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APULICA / FRUTTA, VERDURA E LEGUMI

Fico d'India

PAT · Frutta, verdura e legumi · Puglia

In breve

Storia e origine

Il fico d'India è il frutto dell'Opuntia ficus-indica, una pianta succulenta della famiglia delle cactacee arrivata dal Centroamerica e ormai naturalizzata in tutto il Mediterraneo, in particolare in Sicilia, Calabria, Puglia e Sardegna. Nel Salento il suo nome dialettale è ficarigna.

In Puglia la sua presenza è documentata da tempo. Nel 1846 un volume sulla Capitanata e le sue industrie lo elenca fra gli alberi da frutto della pianura, con frutti piccoli ma profumati e saporitissimi. Nel 1898 un periodico di San Severo descrive le piantagioni dei dintorni di Manfredonia, belle da vedere e ricche di frutti che, all'aria aperta, si conservano freschi per mesi e si usano anche in conserva. Nel 1928 il libro Oro di Puglia indica il fico d'India come una delle principali fonti di ricchezza di Manfredonia e ne descrive la coltivazione su larga scala anche in provincia di Lecce, insieme alla produzione di marmellate e sciroppi.

Il frutto compare anche nell'iconografia regionale, dalle ceramiche artigianali del Salento all'Atlante dei prodotti tipici pugliesi del 2006. Dal 2024 è iscritto nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, con area di origine estesa a tutta la regione.

Fonti: Atlante dei PAT di Puglia — Fico d'India · Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026)

Zona e metodo di produzione

La pianta resiste bene all'aridità e si adatta a terreni molto diversi, purché leggeri o grossolani, senza ristagni d'acqua, profondi fra 20 e 40 centimetri, con reazione da acida a leggermente alcalina. Le coltivazioni si trovano fra i 150 e i 750 metri di quota. Ha bisogno di temperature sopra lo zero e cresce al meglio oltre i sei gradi; gli inverni lunghi sotto lo zero non uccidono le piante selvatiche, ma frenano la produttività di quelle coltivate.

Si propaga per talea: si tagliano in due per il lungo cladodi, le pale, di uno o due anni, si lasciano asciugare per qualche giorno e si interrano, dove radicano con facilità. La potatura, in primavera o a fine estate, evita che le pale si tocchino ed elimina quelle malformate o danneggiate; per migliorare la resa si consiglia una concimazione fosfo-potassica, preferibilmente organica.

La produzione va da agosto a ottobre. I frutti si raccolgono con un attrezzo apposito che li stacca senza toccarli con le mani, per via delle spine. Oltre che nei campi coltivati, in Puglia si raccolgono anche i frutti delle piante spontanee.

Fonti: Atlante dei PAT di Puglia — Fico d'India

Come si riconosce

Il fico d'India è una bacca carnosa, con una sola cavità e numerosi semi, che si forma dall'ovario fuso con il ricettacolo del fiore. Il peso di un frutto varia molto, fra 150 e 400 grammi. La buccia è coperta di ciuffi di spine sottili, ed è proprio questo il tratto che lo distingue a prima vista e che ne condiziona la raccolta e la preparazione.

La pianta stessa è inconfondibile: un arbusto di pale carnose, i cladodi, su cui si formano fiori e frutti, capace di vivere oltre mezzo secolo e di crescere nei luoghi aridi e sassosi. Le fonti ottocentesche ne ricordano un'altra qualità: in condizioni di aria aperta il frutto si conserva fresco a lungo.

Dal punto di vista nutrizionale è un frutto leggero, con un apporto energetico di circa 41 chilocalorie per cento grammi di parte edibile. Le fonti antiche descrivono i frutti di Capitanata come piccoli ma molto profumati e saporiti.

Fonti: Atlante dei PAT di Puglia — Fico d'India

In cucina

Prima di gustarlo, il fico d'India va liberato dalle spine. L'Atlante PAT descrive il metodo: i frutti si immergono per almeno mezz'ora in acqua a temperatura ambiente, poi, con i guanti, si spazzolano con uno scovolino o una spazzola per togliere gran parte della peluria, e si sciacquano sotto l'acqua corrente.

Per sbucciarlo si incide la buccia per il lungo con un coltello, si tagliano le due estremità e, tenendo fermo il frutto, si toglie la buccia facendolo rotolare su sé stesso, sempre con attenzione alle spine rimaste. A quel punto la polpa si mangia fresca, così com'è.

La tradizione pugliese conosce però anche usi di conserva: già nell'Ottocento il frutto si adoperava in conserva, e il libro Oro di Puglia, del 1928, ricorda la produzione di marmellate e sciroppi. Ancora oggi confettura e liquore di fico d'India sono preparazioni della tradizione, e figurano fra i prodotti tradizionali pugliesi dal 2001.

Fonti: Atlante dei PAT di Puglia — Fico d'India

Dove assaggiarlo

Il fico d'India si trova in tutta la Puglia fra agosto e ottobre: nelle sagre e fiere, nella vendita diretta delle aziende agricole o raccogliendo i frutti delle piante spontanee. L'Atlante PAT ricorda in particolare la sagra del fico d'India di Barletta e quella di Marina di Ginosa, sulla costa ionica tarantina, oltre a iniziative di promozione nelle masserie del Brindisino.

Per la storia del frutto, il luogo simbolo è Manfredonia, che nei primi del Novecento aveva nel fico d'India una delle principali fonti di ricchezza. La città, porta del Gargano affacciata sull'omonimo golfo, offre il Castello svevo-angioino-aragonese con il museo delle stele daunie, la cattedrale e, poco fuori, le chiese romaniche di San Leonardo e di Santa Maria di Siponto.

Anche il Salento ha un legame antico con questa pianta, coltivata un tempo su larga scala in provincia di Lecce e riprodotta oggi nelle ceramiche degli artigiani locali. Fine estate e inizio autunno sono il momento giusto per assaggiare il frutto fresco viaggiando per la regione.

Fonti: Atlante dei PAT di Puglia — Fico d'India · Italia.it (Ministero del Turismo) — Gargano

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