Apulica — Taste Travel Together

APULICA / FRUTTA, VERDURA E LEGUMI

Oliva intosso di Casoli

Presidio Slow Food · PAT · Frutta, verdura e legumi · Abruzzo

In breve

Storia e origine

Il nome di questa varietà racconta come la si mangiava. Le sue olive, per arrivare in tavola, dovevano essere addolcite: il glottologo Gennaro Finamore, nel Vocabolario abruzzese del 1880, le descrive come olive ndosse, trattate con la lisciva di cenere e poi con acqua pulita.

Fino al secondo dopoguerra l'intosso ha fatto la fortuna degli abitanti di Casoli e della fascia ai piedi della Majella. In seguito il mercato si è ristretto per la concorrenza di olive da tavola prodotte altrove nel Mediterraneo, e buona parte del raccolto è finita nei frantoi mescolata ad altre varietà.

Il Presidio Slow Food vuole restituire valore a questa oliva e impedire che venga sostituita da varietà non autoctone, più produttive e più facili da gestire. Le olive intosso, chiamate anche n'dosse o in salamoia, sono inoltre iscritte fra i prodotti agroalimentari tradizionali dell'Abruzzo.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Oliva intosso di Casoli · Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026)

Zona e metodo di produzione

Le piante di intosso si trovano sparse in diversi comuni della fascia pedemontana della Majella, ma caratterizzano soprattutto il piano di Laroma, nel comune di Casoli: un altopiano di circa 300 ettari sopra il paese, con suoli ricchi di ghiaia calcarea. Qui la varietà ha trovato il suo ambiente ideale.

L'albero è di piccola taglia, regge bene la neve e il freddo e vive nei pochi centimetri di terra sciolta del pianoro; sotto i 350 metri di quota fatica a fruttificare.

Le olive da tavola si raccolgono dalla fine di settembre e si lavorano con il cosiddetto metodo sivigliano, basato sulla fermentazione lattica: si lavano più volte e poi fermentano una decina di giorni in salamoia. Le olive per l'olio si raccolgono a ottobre inoltrato. Un tempo i frutti sotto misura finivano nel frantoio con altre varietà; oggi una parte importante del raccolto diventa olio monovarietale.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Oliva intosso di Casoli

Come si riconosce

L'oliva intosso ha forma ellittica, con un piccolo rilievo all'apice, l'umbone. È di media grandezza e pesa intorno ai 3-4 grammi.

Come oliva da tavola si riconosce per la lavorazione in salamoia dopo la fermentazione, che ne addolcisce il frutto, secondo il principio da cui viene il suo nome.

L'olio extravergine monovarietale ha un fruttato verde intenso, con sentori di erba tagliata e di carciofo appena raccolto. In bocca è deciso, con amaro e piccante in equilibrio, richiami di pepe verde e noce fresca e, a volte, di foglia di pomodoro.

Sul piano di Laroma la pianta, di taglia piccola, vive nei pochi centimetri di terra sciolta sopra la ghiaia calcarea.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Oliva intosso di Casoli

In cucina

L'intosso ha due vite in cucina. La prima è quella dell'oliva da tavola, la ragione stessa del suo nome: un frutto che va addolcito, oggi con una decina di giorni di fermentazione in salamoia, e che così arriva in tavola.

La seconda è l'olio monovarietale, a cui oggi va una parte importante del raccolto: un extravergine dal fruttato verde, con note di carciofo, erba tagliata e pepe verde, potente ma equilibrato.

Il Presidio lavora proprio perché entrambe le produzioni, le olive in salamoia e l'olio monovarietale, tornino a essere riconosciute con il nome della varietà e non confuse con oli e olive di provenienza diversa.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Oliva intosso di Casoli

Dove assaggiarlo

Il luogo simbolo è il piano di Laroma, sopra Casoli, in provincia di Chieti, ai piedi della Majella: un altopiano di uliveti su suoli ghiaiosi. Altre piante di intosso si incontrano nei comuni vicini della fascia pedemontana.

L'autunno è la stagione in cui l'oliveto si anima: da fine settembre si raccolgono le olive da tavola, a ottobre inoltrato quelle per l'olio.

Casoli e il suo piano si inseriscono bene in un itinerario fra l'entroterra chietino e la Majella, fra borghi collinari e paesaggi agricoli che salgono verso la montagna.

Il Presidio lavora con i coltivatori perché la varietà non venga sostituita da olivi non autoctoni e il piano di Laroma resti il paesaggio dell'intosso.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Oliva intosso di Casoli

Tutela

Quando

Dove

Abruzzo