Palummina e Verdola
La scheda della Regione Campania definisce la Castagna di Montella IGP come il frutto, fresco o secco, ottenuto per il 90 per cento dalla varietà Palummina e per il restante 10 per cento dalla Verdola e da altre varietà locali. È una castagna di pezzatura media o medio-piccola, tra 75 e 90 frutti per chilo, di forma rotondeggiante, con la faccia inferiore piatta, la base convessa e la sommità ottusa e un po' pelosa.
Proprio quella forma spiega il nome: ricorda una colomba, che nel dialetto locale si chiama palomma. La buccia è sottile, marrone scuro e si stacca facilmente; la polpa è bianca, croccante e di sapore dolce. Sono qualità che la Regione riassume in tre parole: fragranza, sapidità e serbevolezza, cioè la capacità di conservarsi a lungo.
Per questo la castagna si usa fresca, anche surgelata, e secca, con o senza guscio. Oltre che come caldarrosta è molto richiesta dall'industria per marron glacé, marmellate, castagne al naturale e purea; in cucina guarnisce carni e minestre, ma dà il meglio nei dolci.
Fonti: Regione Campania, Assessorato Agricoltura — Castagna di Montella IGP
Una storia lunga, dai Longobardi agli emigranti
Le testimonianze del castagno in quest'area sono molto antiche. Secondo alcune ipotesi riportate dalla Regione e da Qualigeo, la coltivazione dell'albero, originario dell'Asia Minore, risalirebbe qui al VI-V secolo avanti Cristo; il clima e la natura vulcanica dei suoli della provincia di Avellino gli hanno offerto un ambiente ideale.
Ai Longobardi, nel 571, si attribuisce la prima legge ricordata per tutelare questa coltura, già allora preziosa. Nel Medioevo la farina di castagne contava molto, perché si conservava a lungo e serviva durante gli assedi di città e castelli. Il castagno è stato anche la principale fonte di legna per le costruzioni, e da allora la storia di Montella e quella dell'albero non si sono più separate.
Nell'Ottocento la castagna seguì gli emigranti fino negli Stati Uniti e in Canada, che secondo la Regione assorbono ancora oltre la metà della produzione. Nel 1987 fu il primo e unico prodotto ortofrutticolo italiano a ottenere dal Ministero la DOC, sostituita nove anni dopo dall'IGP con il regolamento europeo n. 1107 del 1996, tra le prime denominazioni registrate.
Fonti: Regione Campania, Assessorato Agricoltura — Castagna di Montella IGP · Qualigeo — Castagna di Montella IGP
La zona: sei comuni tra Terminio e Cervialto
La produzione è concentrata nell'area del Terminio-Cervialto, nei territori di Montella, Bagnoli Irpino, Cassano Irpino, Nusco, Volturara Irpina e Montemarano, dove Qualigeo indica in particolare la contrada Bolifano. La Regione sottolinea che la qualità nasce insieme dalla varietà, dalla composizione dei terreni, dal clima e dalla professionalità dei castanicoltori.
I numeri riportati dalla scheda regionale danno l'idea del peso del castagno in Alta Irpinia: oltre 4.000 ettari di castagneti, il 40 per cento della superficie provinciale, e circa il 60 per cento dell'intero raccolto della provincia di Avellino. Nel 2003 la superficie iscritta alla certificazione era di circa 664 ettari, per 120 aziende agricole e quattro ditte confezionatrici.
La Regione indica anche la destinazione del prodotto: circa la metà va oltreoceano, un quarto sui mercati europei e il resto in Italia. Per chi viaggia significa che il modo migliore di conoscere la Castagna di Montella resta andarla a cercare qui, nei mesi in cui i castagneti sono pieni di frutti.
Fonti: Regione Campania, Assessorato Agricoltura — Castagna di Montella IGP · Qualigeo — Castagna di Montella IGP
Raccolta, curatura ed essiccazione
Secondo Qualigeo la maturazione è graduale e può durare oltre un mese. La raccolta si fa di norma a mano, con tecniche tradizionali e un'attenta selezione, da settembre a ottobre; seguono cernita, calibratura e stoccaggio. Il prodotto si commercializza a partire da ottobre.
Per conservare il frutto fresco si usa la curatura: le castagne restano immerse in acqua a temperatura ambiente per 4-8 giorni. Fresche si vendono in sacchetti di iuta, reti o altri contenitori da 1 a 10 chili. Per la castagna secca si segue la tecnica tradizionale dell'essiccazione a fuoco lento e continuo, in essiccatoi su due livelli costruiti in genere in pietra.
Durante l'essiccazione i frutti vengono rivoltati più volte e la temperatura interna si controlla ogni giorno perché resti costante; l'operazione dura in media 15-20 giorni. La castagna secca si vende intera, con o senza guscio, oppure ridotta in farina. Qualigeo consiglia di conservarla in luoghi freschi e asciutti, lontano da fonti di calore.
La castagna del prete
Tra le preparazioni della Castagna di Montella la più conosciuta è la castagna infornata, detta castagna del prete, tipica del periodo natalizio. La Regione Campania ne descrive la lavorazione: le castagne in guscio vengono essiccate su graticci di legno sotto i quali, per circa quindici giorni, si accendono fuochi di legno di castagno.
Qualigeo chiama questi locali gratali e completa il procedimento: dopo l'essiccazione a fuoco lento le castagne si tostano in forni ventilati e poi si reidratano con acqua, oppure con acqua e vino. Sgusciate, hanno un colore marrone intenso e un sapore particolare che ricorda la caramellizzazione degli zuccheri.
La Regione segnala che per questa tipologia è stata chiesta un'integrazione del disciplinare. Nel catalogo dei prodotti tipici di Montella, il portale Sistema Irpinia della Provincia di Avellino ricorda anche il torrone di castagne, detto pantorrone o spantorrone, una specialità che da oltre trent'anni si prepara nelle zone castanicole. Sono due modi diversi di portare la castagna oltre l'autunno, fino alle feste d'inverno.
Fonti: Regione Campania, Assessorato Agricoltura — Castagna di Montella IGP · Qualigeo — Castagna di Montella IGP · Provincia di Avellino, Sistema Irpinia — Montella
Montella: conventi, castello e museo della castagna
Montella si trova nel Parco regionale dei Monti Picentini, nella valle del Calore, a circa 634 metri, ed è un borgo ricco di acque e cascate. Il portale Sistema Irpinia ne elenca i luoghi: il santuario del Santissimo Salvatore a 954 metri, meta di pellegrinaggio, il Castello del Monte, fortilizio romano e longobardo con una necropoli emersa dagli scavi, il complesso di Santa Maria della Neve e il MUCAM, eco-museo multimediale dedicato alla castagna IGP.
Il luogo più noto è il complesso conventuale di San Francesco a Folloni, monumento nazionale, che prende il nome dal bosco dove nel 1222 si stabilì la prima comunità francescana. Dopo il violento terremoto del 1732 fu costruita una nuova chiesa barocco-rococò, con un pavimento in maiolica del 1750.
Nella sacrestia il mausoleo di Diego I Cavaniglia, scolpito da Jacopo della Pila, è detto Monumento degli amanti. Il complesso comprende chiostro, museo di arte sacra e una biblioteca nata nel XV secolo con circa 20.000 volumi. Sulle pendici del Terminio l'altopiano di Verteglia offre sentieri tra castagneti e faggete.
Fonti: Provincia di Avellino, Sistema Irpinia — Montella · Provincia di Avellino, Sistema Irpinia — Complesso conventuale di San Francesco a Folloni
Bagnoli Irpino e il Laceno
A pochi chilometri da Montella, Bagnoli Irpino sorge a circa 654 metri, circondato da vette che superano i 1.700 metri, anch'esso nel Parco dei Monti Picentini e attraversato dal Calore. Sistema Irpinia spiega che il nome deriverebbe dal latino baniolum, legato all'abbondanza di acque.
Nel centro storico si visitano la Collegiata di Santa Maria Assunta, con dipinti, un coro ligneo e un battistero, la Giudeca, primo nucleo del paese con i suoi vicoli, il Castello Cavaniglia di impianto normanno e la Torre civica con la fontana del Gavitone, sormontata da un carpino di circa trecento anni.
Sopra il paese si apre l'altopiano del Laceno, con un lago di origine carsica, sentieri per il trekking e molte attività all'aria aperta. Il Laceno dà il nome anche alla festa d'autunno di Bagnoli, dedicata al tartufo nero, alla castagna e ai prodotti tipici dell'altopiano, che Sistema Irpinia colloca tra ottobre e novembre e descrive come un appuntamento cresciuto fino a un rilievo nazionale.
Fonti: Provincia di Avellino, Sistema Irpinia — Bagnoli Irpino
Le feste d'autunno a Montella e Bagnoli
L'autunno è il momento della castagna anche nel calendario dei paesi. A Bagnoli Irpino il sito comunale indica la 47ª Mostra mercato del tartufo nero di Bagnoli Irpino, Sagra della castagna, del tartufo e dei prodotti tipici del Laceno, nelle giornate del 23, 24, 25, 29, 30 e 31 ottobre 2026; gli avvisi su parcheggi e servizi sono pubblicati dal Comune.
A Montella il Comune pubblica tra i suoi eventi la 42ª Festa della castagna di Montella IGP, collocata nel novembre 2026, e ha pubblicato anche l'avviso per la ricerca degli sponsor dell'edizione. Sistema Irpinia descrive la sagra come un appuntamento di rilevanza nazionale, con artisti ospiti e un percorso gastronomico che ruota intorno alla castagna.
Le due feste si susseguono a breve distanza di tempo e di strada, ed è possibile unirle nello stesso viaggio di fine ottobre o inizio novembre. Il programma dettagliato, con giorni e luoghi, va controllato sui siti comunali prima di partire, perché le edizioni cambiano di anno in anno.
Fonti: Comune di Bagnoli Irpino — 47ª Mostra mercato del tartufo nero e Sagra della castagna · Comune di Montella — 42ª Festa della Castagna di Montella IGP · Comune di Montella — Home page · Provincia di Avellino, Sistema Irpinia — Montella
In cucina
La castagna di Montella è piccola e dolce, con una buccia che si stacca facilmente: le caldarroste sono il modo più diretto per conoscerla, magari in piazza durante le feste d'autunno. Lessata in acqua o nel latte, come suggerisce Qualigeo, diventa una merenda semplice e calda.
La castagna del prete, più scura e morbida, ha un gusto tostato che sta bene con un bicchiere di rosso irpino; si mangia da sola, sgusciandola a tavola. Secca o in farina entra in minestre di legumi, dolci e accompagnamenti per la carne di maiale, e i formaggi freschi di Montella, come la treccia o la scamorza, fanno da contrappunto alla sua dolcezza.
Assaggerei almeno una preparazione fresca e una conservata, per capire perché questa castagna si è sempre seccata per durare tutto l'anno. E se il viaggio cade a dicembre, cercherei proprio la castagna del prete, che in quei giorni è il modo più tradizionale di portarla in tavola.
Portarla a casa
Le castagne fresche si conservano poco e temono il caldo: per un viaggio lungo meglio quelle secche, la farina o le castagne del prete, che reggono settimane. Se si comprano fresche in autunno, conviene tenerle in un sacchetto di carta o di tela, al fresco, e consumarle presto, controllando che il guscio sia lucido e pieno.
In etichetta conviene cercare la dicitura Castagna di Montella e il simbolo IGP. Le confezioni di castagne fresche in sacchi di iuta o reti sono pratiche anche per l'auto; quelle secche, sgusciate o in farina, occupano poco spazio in valigia.
Chi viaggia a fine ottobre o inizio novembre trova il momento migliore per comprarle, nei giorni delle feste, quando i produttori della zona sono in piazza e possono spiegare la differenza tra un frutto appena raccolto e uno curato in acqua. Le visite in azienda e nei castagneti vanno sempre concordate con gli operatori, perché nei mesi della raccolta il lavoro nei boschi è intenso.
Il filo del viaggio
Proposta: un fine settimana d'autunno tra Montella e Bagnoli Irpino, con il convento di San Francesco a Folloni, una passeggiata nei castagneti e le feste di fine ottobre e inizio novembre, dopo aver controllato i programmi ufficiali. Visite in azienda da concordare con gli operatori.
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