APULICA / FRUTTA, VERDURA E LEGUMI
Albicocche del Vesuvio (crisommole)
Presidio Slow Food · PAT · Frutta, verdura e legumi · Campania
In breve
- Intorno al Vesuvio le albicocche si chiamano in dialetto crisommole; i contadini ne hanno selezionato nei secoli molte varietà, come boccuccia, pellecchiella e vitillo. (Fondazione Slow Food — Presidio Vecchie varietà di albicocche del Vesuvio)
- Il Presidio tutela 23 varietà tradizionali vesuviane, coltivate fra 50 e 150 metri su suoli vulcanici sabbiosi, insieme ad altri alberi da frutto e ortaggi. (Fondazione Slow Food — Presidio Vecchie varietà di albicocche del Vesuvio)
- Sono frutti molto dolci ma delicati e poco adatti ai grandi mercati; si raccolgono a mano. (Fondazione Slow Food — Presidio Vecchie varietà di albicocche del Vesuvio)
- L'albicocca vesuviana è iscritta nell'elenco nazionale dei prodotti tradizionali per la Campania. (Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026))
Storia e origine
Intorno al Vesuvio le albicocche si chiamano crisommole. Secondo la Regione Campania il nome deriverebbe dalle crisomele, le albicocche più pregiate descritte nel 1583 dallo scienziato napoletano Giovan Battista Della Porta nella sua opera sui frutteti, una delle prime testimonianze della presenza dell'albicocco in Campania.
Nel 1845 il Breve ragguaglio dell'Agricoltura e Pastorizia del Regno di Napoli indicava l'albicocco come l'albero da frutto più diffuso intorno a Napoli dopo il fico, soprattutto nei dintorni del Vesuvio, dove cresceva particolarmente bene e in molte varietà diverse.
Quelle varietà sono il frutto di una selezione durata secoli. I contadini seminavano gli albicocchi e ne osservavano lo sviluppo: se una pianta mostrava caratteri interessanti la propagavano, altrimenti la toglievano. La nuova varietà, detta pelese, razza verace o razza nativa, prendeva il nome dell'agricoltore che l'aveva ottenuta, del podere d'origine o di un suo tratto distintivo. Nascono così nomi curiosi come boccuccia, pellecchiella, vitillo, cafona e vicienzo 'e maria. L'albicocca vesuviana è oggi prodotto tradizionale della Campania e Presidio Slow Food.
Fonti: Regione Campania — Albicocca vesuviana (prodotto tradizionale) · Fondazione Slow Food — Presidio Vecchie varietà di albicocche del Vesuvio · Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026)
Zona e metodo di produzione
Delle circa cento varietà citate in letteratura ne sono state ritrovate una settantina, in gran parte conservate in campi di collezione. Il Presidio tutela 23 varietà tradizionali vesuviane, e una quindicina si coltiva ancora in campo, fra 50 e 150 metri di quota, in piccole aziende.
I terreni sono vulcanici e soprattutto sabbiosi; la Regione ricorda che sono molto fertili e ricchi di minerali, in particolare di potassio, che contribuisce al sapore dei frutti. Gli albicocchi crescono insieme ad altri alberi da frutto e agli ortaggi, senza diserbo chimico e con concimi soltanto organici.
La raccolta è manuale e va dalla prima decade di giugno alla fine di luglio. Le albicocche arrivano subito al mercato, per essere gustate al giusto punto di maturazione, oppure vengono trasformate in confetture e dolci. Dagli anni Settanta l'urbanizzazione dell'area vesuviana ha ridotto molto l'agricoltura e confinato gli albicocchi in frutteti minuscoli, spesso chiusi fra le case: il Presidio sostiene le piccole aziende che conservano i vecchi impianti e lavorano per migliorare raccolta e vendita.
Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Vecchie varietà di albicocche del Vesuvio · Regione Campania — Albicocca vesuviana (prodotto tradizionale)
Come si riconosce
Le crisommole sono frutti molto dolci, ma delicati e deperibili, e per questo poco adatti ai grandi mercati ortofrutticoli. Ogni varietà ha un carattere proprio. La boccuccia può essere liscia o spinosa secondo la ruvidità della buccia e ha un sapore leggermente agrodolce; la vitillo è grossa e tonda e si apprezza per lo sciroppato; la pellecchiella è considerata fra le migliori per la dolcezza e il profumo intenso.
Il Parco nazionale del Vesuvio descrive l'albicocca vesuviana come un insieme di decine di biotipi nati nello stesso luogo, con polpa giallastra, croccante e molto succosa, e sottolinea il sapore marcato dei prodotti vesuviani, ricchi di sali minerali e zuccheri.
Proprio l'alto contenuto zuccherino, ricorda la Regione, rende queste albicocche molto adatte alla trasformazione in succhi e sciroppati.
Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Vecchie varietà di albicocche del Vesuvio · Regione Campania — Albicocca vesuviana (prodotto tradizionale) · Parco Nazionale del Vesuvio — Agricoltura e artigianato
In cucina
Il modo migliore per gustare le crisommole è al naturale, appena raccolte, quando sono al giusto punto di maturazione: per questo i produttori del Presidio le portano subito al mercato.
La tradizione vesuviana le trasforma anche in confetture e dolci, e la loro dolcezza le rende adatte a succhi e sciroppati; la varietà vitillo, grossa e tonda, è particolarmente apprezzata per le albicocche sciroppate.
Le albicocche fanno parte di una tavola vesuviana ricchissima di frutta e ortaggi, insieme ai pomodorini del piennolo, alle ciliegie, agli agrumi, alle noci e alle olive, e ai vini nati dai vitigni del vulcano.
Fonti: Fondazione Slow Food — Presidio Vecchie varietà di albicocche del Vesuvio · Regione Campania — Albicocca vesuviana (prodotto tradizionale) · Parco Nazionale del Vesuvio — Agricoltura e artigianato
Dove assaggiarlo
Le crisommole crescono sulle pendici del Vesuvio, nei piccoli frutteti fra 50 e 150 metri di quota. Il Parco nazionale del Vesuvio ricorda che le albicocche vengono celebrate nelle sagre estive di Pollena Trocchia e di Sant'Anastasia, due comuni vesuviani: sono le occasioni più adatte per assaggiare le diverse varietà nel loro territorio.
Il Vesuvio, simbolo di Napoli e reso celebre dall'eruzione del 79 d.C. che distrusse Pompei ed Ercolano, si raggiunge da Napoli in auto o con i mezzi pubblici. Il Parco nazionale offre undici sentieri per 54 chilometri complessivi, con l'itinerario principale lungo il bordo occidentale del cratere, e comprende anche Somma Vesuviana, Villa Regina a Boscoreale, le ville settecentesche del Miglio d'Oro e le masserie vesuviane.
Il periodo giusto è l'inizio dell'estate, fra giugno e luglio, quando la raccolta è in corso e le albicocche arrivano fresche nei mercati.
Fonti: Parco Nazionale del Vesuvio — Agricoltura e artigianato · Italia.it (Ministero del Turismo) — Vesuvio · Fondazione Slow Food — Presidio Vecchie varietà di albicocche del Vesuvio
Tutela
- Presidio Slow Food — vecchie-varieta-di-albicocche-del-vesuvio (Fondazione Slow Food — Presidio Vecchie varietà di albicocche del Vesuvio)
- Prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) — Campania, n. 160, XXVI revisione (Masaf — Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, XXVI revisione (2026))
Quando
- Raccolta: giugno–luglio (Fondazione Slow Food — Presidio Vecchie varietà di albicocche del Vesuvio)
- Estate
