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APULICA / VINI

Fiano di Avellino

DOCG · Vini · Campania

In breve

Storia e origine

Il Fiano è un vitigno bianco di origine antichissima. Secondo una delle ipotesi riportate dal Consorzio sarebbe arrivato in Italia con i Greci intorno al VII secolo a.C.; altre fonti lo legano ai Liguri Apuani, trasferiti a forza dai Romani in queste terre dopo la seconda guerra punica.

Anche il nome ha più spiegazioni. Potrebbe venire dagli Apuani, oppure dalle uve apiane, cioè della zona agricola chiamata Apia, l'odierna Lapio; o ancora dalle api, che amano posarsi sui suoi grappoli dolci. Da Apiana il nome sarebbe diventato Afianae e infine Fiano. Quasi certamente la coltivazione ebbe un forte impulso con la romanizzazione dell'Italia meridionale, e il vino piaceva a Federico II di Svevia e a Carlo d'Angiò.

Nell'Ottocento i vini irpini vissero una stagione di grande successo, e alla fine del secolo la Regia Scuola di viticoltura ed enologia di Avellino mise a punto per il Fiano un metodo di vinificazione proprio. La DOC arrivò nel 1978, la DOCG nel 2003.

Fonti: Consorzio Tutela Vini d'Irpinia: il vitigno Fiano · Regione Campania, Assessorato Agricoltura: Fiano di Avellino DOCG · eAmbrosia — Fiano di Avellino (PDO-IT-A0232)

Zona e metodo di produzione

La zona della DOCG comprende 26 comuni della provincia di Avellino, per circa 245 chilometri quadrati: fra gli altri Avellino, Lapio, Atripalda, Montefredane, Manocalzati, Candida, Summonte, Mercogliano e Santa Lucia di Serino. È un'area in parte compresa nel Parco regionale del Partenio, fatta della piana di Serino e di un'ampia fascia di colline fra 300 e 600 metri, chiusa a ovest dal Partenio e a est dal gruppo Terminio-Tuoro.

Gli inverni sono rigidi, spesso con neve, e le estati asciutte, con forti escursioni fra giorno e notte che incidono sulla qualità delle uve. I suoli poggiano su rocce calcaree e marnose coperte da depositi vulcanici e alluvionali.

Il vino nasce da uve Fiano per almeno l'85%, con un eventuale saldo di Greco, Coda di Volpe bianca o Trebbiano toscano. La vendemmia cade di solito fra l'ultima decade di settembre e la metà di ottobre. Si vinifica soprattutto in acciaio a temperatura controllata, a volte con affinamento in legno; esistono il bianco, anche Riserva con almeno 12 mesi di invecchiamento, e lo spumante.

Fonti: Consorzio Tutela Vini d'Irpinia — Fiano di Avellino DOCG · Qualigeo — Fiano di Avellino DOP · Regione Campania, Assessorato Agricoltura: Fiano di Avellino DOCG

Come si riconosce

Il grappolo del Fiano è piccolo o medio, piramidale; gli acini, a piena maturazione, sono giallo oro con sfumature ambrate sul lato esposto al sole, dolci e dalla polpa leggermente croccante. La buccia è spessa e cede poche sostanze fenoliche.

Nel bicchiere il vino è giallo paglierino, con riflessi verdolini da giovane e dorati con l'età. Al naso offre frutta a polpa bianca, fiori gialli, nocciola tostata e una nota minerale; in bocca ha acidità marcata, struttura media e un finale lungo che torna sulla nocciola e sulla frutta secca. Il titolo alcolometrico minimo è dell'11,5%.

Il Consorzio lo descrive come uno dei bianchi italiani più longevi: la versione base evolve bene per 5-8 anni, la Riserva può affinarsi 10-15 anni e oltre, sviluppando sentori di miele, cera d'api, idrocarburi e nocciola. Col tempo il carattere erbaceo iniziale si ammorbidisce e cresce la sapidità.

Fonti: Consorzio Tutela Vini d'Irpinia — Fiano di Avellino DOCG · Consorzio Tutela Vini d'Irpinia: il vitigno Fiano · Regione Campania, Assessorato Agricoltura: Fiano di Avellino DOCG

In cucina

Il Fiano è perfetto come aperitivo e si accompagna ai piatti di pesce più raffinati; la scheda regionale consiglia di servirlo fra 8 e 10 gradi.

Il Consorzio suggerisce abbinamenti precisi. Giovane, per la sua freschezza, sta bene con spaghetti con le alici e pesce al forno su letto di patate; più strutturato, con le zuppe di pesce. La sua acidità piacevole si sposa con la mozzarella di bufala campana, e quindi con alcune pizze e calzoni. Con la Riserva o le annate più vecchie, più sapide, arrivano la frittura di pesce, le pizze fritte e la mozzarella in carrozza.

Si abbina anche a branzino al forno, orata alla griglia, spaghetti alle vongole, formaggi freschi o di media stagionatura e piatti della tradizione irpina come i paccheri con ricotta e limone. Le versioni affinate in legno, più morbide, reggono preparazioni più ricche e saporite.

Fonti: Regione Campania, Assessorato Agricoltura: Fiano di Avellino DOCG · Consorzio Tutela Vini d'Irpinia — Fiano di Avellino DOCG

Dove assaggiarlo

Il Fiano si scopre sulle colline intorno ad Avellino: Lapio, che secondo una delle ipotesi gli avrebbe dato il nome, Atripalda, Montefredane, Candida, Manocalzati e gli altri comuni della DOCG, fino ai paesi del Partenio come Summonte e Mercogliano. È un paesaggio di media e alta collina, con boschi che mitigano le estati.

Lapio dedica al Fiano una festa estiva, il Fiano Love Fest: la quindicesima edizione si è svolta dal 7 al 9 agosto 2026. La vendemmia, fra fine settembre e metà ottobre, è un altro momento per visitare le colline.

Avellino è il punto di partenza naturale: dal capoluogo si raggiungono i vigneti di collina e i boschi del Partenio, unendo il vino alla cucina irpina con cui si accompagna.

Fonti: Consorzio Tutela Vini d'Irpinia — Fiano di Avellino DOCG · Qualigeo — Fiano di Avellino DOP · Consorzio Tutela Vini d'Irpinia: il vitigno Fiano

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