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Altamura: il pane e la città

Ad Altamura il pane non è una pausa fra i monumenti: è il filo che lega il lavoro della campagna alla vita della città. Il centro medievale, le testimonianze preistoriche e la panificazione permettono di guardare lo stesso territorio su scale diverse, dal tempo profondo a una pagnotta appena tagliata. La visita acquista senso se queste parti dialogano, anziché diventare tre tappe indipendenti.

Scorcio di Altamura
Scorcio di Altamura
Foto: Tango7174 · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 · Ridimensionata e convertita in WebP.

La città: dal monumento al claustro

La cattedrale federiciana organizza il centro medievale; i claustri introducono una scala più raccolta, fatta di piccoli spazi condivisi. Le mura megalitiche appartengono invece a una storia precedente. Queste presenze non vanno confuse: la città ha più origini e più forme, leggibili nel rapporto fra strade, margini e luoghi d’incontro.

Fonti: Consorzio Pane di Altamura DOP — Altamura

Il pane: ingredienti e vita quotidiana

Il Pane di Altamura DOP nasce da semola rimacinata di grano duro, lievito madre, acqua e sale. La mollica è giallo paglierino; la crosta spessa distingue la pagnotta anche al taglio. Le forme tradizionali comprendono il pane accavallato e quello a cappello di prete. In passato l’impasto domestico arrivava ai forni pubblici, marchiato per riconoscere la famiglia proprietaria: la conservabilità serviva al lavoro di contadini e pastori lontano da casa.

Fonti: Regione Puglia — Pane di Altamura DOP

Prima dell’abitato: persone e cibo

Il Museo archeologico riunisce reperti dell’Alta Murgia dalla preistoria al Medioevo. Il percorso sulla preistoria del cibo mette in relazione coltivazione e trasformazione degli alimenti. A Lamalunga venne scoperto nel 1993 lo scheletro neandertaliano dell’Uomo di Altamura: il museo ne presenta il contesto e una ricostruzione, mentre il luogo del ritrovamento non è una normale grotta aperta al pubblico. Il collegamento fra reperto e paesaggio è più utile di una semplice fotografia del modello.

Fonti: Musei nazionali di Puglia — Museo archeologico di Altamura

Un palazzo per capire la grotta

Palazzo Baldassarre ospita un percorso sull’evoluzione umana e una riproduzione a grandezza naturale della porzione di Lamalunga che contiene lo scheletro. L’edificio nacque dalla famiglia di maestri muratori e imprenditori edili che gli diede il nome. Si incontrano così due storie del costruire e dell’abitare: il palazzo in città e lo spazio naturale che ha conservato un essere umano molto più antico.

Fonti: Comune di Altamura — Palazzo Baldassarre

La nostra proposta: una giornata con un filo

Partiremmo dal centro per dare una forma al luogo, scegliendo la cattedrale e un percorso nei claustri. Proseguiremmo con uno degli approfondimenti museali, secondo l’interesse per archeologia o evoluzione: ripetere entrambi senza una ragione rischia di togliere attenzione. Alla tavola porteremmo una domanda nata durante la visita: come il lavoro modifica un ingrediente? Un assaggio di pane, prima da solo e poi con un accompagnamento semplice, permette di confrontare crosta, mollica e capacità di assorbire. Non serve trasformare il pranzo in un corso tecnico; interessa che il sapore abbia un contesto.

Continuare verso Gravina e Matera

Gravina approfondisce la relazione fra roccia e abitato; l’Alta Murgia restituisce invece il paesaggio agricolo attraversato per arrivare qui. Matera può proseguire il tema dell’abitare, ma merita un tempo proprio. Sceglieremmo Altamura e Gravina come due capitoli vicini, non come una gara a chi mostra più cose: pane e spazio costruito offrono già un contrasto significativo. Per un finale sull’Adriatico, Giovinazzo cambia il ritmo e permette di ritrovare il tema del lavoro nella città di mare.

IL FILO DEL VIAGGIO

Come immaginare un percorso qui

Dal claustro al pane: città medievale, preistoria e lavoro della campagna, poi Gravina o il paesaggio murgiano.

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