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APULICA / FRUTTA, VERDURA E LEGUMI

Marrone di Roccadaspide

IGP · Frutta, verdura e legumi · Campania

In breve

Storia e origine

Il castagno accompagna la storia del Cilento da molti secoli: secondo la scheda della Regione Campania sarebbe presente nella zona fin dall'XI secolo. Manoscritti dell'archivio della Badia di Cava documentano nel 1183-1184 castagneti dell'abbazia nel Cilento così estesi da richiedere un amministratore sul posto, e anche i monaci basiliani contribuirono a diffondere la castanicoltura, come confermano ritrovamenti a Moio della Civitella e a Gioi Cilento.

Fino al tardo Ottocento il valore del castagno stava soprattutto nella farina, con cui si faceva un pane che si conservava a lungo. Quel pane fu vitale per la popolazione di Roccadaspide durante la Seconda guerra mondiale, e nel dopoguerra la castanicoltura aiutò la ripresa economica del paese.

La svolta arrivò alla fine dell'Ottocento, quando i vecchi alberi secolari furono capitozzati e reinnestati con gli ecotipi della «Rocca», scelti per la produttività e la qualità dei frutti. Negli anni Quaranta nuovi innesti con marze di Roccadaspide estesero la varietà ad altri comuni. L'IGP è stata registrata nel 2008.

Fonti: Qualigeo — Marrone di Roccadaspide IGP · Regione Campania — Marrone di Roccadaspide IGP · eAmbrosia — Marrone di Roccadaspide (PGI-IT-0447)

Zona e metodo di produzione

La zona di produzione comprende circa 70 comuni della provincia di Salerno, fra gli Alburni, la valle del Calore salernitano e parte del Cilento, in larga misura dentro il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano; valgono solo i castagneti sopra i 250 metri di quota. Il marrone deriva dagli ecotipi Anserta, Abate e Castagna Rossa, del gruppo genetico del Marrone dell'Avellinese.

La raccolta si fa in autunno, entro la prima decade di novembre, con turni che non superano le due settimane, a mano o con macchine che non rovinano i frutti.

Per conservarle meglio, le castagne passano per la «curatura»: restano nove giorni in acqua fredda, cambiata periodicamente, e poi vengono distese su strati di sabbia in locali arieggiati. I marroni da vendere secchi si essiccano su metati o graticci, sopra un fuoco lento e continuo alimentato da fascine e legna, secondo le tecniche tradizionali. Il castagno, nella zona, ha dato per secoli anche legname per costruzioni, mobili e fuoco.

Fonti: Qualigeo — Marrone di Roccadaspide IGP · Regione Campania — Marrone di Roccadaspide IGP

Come si riconosce

Il Marrone di Roccadaspide ha forma per lo più semisferica, a volte leggermente ellittica o tondeggiante, e una pezzatura grande: non più di 80-85 frutti per chilo. La buccia è sottile, di colore castano-bruno tendente al rossastro, con striature scure poco evidenti, e si stacca facilmente.

Anche la pellicola interna è sottile e liscia, e penetra poco nella polpa: per questo il seme si pela con facilità. La polpa è bianco-latte, consistente, croccante e poco farinosa, con un contenuto di zuccheri notevole che le dà un sapore dolce e gradevole.

È fra le poche castagne campane che si possono definire botanicamente e commercialmente «tipo marrone». Si vende in autunno fresco o secco, con la buccia o sgusciato.

Fonti: Qualigeo — Marrone di Roccadaspide IGP · Regione Campania — Marrone di Roccadaspide IGP

In cucina

Grazie alla taglia generosa, il marrone è molto apprezzato per le caldarroste, il modo più semplice e festoso di gustarlo in autunno. Si consuma fresco, come farina e trasformato: la pasticceria ne ricava marron glacé, marmellate, castagne al rum e purè.

La tradizione locale lo usa in molti dolci, e in cucina anche nei primi piatti o come contorno per la cacciagione. La Regione ricorda che la gran parte della produzione è destinata alla trasformazione, proprio per la versatilità del frutto e la facilità con cui si pela.

Dal punto di vista nutrizionale è ricco di carboidrati e povero di proteine. Si conserva bene, soprattutto dopo la curatura tradizionale.

Fonti: Qualigeo — Marrone di Roccadaspide IGP · Regione Campania — Marrone di Roccadaspide IGP

Dove assaggiarlo

Il cuore della produzione è Roccadaspide, nella valle del Calore salernitano, dove ha sede anche il Consorzio di tutela, presso il Comune. Da qui i castagneti si estendono verso gli Alburni e l'entroterra del Cilento, nel territorio del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, con paesi come Moio della Civitella e Gioi Cilento legati alla storia del castagno.

L'autunno, fra ottobre e i primi di novembre, è la stagione per visitare i boschi durante la raccolta e assaggiare le caldarroste. Il marrone secco e i prodotti trasformati, dalle confetture alle castagne al rum, si trovano anche oltre la stagione.

Chi esplora il Cilento interno può unire la visita ai castagneti a quella dei borghi collinari del parco.

Fonti: Qualigeo — Marrone di Roccadaspide IGP · Regione Campania — Marrone di Roccadaspide IGP · Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

Tutela

Quando

  • Le fonti consultate non indicano mesi.

Dove

Campania