni in agrodolce, confettura, liquore e cioccolatini. Il Parco la suggerisce come antipasto o contorno per piatti di carne, con vini rossi leggeri. Per i fagioli bianchi, Qualigeo ricorda la scarola e fagioli, i cavoli e fagioli e la minestra impastata di patate e fagioli; i freschi si tengono in frigorifero nel baccello per qualche giorno, i secchi a lungo in un barattolo ben chiuso in luogo fresco.

Fonti: Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Melanzana Rossa di Rotonda DOP · Fondazione Slow Food — Arca del Gusto: Melanzana rossa di Rotonda · Parco Nazionale del Pollino — Sapori · Qualigeo (Fondazione Qualivita) — Fagioli Bianchi di Rotonda DOP

Rotonda e l’Ecomuseo del Pollino

Slow Food descrive Rotonda come un paese di circa 3.000 abitanti a circa 600 metri, a una cinquantina di chilometri dal mare di Maratea, piccola capitale dell’orticoltura di tradizione dentro il Parco nazionale del Pollino. Il Parco ha allestito a Rotonda, nel complesso monumentale di Santa Maria della Consolazione, l’Ecomuseo del Pollino, che racconta con exhibit, filmati, ricostruzioni 3D e ambientazioni tattili e sonore la storia dell’area protetta, la flora, la fauna, la cultura e le tradizioni: un buon punto di partenza per capire il paesaggio in cui crescono melanzane e fagioli. Gli orari cambiano con la stagione e vanno verificati sul sito del Parco. Lo stesso Parco segnala, tra i formaggi della zona, il «paddaccio», di latte di pecora e capra, stagionale, lavorato a mano, non stagionato e non salato, prodotto in particolare a Rotonda, Viggianello e Terranova di Pollino.

Fonti: Fondazione Slow Food — Arca del Gusto: Melanzana rossa di Rotonda · Parco Nazionale del Pollino — Ecomuseo del Pollino · Parco Nazionale del Pollino — Sapori

Quando andare e come assaggiare

La stagione giusta per vedere e assaggiare i due prodotti freschi è da agosto a ottobre: le melanzane sono in raccolta da luglio a novembre, i fagioli freschi da agosto a fine ottobre, e a settembre i campi della Valle del Mercure mostrano i tutori di castagno carichi di baccelli. Qualigeo cita una sagra annuale della melanzana rossa, ma nelle fonti consultate non abbiamo trovato date ufficiali e stabili: conviene informarsi presso il Comune o i consorzi. A tavola proverei la melanzana in due modi, fritta con menta e aglio e sott’olio, per sentire come cambia il piccante; i fagioli in una minestra semplice, per apprezzare la buccia che quasi scompare. Da portare a casa, i fagioli secchi e le melanzane sott’olio viaggiano bene. Le visite agli orti e ai laboratori vanno concordate con gli operatori.

Il filo del viaggio

Proposta: una mattina di settembre a Rotonda, con l’Ecomuseo del Pollino per capire il parco e una passeggiata tra gli orti della Valle del Mercure, dove i fagioli crescono sui tutori di castagno; a pranzo melanzana rossa fritta con menta e aglio e una minestra di fagioli bianchi; nel pomeriggio Viggianello e i suoi affacci sulla valle. Visite in campo da concordare con gli operatori.

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