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APULICA / FRUTTA, VERDURA E LEGUMI

Cece di Navelli

Presidio Slow Food · Frutta, verdura e legumi · Abruzzo

In breve

Storia e origine

Navelli è un piccolo borgo di origine medievale affacciato sulla piana che porta il suo nome, ai piedi del Gran Sasso, in provincia dell'Aquila. In autunno questa conca è nota per i fiori viola dello zafferano, ma per secoli un'altra coltura ha sostenuto l'economia e la vita quotidiana delle famiglie: il cece.

Nella tradizione contadina le due tipologie avevano destini diversi. Il cece bianco era quello che si portava al mercato, mentre il rosso restava in casa per il consumo della famiglia. Un detto locale ricorda che i ceci non vanno messi nella terra nera, perché sui suoli scuri e fertili la pianta cresce rigogliosa ma dà pochi semi.

Il Presidio Slow Food è nato per sostenere i pochi coltivatori rimasti a Navelli e nei paesi vicini, in un'area che da decenni perde abitanti, fenomeno accentuato dopo il terremoto del 2009. I produttori si sono riuniti in associazione e hanno adottato un disciplinare comune.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Cece di Navelli

Zona e metodo di produzione

I campi si trovano fra 700 e 800 metri di quota, su terreni aridi, leggeri e a volte sassosi, dove l'acqua non ristagna. La produzione arriva soltanto dagli appezzamenti più adatti, ben drenati e soleggiati, e si aggira sui 10-15 quintali per ettaro.

La semina si fa in primavera, fra marzo e aprile, con qualche ritardo quando la stagione lo richiede. Il cece entra in rotazione con grano, orzo, farro ed erbe da foraggio come l'erba medica e la lupinella, tornando sullo stesso campo ogni tre-sei anni.

Si raccoglie fra la fine di luglio e la fine di agosto. Nei piccoli campi le piante, quasi secche, vengono strappate e legate in mazzi, i mannelli, lasciati ad asciugare sul posto; poi la sgranatura avviene a mano. Solo negli appezzamenti più estesi si usa la trebbiatrice.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Cece di Navelli

Come si riconosce

Il cece di Navelli si riconosce per le dimensioni ridotte, il colore crema e la superficie liscia. È questa la tipologia più diffusa e quella che si trova più facilmente.

Alcuni coltivatori custodiscono anche un secondo tipo, ancora più piccolo, color ruggine e dalla superficie rugosa. Il cece rosso ha la buccia più dura, una pasta più farinosa e un sapore più deciso; per questo richiede una cottura più lunga.

Entrambi provengono dalla stessa piana e dallo stesso modo di coltivare, senza ristagni d'acqua e con lunghe rotazioni, che sono parte del carattere del prodotto.

La resa è contenuta, intorno ai 10-15 quintali per ettaro, perché i ceci vengono soltanto dai campi più adatti, asciutti e ben esposti al sole.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Cece di Navelli

In cucina

In paese i ceci si cucinano in umido oppure insaporiti con lo zafferano della piana, un abbinamento che unisce i due prodotti simbolo di questo territorio.

Il cece rosso, più farinoso e saporito, è indicato per le zuppe. Fra i piatti più sostanziosi della tradizione abruzzese c'è la minestra di ceci e castagne, che aveva un valore rituale: apriva il cenone della vigilia di Natale.

L'obiettivo del Presidio è anche riportare questo legume nella ristorazione locale, come è già avvenuto con la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, un altro Presidio della stessa provincia.

Alla festa di fine agosto sono proprio queste ricette di casa a essere protagoniste, preparate da abitanti e coltivatori.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Cece di Navelli

Dove assaggiarlo

Il luogo per conoscerlo è la piana di Navelli, in provincia dell'Aquila, dove il cece si coltiva nel territorio del paese e nei comuni vicini. È un paesaggio di campi aperti ai piedi del Gran Sasso, che in autunno si colora con la fioritura dello zafferano.

A fine agosto Navelli dedica ai ceci una festa: abitanti e coltivatori si confrontano nella preparazione delle ricette locali, dai ceci in umido a quelli allo zafferano.

Chi visita l'Aquila e il suo territorio può unire la piana di Navelli a Santo Stefano di Sessanio, il paese della lenticchia che lo stesso Presidio indica come esempio di recupero riuscito di un legume nella cucina locale.

Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Cece di Navelli

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