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APULICA / OLI E GRASSI

Irpinia - Colline dell'Ufita (olio extravergine di oliva)

DOP · Oli e grassi · Campania

In breve

Storia e origine

In Irpinia l'olivo si coltiva almeno dall'epoca romana, come mostrano numerosi reperti: furono i Romani a costruire i primi strumenti per spremere le olive e a perfezionare la conservazione dell'olio. Secondo la scheda della Regione Campania la coltura ebbe la massima espansione in età angioina, crebbe ancora in quella aragonese e si consolidò nell'Ottocento.

Protagonista di questa storia è la Ravece, una varietà di origine sconosciuta diffusa quasi soltanto nel territorio fra l'Ufita e Ariano. È citata in documenti del Cinquecento, come la Platea del vescovo Diomede Carafa del 1517 e uno scritto del vescovo Donato de Laurentiis databile al 1580, e nell'Ottocento ne racconta lo sviluppo padre Nicola Flammia. Nella sua storia di Ariano, Flammia contava nella città 29 trappeti, cioè frantoi, mentre nel 1794 ne erano documentati dodici, mossi dai cavalli.

L'olivo ha segnato l'economia rurale della zona, che nella dieta locale si regge sul trinomio pane, vino e olio. Il riconoscimento europeo come DOP è arrivato nel 2010.

Fonti: Qualigeo — Irpinia - Colline dell'Ufita DOP · Regione Campania — Irpinia Colline dell'Ufita (olio extravergine di oliva) DOP · eAmbrosia — Irpinia - Colline dell'Ufita (PDO-IT-0500)

Zona e metodo di produzione

La zona coincide con l'area di coltivazione della Ravece e comprende 38 comuni della valle dell'Ufita e della media valle del Calore, in provincia di Avellino: fra questi Ariano Irpino, Grottaminarda, Flumeri, Mirabella Eclano, Gesualdo, Frigento, Taurasi e Villamaina.

L'olio deve venire per almeno il 60% dalla Ravece; per il resto, fino al 40%, possono concorrere le varietà locali Ogliarola, Marinese, Olivella, Ruveia e Vigna della Corte, e fino al 10% anche Leccino e Frantoio. La Regione ricorda che nei nuovi impianti la quota di Ravece sale all'85%.

La raccolta si fa entro il 31 dicembre, a mano o a macchina, purché le olive non restino sul terreno: si usano reti o altri sistemi di intercettazione, ed è vietato raccogliere le olive cadute da sole a terra o sulle reti permanenti. La molitura deve avvenire entro 48 ore, e il disciplinare ammette anche il metodo biologico.

Fonti: Qualigeo — Irpinia - Colline dell'Ufita DOP · Regione Campania — Irpinia Colline dell'Ufita (olio extravergine di oliva) DOP

Come si riconosce

Il colore va dal giallo paglierino al verde più o meno intenso, più verde quando l'olio è giovane. Al naso è fruttato, con note erbacee e un sentore netto di pomodoro acerbo che si ritrova anche in bocca. Il gusto è armonico, con un amaro e un piccante intensi ma equilibrati, coerenti con l'alto contenuto di polifenoli.

La Regione Campania sottolinea l'acidità molto bassa, non oltre lo 0,50%, e un punteggio al panel test non inferiore a 7. Le sue qualità vengono dal microclima, dal terreno, dalle tecniche di coltivazione tramandate da secoli e soprattutto dalla Ravece.

In commercio si trova in bottiglie di vetro scuro, ceramica e terracotta smaltata o in recipienti di banda stagnata fino a cinque litri, sigillati ed etichettati, e anche in bustine monodose da 10 millilitri; l'etichetta porta il logo della denominazione. Come ogni extravergine va conservato al fresco, fra 14 e 18 gradi, al riparo dalla luce, e si gusta meglio entro quattro-sei mesi dalla spremitura.

Fonti: Qualigeo — Irpinia - Colline dell'Ufita DOP · Regione Campania — Irpinia Colline dell'Ufita (olio extravergine di oliva) DOP

In cucina

Il fruttato intenso e le note aromatiche fanno preferire questo olio su piatti di una certa consistenza. La Regione Campania cita le minestre di legumi, le pastasciutte della tradizione irpina, le zuppe, le bruschette e le grigliate di carne; Qualivita aggiunge i minestroni, le verdure lesse e grigliate e le insalate.

È l'olio di una zona in cui, ricorda la Regione, la dieta mediterranea si regge sul trinomio pane, vino e olio. Una fetta di pane abbrustolito con un filo di olio nuovo è il modo più diretto per riconoscerne il sentore di pomodoro e la piacevole nota piccante.

Nelle stesse colline si producono altri prodotti tradizionali che con questo olio trovano il condimento naturale: Sistema Irpinia ricorda, per Grottaminarda, la ciambottella di ortaggi e l'aglio dell'Ufita.

Fonti: Qualigeo — Irpinia - Colline dell'Ufita DOP · Regione Campania — Irpinia Colline dell'Ufita (olio extravergine di oliva) DOP

Dove assaggiarlo

La terra di questo olio è l'Irpinia orientale, fra la valle dell'Ufita, la Baronia e la media valle del Calore. Il cuore dell'olivicoltura irpina, secondo la Regione, sono le colline arianesi, con le loro ampie distese di olivi secolari: ad Ariano Irpino il santuario di San Liberatore sorge su un poggio immerso negli oliveti, e il centro fieristico ospita in ottobre la Fiera del Gusto Mediterraneo, dedicata all'enogastronomia.

A Flumeri, comune dell'associazione Città dell'olio, la cultivar Ravece è un vanto del paese; a Grottaminarda l'8 dicembre si tiene la grande Fiera dell'Immacolata, con centinaia di bancarelle nelle vie del centro.

Fra i 38 comuni della denominazione ci sono anche Taurasi e Villamaina: chi visita queste destinazioni irpine si muove dentro la zona di produzione. L'olio nuovo si trova fra la fine dell'autunno e l'inverno, quando la raccolta si chiude entro dicembre.

Fonti: Regione Campania — Irpinia Colline dell'Ufita (olio extravergine di oliva) DOP · Sistema Irpinia (Provincia di Avellino) — Ariano Irpino · Sistema Irpinia (Provincia di Avellino) — Grottaminarda · Sistema Irpinia (Provincia di Avellino) — Flumeri

Tutela

Quando

  • Le fonti consultate non indicano mesi.

Dove

Campania