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Giovinazzo prima del borgo: il Dolmen San Silvestro

Lastre, galleria e tumulo invitano a leggere un’architettura, non soltanto pietre antiche: il dolmen aggiunge al viaggio una scala diversa della memoria.

Porto di Bisceglie visto dal molo borbonico
Porto di Bisceglie visto dal molo borbonico. Immagine del territorio collegato al racconto.
Foto: Geppisimone at Italian Wikipedia · Wikimedia Commons · CC BY-SA 3.0 · Ridimensionata e convertita in WebP.

Il luogo e la sua storia

San Silvestro è una tomba collettiva a galleria dell’età del Bronzo. Il tumulo era conosciuto come Specchia Scalfanario; nel 1961, durante la sua demolizione parziale, emerse la struttura. Lastre, corridoio e copertura raccontano un’architettura funeraria monumentale.

Fonti: Dolmen San Silvestro — fonte istituzionale

Una chiave per riconoscerlo

La galleria centrale è orientata da nord a sud e in origine si trovava sotto un tumulo di pietre. La terminazione meridionale a ferro di cavallo e parte del settore occidentale furono reintegrate durante i restauri: ciò che vediamo unisce quindi resti antichi e interventi moderni. Lo scavo del 2016 ha individuato anche un muro probabilmente destinato a contenere il tumulo. Questi dettagli cambiano la lettura del monumento: la copertura esterna e lo spazio delle deposizioni funerarie appartenevano a un progetto, non a un semplice accumulo di lastre.

Fonti: Dolmen San Silvestro — struttura e scavi

Leggere la costruzione prima della fotografia

Proponiamo di cominciare dalla disposizione delle lastre: quali sostengono, quali coprono, dove si riconosce il passaggio? Poi si cambia scala, cercando il rapporto fra struttura interna e tumulo descritto dalla ricerca archeologica. È una lettura diversa dalla ricerca di una sagoma suggestiva. La domanda interessante è come uno spazio potesse essere costruito, attraversato e chiuso. Le parti restaurate aggiungono un secondo livello: distinguere ciò che aiuta oggi a riconoscere la forma da ciò che appartiene alle testimonianze antiche. Una pianta accanto alla vista del monumento rende il confronto più chiaro.

La pietra fra campagna e porto

Per un viaggio a Giovinazzo affiancheremmo due osservazioni: la pietra del monumento nell’interno e gli spazi del borgo vicino al mare. Il confronto non cerca una continuità diretta fra epoche tanto lontane, ma una differenza di uso: uno spazio funerario collettivo e luoghi del vivere quotidiano. Dopo il dolmen, una passeggiata nel borgo può riprendere la domanda su soglie, coperture e percorsi. La stessa materia apre così storie diverse. È un filo adatto a chi ama capire come si costruisce un luogo, senza trasformare ogni pietra incontrata in un reperto preistorico.

Dedicare tempo a un solo monumento

Suggeriamo di lasciare un capitolo autonomo all’archeologia, invece di aggiungere il dolmen come una sosta rapida prima di pranzo. Prima si legge la descrizione del sito, poi si osservano due o tre elementi riconoscibili e infine si ricostruisce mentalmente il rapporto fra le parti. Il momento della giornata va scelto per consentire questa osservazione all’aperto, mentre una lettura o un museo possono completarla in un altro momento. Il risultato da portare a casa è una domanda meglio formulata: che cosa sappiamo grazie alla struttura e che cosa resta affidato all’interpretazione dello scavo?

Il filo del viaggio

Affianca al porto di Giovinazzo il paesaggio della pietra nell’interno. Osserva la differenza fra un accumulo di pietre e una struttura costruita: non ogni specchia è una tomba.

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