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APULICA / OLI E GRASSI

Olio Campania (olio extravergine di oliva)

IGP · Oli e grassi · Campania

In breve

Storia e origine

La Regione Campania descrive l'Olio Campania come il frutto di un legame antico fra territorio, olivo e cultura: in circa 2500 anni di storia le condizioni favorevoli della regione hanno diffuso la coltura ovunque, facendone una fonte di reddito importante, a volte l'unica, e insieme un presidio del paesaggio.

Nel Novecento l'olio campano è diventato il cardine della tradizione culinaria e della Dieta mediterranea. In Campania visse per oltre quarant'anni il nutrizionista americano Ancel Keys, considerato il padre di quel modello alimentare, che attribuiva all'olio un ruolo centrale per la salute del cuore.

La denominazione ha una storia commerciale documentata: fatture di diverse ditte dal 1991 in poi riportano già la dicitura Olio Campania, che compare anche sulle etichette di prodotti esportati, a volte nella traduzione tedesca Kampanien. La compagnia di navigazione napoletana Flotta Lauro usava sulle sue navi da crociera un olio degli oliveti dell'armatore chiamato Olio extra vergine della Campania. Dagli anni Novanta la Regione e l'Università Federico II di Napoli hanno diffuso linee guida per migliorare la qualità, e oggi Olio Campania è un'Indicazione Geografica Protetta iscritta nel registro europeo.

Fonti: Regione Campania — Olio Campania IGP (disciplinare e legame con il territorio) · eAmbrosia — Olio Campania (PGI-IT-02795)

Zona e metodo di produzione

La zona di produzione è l'intero territorio della Campania, e nella regione devono avvenire coltivazione, raccolta e frangitura delle olive. L'olio si ottiene da diciannove varietà campane, da sole o insieme: Asprinia, Caiazzana, Carpellese, Frantoio, Leccino, Leccio del Corno, Marinese, Minucciola, Nostrale, Ogliarola campana, Ortice, Ortolana, Pisciottana, Racioppella, Ravece, Rotondella, Salella, Sessana e Tonda. Altre varietà possono concorrere al massimo per il 15%.

Il disciplinare lega la qualità al clima: estati calde e asciutte, piogge concentrate fra autunno e inverno, fra 900 e 1100 millimetri l'anno, e una temperatura media annua intorno ai 14 gradi. Il caldo e la siccità estiva favoriscono l'accumulo di polifenoli nelle olive.

Conta anche il lavoro dell'uomo. La Regione ricorda che una raccolta anticipata e un intervallo breve fra raccolta e molitura, insieme a frantoi moderni attenti a tempi e temperature di estrazione, hanno permesso di ottenere oli con acidità molto bassa e buona dotazione di polifenoli. Uno studio del CREA del 2014 ha mostrato inoltre che le varietà campane formano un gruppo genetico distinto da quelle del resto d'Italia.

Fonti: Regione Campania — Olio Campania IGP (disciplinare e legame con il territorio)

Come si riconosce

L'Olio Campania IGP ha un fruttato di oliva di intensità medio-alta, accompagnato da un amaro e un piccante coerenti con l'alto contenuto di polifenoli, almeno 200 milligrammi per chilo. Il colore va dal giallo paglierino al verde.

Il tratto che lo rende riconoscibile sono tre profumi: mandorla, carciofo e pomodoro, almeno uno dei quali è sempre presente. Il disciplinare ne spiega l'origine nei composti aromatici che si formano nelle olive campane: le note di oliva verde e mandorla compaiono in quasi tutte le varietà, il pomodoro acerbo è tipico per esempio di Ravece e Ortice, la foglia e il carciofo di Nostrale e Minucciola.

I parametri chimici sono severi: acidità non oltre lo 0,4% e perossidi non oltre 12. In etichetta il nome Olio Campania deve comparire in maiuscolo, ben leggibile, insieme al logo; sono vietati aggettivi come fine, scelto, selezionato o superiore, mentre è ammessa, con autorizzazione, la dicitura monovarietale seguita dal nome della cultivar. Le confezioni non superano i cinque litri.

Fonti: Regione Campania — Olio Campania IGP (disciplinare e legame con il territorio)

Dove assaggiarlo

Poiché la zona coincide con tutta la regione, l'Olio Campania si incontra ovunque si coltivi l'olivo, dalle coste alle colline interne. Ogni territorio porta le sue varietà: la Pisciottana nel Cilento, la Ravece in Irpinia, la Sessana nelle Terre Aurunche del Casertano, la Minucciola sulla Penisola Sorrentina, e un olio monovarietale ne racconta il luogo d'origine già in etichetta.

Il Cilento, con le sue colline punteggiate di olivi affacciate sul Tirreno, e la Costiera Amalfitana, con le terrazze di agrumi, viti e olivi sopra il mare, sono due dei paesaggi in cui questo legame si vede meglio; le colline arianesi dell'Irpinia, con le loro distese di olivi secolari, ne mostrano invece il volto interno.

L'olio nuovo si trova nei mesi che seguono la raccolta, fra la fine dell'autunno e l'inverno. La Regione segnala anche i concorsi dedicati agli oli della regione, come ExtraCampania e il Premio Extrabio Campania per gli oli biologici, occasioni in cui il meglio della produzione viene presentato al pubblico.

Fonti: Regione Campania — Olio Campania IGP (disciplinare e legame con il territorio) · Regione Campania — Cilento DOP (olio) · Regione Campania — Irpinia Colline dell'Ufita DOP (olio) · Regione Campania — Terre Aurunche DOP (olio) · Regione Campania — Penisola Sorrentina DOP (olio) · Italia.it (Ministero del Turismo) — Il Cilento · Italia.it (Ministero del Turismo) — Costiera Amalfitana

Tutela

Quando

  • Le fonti consultate non indicano mesi.

Dove

Campania