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APULICA / FRUTTA, VERDURA E LEGUMI

Cipolla di Airola

Presidio Slow Food · PAT · Frutta, verdura e legumi · Campania

In breve

Storia e origine

Airola è una piccola città della Valle Caudina, in provincia di Benevento, dominata dal monte Tairano e dai resti del castello medievale sulla collina di Monteoliveto, con il massiccio del Taburno sullo sfondo. Il suo territorio è attraversato dai torrenti Tesa e Faenza, che si uniscono nel fiume Isclero: le sue acque, attraverso l'Acquedotto Carolino, alimentavano la cascata della Reggia di Caserta.

La cipolla fa parte della memoria collettiva del paese. I contadini più anziani ricordano coltivazioni che arrivarono a cento ettari; dopo il calo fra le due guerre, la produzione riprese con forza all'inizio degli anni Cinquanta, quando le carrette trainate dai cavalli arrivavano dall'entroterra napoletano e i sensali del paese, i sanzan, facevano da intermediari.

Dagli anni Settanta il tabacco e l'industria hanno ridotto la coltivazione a pochi ettari. Ancora oggi però gli abitanti di Airola sono chiamati cipollari, e il Presidio Slow Food lavora per far tornare la cipolla una risorsa per i produttori.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Cipolla di Airola · Regione Campania — Prodotti tradizionali: Cipolla di Airola

Zona e metodo di produzione

La zona comprende i comuni della Valle Caudina: Airola, Bucciano, Bonea, Moiano, Montesarchio, San Martino Valle Caudina, Cervinara, Rotondi, Paolisi e Arpaia. Ad Airola le zone storiche erano le contrade Padula, Feniello, Scarpone, Cortecalce e Pantanosi, dove la vicinanza dei corsi d'acqua nutre i terreni senza renderli acquitrinosi.

Si semina fra fine novembre e inizio dicembre e si trapianta fra febbraio e marzo. La semente è da sempre autoprodotta, scegliendo le cipolle più grandi e integre.

La raccolta, manuale, va da metà luglio a metà agosto; le cipolle restano in campo per la prima asciugatura e poi passano in magazzino. Il disciplinare dei coltivatori custodi vieta il diserbo chimico e prevede rotazioni almeno triennali, concimazioni a basso impatto e irrigazione solo di soccorso.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Cipolla di Airola · Regione Campania — Prodotti tradizionali: Cipolla di Airola

Come si riconosce

La cipolla di Airola ha in genere un bulbo allungato, anche se la scheda regionale descrive biotipi schiacciati, tondi e oblunghi. La tunica esterna è di un vivace color rame; l'interno è rosa o bianco, con sfumature viola lungo le foglie del bulbo.

La pezzatura è medio-grande. Il sapore è dolce e sapido, mai pungente: una qualità che il Presidio attribuisce ai terreni vicini ai torrenti, nutriti dalle acque senza essere paludosi.

Si vende sfusa oppure, più spesso, a mazzi di circa cinque chili. Le cipolle che si trovano oggi sul mercato vengono dai semi e dai bulbi tramandati nelle famiglie contadine, e sono le stesse coltivate dalle generazioni passate.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Cipolla di Airola · Regione Campania — Prodotti tradizionali: Cipolla di Airola

In cucina

Si mangia cruda nelle insalate, oppure nelle zuppe, che la tradizione arricchisce con fave o fagioli e accompagna con il pane. È ottima anche per frittelle e frittate.

Il suo uso migliore, però, è la genovese: un condimento per la pasta, tradizionalmente maccheroni della zita o mezzane, preparato con cipolle e carne di manzo. Per questo piatto conta proprio la dolcezza mai pungente della cipolla di Airola.

Il legame con la tavola è anche nelle immagini del paese: uno dei murales di Airola raffigura la preparazione della cena, con una donna che affetta proprio una cipolla.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Cipolla di Airola

Dove assaggiarlo

Il posto per conoscerla è Airola, fra luglio e agosto, quando la raccolta è in corso. Il paese della Valle Caudina conserva i resti del castello medievale e, nei murales, il ricordo della sua tradizione contadina.

Il Presidio coinvolge i coltivatori custodi di Airola e il sostegno dei comuni di Airola e San Martino Valle Caudina: è nei paesi della valle che la cipolla si cerca, presso chi la coltiva.

Il viaggio si lega bene alla Reggia di Caserta: l'acqua del fiume Isclero, raccolta dall'Acquedotto Carolino, è la stessa che alimentava la grande cascata del suo parco.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Cipolla di Airola

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