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APULICA / FRUTTA, VERDURA E LEGUMI

Papaccella napoletana

Presidio Slow Food · PAT · Frutta, verdura e legumi · Campania

In breve

Storia e origine

La papaccella è un piccolo peperone che appartiene da secoli agli orti della pianura a nord-est di Napoli. Il nome, nelle sue tante varianti dialettali come paprecchie o pupaccelle, indica una bacca tonda e schiacciata, e l'aggettivo riccia richiama le coste profonde che ne segnano la superficie.

Gli orti dove la si coltivava, chiamati parule, si trovavano soprattutto intorno a Brusciano, dove ancora molte famiglie portano il cognome Papaccio. Sorgevano accanto alle masserie che producevano l'aceto per le conserve, ricavato da un vino rosso leggero e aspro, il cosiddetto vino piccirillo, figlio delle viti maritate agli alberi. Il conservatore, detto ciutunaro, immergeva i peperoni interi nell'aceto dentro grandi botti di legno, i rancelloni.

Con la diffusione di peperoni ibridi molto simili a vedersi, la varietà originale si era fatta rara. La Regione Campania ne ha recuperato il germoplasma e riprodotto i semi in un campo sperimentale; oggi li coltivano i produttori del Presidio Slow Food, e la papaccella è iscritta fra i prodotti tradizionali della Campania.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Papaccella napoletana · Regione Campania, Assessorato Agricoltura: Peperone papaccella (prodotti tradizionali) · Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026)

Zona e metodo di produzione

L'area del Presidio è l'agro acerrano-nolano, la pianura fertile fra le province di Napoli e Caserta. Le papaccelle, in forme e varianti locali diverse, si coltivano però in tutta la Campania.

La semina si fa fra la seconda metà di marzo e i primi dieci giorni di luglio, scalando gli impianti per avere frutti a lungo. La raccolta è manuale e va dalla seconda metà di giugno ai primi di novembre: un calendario lunghissimo, che segue la maturazione dei frutti dal verde al giallo o al rosso.

I produttori del Presidio mettono a dimora ogni anno i semi originari riprodotti dalla Regione e seguono un disciplinare che punta sulla qualità e su una coltivazione rispettosa dell'ambiente. Una parte del raccolto prende la strada della dispensa: le bacche intere si conservano sotto aceto di vino rosso o sott'olio, come si faceva nelle masserie di un tempo.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Papaccella napoletana · Regione Campania, Assessorato Agricoltura: Peperone papaccella (prodotti tradizionali)

Come si riconosce

La papaccella vera è piccola: non supera gli 8-10 centimetri di diametro. La bacca è tonda, schiacciata ai poli e segnata da coste molto marcate, e la polpa è spessa, carnosa e croccante.

I colori sono decisi: dal verde intenso al giallo sole, con i frutti gialli di solito un po' più grandi, oppure dal verde al rosso vinato. Il profumo è intenso, con note fresche ed erbacee.

Il tratto che la distingue dai peperoni simili è la dolcezza della polpa. La scheda regionale ricorda che esistono ecotipi più o meno piccanti, usati soprattutto per le conserve, ma la papaccella napoletana del Presidio è dolce e molto aromatica. Sui banchi dei mercati, dove abbondano ibridi quasi identici, dimensioni piccole e coste profonde sono gli indizi da guardare per primi.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Papaccella napoletana · Regione Campania, Assessorato Agricoltura: Peperone papaccella (prodotti tradizionali)

In cucina

Fresca, la papaccella si arrostisce, si salta in padella o si cuoce al forno. Il ripieno classico unisce tonno o alici salate, olive, mollica di pane, uvetta, pinoli, capperi e pomodorini del piennolo: un piatto che racconta tutta la dispensa campana.

Il suo ruolo più celebre però è sotto aceto. Le bacche conservate nell'aceto di vino rosso sono l'ingrediente principale dell'insalata di rinforzo, il piatto delle feste natalizie napoletane, un piatto di famiglia che porta in tavola i sapori conservati dell'estate.

Ogni zona della Campania ha poi le sue varianti: papaccelle condite con il sugo di pomodoro, servite come contorno, usate fresche o tolte dal barattolo. In tutte queste versioni la polpa resta piena e croccante, e il profumo erbaceo accompagna il piatto.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Papaccella napoletana · Regione Campania, Assessorato Agricoltura: Peperone papaccella (prodotti tradizionali)

Dove assaggiarlo

La zona per conoscerla è l'agro acerrano-nolano, con i comuni della pianura fra Napoli e Caserta e in particolare l'area di Brusciano, legata alla papaccella anche nei cognomi delle famiglie.

Da luglio fino ai primi freddi i mercati di Napoli si riempiono di peperoni colorati: è il momento di cercare le papaccelle ricce fresche, con l'occhio allenato ai segni che le distinguono dagli ibridi. Nel periodo natalizio la si ritrova invece nella sua forma più amata, sotto aceto, nell'insalata di rinforzo delle tavole napoletane.

Chi viaggia in Campania può unire la scoperta degli orti del Nolano e dell'Acerrano a una visita al Vesuvio e alla città di Napoli, scegliendo l'estate per il prodotto fresco e l'inverno per le conserve.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Papaccella napoletana

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