APULICA / FRUTTA, VERDURA E LEGUMI
Fagiolo poverello bianco
PAT · Presidio Slow Food · Frutta, verdura e legumi · Basilicata, Calabria
In breve
- Fagiolo rampicante dai semi grandi, ovali, bianchi e lucidi, coltivato da tempi antichi sui terreni irrigui dei borghi montani del Parco del Pollino. (Fondazione Slow Food — Presidio Fagiolo poverello bianco)
- Si semina entro la prima metà di giugno e si sostiene con pali di castagno; il diserbo chimico è vietato. (Fondazione Slow Food — Presidio Fagiolo poverello bianco)
- Negli anni Novanta l'agenzia agricola calabrese ARSAC ne ha avviato il recupero con enti di ricerca; l'ecotipo resiste ai parassiti di altri fagioli. (Fondazione Slow Food — Presidio Fagiolo poverello bianco)
- Si raccoglie fra ottobre e inizio novembre; secco si trova tutto l'anno. (Fondazione Slow Food — Presidio Fagiolo poverello bianco)
Storia e origine
Il fagiolo poverello bianco si coltiva da tempi molto antichi sui terreni irrigui di alcuni borghi di montagna del versante calabrese del Parco del Pollino, dove è un elemento centrale della cultura agricola e della cucina locale.
Nel corso del Novecento la superficie coltivata si era ridotta di molto: i giovani lasciavano la terra e la coltura, laboriosa, veniva abbandonata. Negli anni Novanta l'ARSAC, l'agenzia regionale per lo sviluppo dell'agricoltura calabrese, ne ha avviato il recupero insieme al CNR di Bari, al CREA di Pontecagnano, all'Università Mediterranea di Reggio Calabria e all'ENEA. Le ricerche hanno messo in luce un dato prezioso: questo ecotipo non subisce gli attacchi parassitari che colpiscono altri fagioli negli stessi ambienti.
Alcuni agricoltori hanno poi deciso di custodirlo e rilanciarlo. Il fagiolo è iscritto fra i prodotti agroalimentari tradizionali della Calabria ed è un Presidio Slow Food, che tutela anche il paesaggio degli orti irrigui.
Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Fagiolo poverello bianco · Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026)
Zona e metodo di produzione
Per tradizione si semina «a postarelle» entro la prima metà di giugno. È un fagiolo rampicante: le piantine si arrampicano su paletti di castagno ricavati dai boschi cedui vicini. Le piante vanno irrigate, e le erbe infestanti si controllano a mano o, in qualche caso, con mezzi meccanici; il diserbo chimico è vietato, e i terreni si concimano solo con letame ben maturo.
La raccolta è manuale e cade fra ottobre e l'inizio di novembre. I baccelli ben secchi si stendono sui «cannizzi», graticci dove asciugano ancora per qualche giorno. Poi si mettono nei sacchi e si battono, quindi i semi si sgranano a mano e si puliscono da sassolini, terra e foglie.
È un lavoro lungo e paziente, che spiega sia il rischio di abbandono corso in passato sia il valore che oggi gli riconoscono i coltivatori del Presidio.
Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Fagiolo poverello bianco
Come si riconosce
Il poverello bianco ha semi grandi, di forma ovoidale, con una buccia sottile, bianca e lucida, senza screziature. È facile da cuocere e ha un gusto delicato; prima della cottura richiede un ammollo di almeno 45 minuti.
È un ecotipo locale, coltivato da tempi molto antichi negli stessi orti irrigui di montagna, e ben adattato al suo ambiente: le ricerche condotte negli anni Novanta hanno mostrato la sua resistenza naturale ai parassiti che colpiscono altre varietà nella stessa zona. Il Presidio ne tutela anche la qualità di coltivazione, senza diserbo chimico e con il solo letame come concime.
Si raccoglie in autunno, ma essendo un prodotto secco si trova tutto l'anno.
Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Fagiolo poverello bianco
In cucina
Il fagiolo poverello entra in creme, minestroni, crostoni e insalate, ma il piatto che lo rappresenta meglio è una pasta e fagioli particolare. Si prepara con i tubetti, una pasta corta e liscia, olio extravergine d'oliva, la zafarana, cioè polvere di peperoni rossi croccanti, e peperoncino piccante.
Per l'olio, la scheda del Presidio suggerisce quello della cultivar dolce di Rossano, anch'essa protetta da un Presidio Slow Food: un abbinamento che lega fra loro due prodotti della stessa regione.
La cottura più adatta è quella lenta sul fuoco, nella pignatta di terracotta, che rispetta la buccia sottile e lascia il fagiolo morbido e integro. È una cucina che chiede tempo, come la coltivazione da cui nasce.
Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Fagiolo poverello bianco
Dove assaggiarlo
Il fagiolo poverello si coltiva nei comuni del Parco Nazionale del Pollino, in particolare nei borghi montani del versante calabrese dove gli orti irrigui sono rimasti in uso. È in questi paesi, fra boschi di castagno e orti irrigui, che si può vedere il paesaggio agricolo che il Presidio vuole proteggere.
Il periodo migliore per visitare la zona con questo prodotto in mente è l'autunno, fra ottobre e l'inizio di novembre, quando i baccelli si raccolgono e si mettono a seccare sui graticci. Il fagiolo secco, però, si trova durante tutto l'anno.
Una visita al Pollino, il grande parco a cavallo fra Basilicata e Calabria, offre così l'occasione di assaggiare una pasta e fagioli fatta come vuole la tradizione locale, con la zafarana e il peperoncino.
Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Fagiolo poverello bianco
Tutela
- Prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) — Calabria, n. 88, XXVI revisione (Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026))
- Presidio Slow Food — fagiolo-poverello (Fondazione Slow Food — Presidio Fagiolo poverello bianco)
Quando
- Raccolta: ottobre–novembre (Fondazione Slow Food — Presidio Fagiolo poverello bianco)
- Autunno
Dove

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