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Museo Etnico Arbëresh di Civita, immagine del territorio collegato al racconto

APULICA / Guide ai sapori

Civita arbëreshë: tavola, rito e vicinato nel cuore del Pollino

Civita, Çifti in lingua arbëreshë, è uno dei borghi in cui la cultura italo-albanese della Calabria si conserva con più forza: nella lingua parlata, nel rito greco-bizantino, nelle feste di Pasqua, nei costumi da sposa e nel modo di abitare, organizzato intorno al vicinato. La cucina fa parte di questo patrimonio, ma vive soprattutto nelle case e nelle occasioni di festa, più che nei ricettari ufficiali. Questa guida racconta la storia della comunità, i luoghi da vedere a Civita e nei paesi vicini, i prodotti del Parco del Pollino che arrivano sulle tavole arbëreshë e qualche consiglio per avvicinarsi con rispetto a una cultura viva.

Museo Etnico Arbëresh di Civita, immagine del territorio collegato al racconto · Foto: Gspata / Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0 · Ridimensionata e convertita in WebP.

Una migrazione del Quattrocento

Il Parco nazionale del Pollino ricorda che tra il 1470 e il 1540 si insediarono nel territorio calabro-lucano gruppi provenienti dall'Albania, in fuga dalle milizie turche dopo la morte del condottiero Giorgio Castriota Skanderbeg. Fondarono comunità come Acquaformosa, Civita, San Basile, Lungro, Plataci, Frascineto, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese, conservando lingua, costumi e tradizioni. Italia.it spiega che il nome arbëreshë deriva da Arbër, un principato albanese medievale, e che l'insieme delle aree in cui vivono i discendenti di quei profughi si chiama Arbëria. Civita in particolare, secondo italia.it, nacque intorno all'anno Mille per opera di abitanti di Cassano all'Ionio in fuga dalle incursioni saracene, fu abbandonata dopo il terremoto del 1465 e ripopolata da coloni albanesi intorno al 1471.

Fonti: Parco nazionale del Pollino — Comunità arbëreshë · Italia.it — Parco nazionale del Pollino, cultura arbëreshë e tradizioni · Italia.it — Civita, le case parlanti

Il rito greco-bizantino e l'Eparchia di Lungro

La dimensione religiosa è centrale. Il Parco del Pollino spiega che le parrocchie arbëreshë del parco seguono il rito greco-bizantino e dipendono dall'Eparchia italo-albanese di Lungro: la messa si celebra secondo la liturgia di San Giovanni Crisostomo, con la consacrazione di pane e vino, il battesimo amministrato insieme a cresima ed eucaristia e l'uso liturgico delle icone; nelle chiese si notano il fonte per il battesimo a immersione e l'iconostasi. L'Eparchia ricostruisce nella sua storia la lunga difficoltà delle comunità italo-albanesi nel conservare la propria tradizione orientale in Italia: dopo secoli di dipendenza dai vescovi latini e una supplica inviata al Papa nel 1888 con migliaia di firme, l'Eparchia di Lungro fu istituita il 13 febbraio 1919 da Benedetto XV; il primo vescovo, Giovanni Mele, era nato ad Acquaformosa.

Fonti: Parco nazionale del Pollino — Comunità arbëreshë · Eparchia di Lungro — La storia

Pasqua, vallje e costumi

Italia.it indica la Pasqua come il momento in cui la cultura arbëreshë di Civita si mostra di più, con liturgie, canti e danze. Durante la Settimana santa si possono vedere le vallje, danze tradizionali che rievocano la tattica di accerchiamento con cui Skanderbeg affrontò l'esercito turco: nel loro andamento circolare finiscono per avvolgere anche il pubblico. Il Parco del Pollino aggiunge che le vallje si danzano tenendosi uniti con un fazzoletto. Per l'occasione si indossano gli abiti tradizionali, che si possono vedere tutto l'anno al Museo etnico arbëreshë di Civita. Italia.it descrive il costume nuziale, trasmesso di madre in figlia, come un abito sfarzoso di seta pura con pizzi, merletti e oro, e ricorda che in alcuni centri si lavora ancora la fibra di ginestra per tessuti, arazzi, bisacce e grembiuli.

Fonti: Italia.it — Civita, le case parlanti · Parco nazionale del Pollino — Comunità arbëreshë · Italia.it — Parco nazionale del Pollino, cultura arbëreshë e tradizioni · Italia.it — La terra del peperoncino (comunità arbëreshë e tessuti di ginestra)

Il borgo: case parlanti, gjitonia e Ponte del Diavolo

Italia.it descrive Civita a circa 450 metri, nel cuore del Parco del Pollino e nella riserva delle Gole del Raganello, tra i Borghi più belli d'Italia. Il paese è fatto di vicoli, slarghi e case in pietra a due piani; le più curiose sono le case antropomorfe o parlanti, dette case Kodra dal nome dell'artista albanese Ibrahim Kodra, con finestrelle, canna fumaria e comignolo che ricordano un volto umano, e comignoli decorati che dovevano tenere lontana la malasorte. La vita ruota intorno alla gjitonia, il vicinato, un'identità sociale fondata sul mutuo soccorso. Tra gli edifici religiosi ci sono la chiesa di Santa Maria Assunta, del Cinquecento, dove si celebra in rito bizantino, e le cappelle di Santa Maria della Consolazione e di Sant'Antonio. Il Ponte del Diavolo, lungo 36 metri, scavalca il Raganello con un unico arco.

Fonti: Italia.it — Civita · Italia.it — Parco nazionale del Pollino, cultura arbëreshë e tradizioni

Musei arbëreshë tra Calabria e Basilicata

L'itinerario di italia.it nella cultura arbëreshë del Pollino collega diversi musei. A Frascineto, a sei chilometri da Civita, il Museo delle bambole e del costume arbëreshë racconta le migrazioni del Quattrocento e le tradizioni albanesi; vicino c'è un museo delle icone e della tradizione bizantina. A Civita il Museo etnico arbëreshë, sulla piazza principale, ha una biblioteca con circa 530 volumi pubblicati in Italia e oltre 600 pubblicati in Albania, una sala del telaio con oggetti contadini, materiali sulla leggenda di Skanderbeg e sul Ponte del Diavolo e una sala dei costumi. Sul versante lucano, il museo etnografico di San Paolo Albanese, nato nel 1975, racconta il ciclo della ginestra, e l'Etnomuseo di San Costantino Albanese custodisce strumenti per la lavorazione del latte, costumi e un laboratorio per la surdulina, strumento a fiato simile alla zampogna.

Fonti: Italia.it — Parco nazionale del Pollino, cultura arbëreshë e tradizioni

In tavola: i prodotti del Pollino

La cucina arbëreshë del Pollino usa gli stessi prodotti del territorio che il Parco nazionale documenta nella sua pagina dedicata ai sapori. Tra i formaggi ci sono il pecorino a pasta dura di latte ovi-caprino e la ricotta infornata, tipica di alcuni piccoli caseifici del versante calabrese, salata a secco e cotta in forno in contenitori di ceramica o terracotta, poi stagionata da qualche settimana a sei mesi. La soppressata calabrese è condita con sale, pepe e peperone dolce o piccante; la salsiccia con finocchietto selvatico. Il Parco cita il pane di Cerchiara, fatto con lievito madre e cotto a legna, il tarallo a forma di otto, la fresa, e il pane dolce pasquale piccidat, tipico di tutta l'area del Pollino. Completano la tavola miele, marmellate di frutti di bosco, liquori di erbe e frutti spontanei e il moscato di Saracena.

Fonti: Parco nazionale del Pollino — Sapori

Una cucina che si tramanda in casa

Nelle fonti istituzionali che abbiamo consultato non abbiamo trovato schede ufficiali dedicate a singole ricette arbëreshë di Civita, e per questo non ne descriviamo i procedimenti. È coerente con la natura di questa cucina: si tramanda nelle famiglie, nella gjitonia e nei giorni di festa, ed è legata al calendario religioso, a cominciare dalla Pasqua, che nel rito bizantino ha tempi e forme propri. Il modo migliore per conoscerla è chiedere, a tavola o in una bottega, quali piatti si preparano per le feste e quali paste si fanno ancora a mano, ascoltando i nomi in lingua arbëreshë. Accanto ai piatti, conviene osservare il pane, i dolci pasquali e i formaggi locali: raccontano lo stesso intreccio tra Albania e Calabria che si vede nei costumi e nelle chiese.

Visitare con rispetto

Civita è un paese abitato, non un museo all'aperto. Durante le liturgie, soprattutto nella Settimana santa, conviene entrare in chiesa in silenzio, senza flash e senza interrompere i canti; le vallje si guardano e, se si viene invitati, ci si unisce al cerchio. Le date della Pasqua bizantina e delle feste vanno verificate di anno in anno con la parrocchia o il Comune. Fuori dalle feste, il borgo si visita bene in mezza giornata, con il Ponte del Diavolo e il belvedere sul Raganello; chi ama camminare può dedicare un altro giorno alle gole, con le precauzioni del caso e, per i percorsi più impegnativi, una guida. Per pranzare, scegliete un locale che proponga piatti locali e chiedete come si chiamano in arbëreshë: è un buon modo per iniziare una conversazione. Le visite ai laboratori vanno concordate con gli operatori.

Il filo del viaggio

Proposta: una giornata a Civita tra case Kodra, chiesa di Santa Maria Assunta, Museo etnico arbëreshë e Ponte del Diavolo, con pranzo a base di prodotti del Pollino; il giorno dopo Frascineto e i suoi musei, oppure Lungro, sede dell'Eparchia. Chi può scelga la Settimana santa o il periodo pasquale, verificando le date del calendario bizantino. Visite a laboratori e caseifici da concordare con gli operatori.

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